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Per anni, anzi decenni, i liberali ci hanno detto che il fascismo era morto e sepolto e che parlarne oggi, esattamente come 10 o 20 anni fa, era un errore. Ancora oggi c'è chi dice che il fascismo è un fenomeno storico e come tale non può ripetersi. In parte quest'ultima affermazione è vera per quanto riguarda il fascismo storico, che ha un contesto sociale molto chiaro, tappe ben definite e un'evoluzione nell'arco del ventennio. Ma oggi in Italia e in Europa vediamo un contesto in cui il fascismo e il nazismo sono alla base dei movimenti che si definiscono sovranisti e che stanno all'interno di una cornice molto chiara: quella del revisionismo lessicale, per il quale le parole del fascismo o del nazismo non vengono più utilizzate, ma l'ideologia alla base è la stessa, il suprematismo.
Ieri erano gli ebrei, i rom, gli omosessuali e gli antifascisti, oggi sono i migranti. Ieri erano i rastrellamenti, oggi è la remigrazione. Se andiamo al cuore di quello che sta accadendo non c'è molta differenza, perché non bastano i distinguo lessicali o l'uso delle definizioni del vocabolario per tentare di cambiare significato alle cose.
Per Vannacci un rastrellamento è un'operazione tecnico-tattica; per noi, per quello che hanno rappresentato, i rastrellamenti sono l'inizio dello sterminio nei campi di concentramento.
IL VOTO IN GERMANIA
Ieri si sono chiuse le urne in Sassonia, una regione importante della Germania, e i post-nazisti di AfD hanno registrato il 30% dei voti. È il punto di arrivo di una lunga parabola, di una crescita che sembra essere inevitabile. Sappiamo però che la storia va scritta giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, momento dopo momento. Se siamo arrivati oggi ai post-nazisti che puntano alla Cancelleria tedesca, ai post-fascisti italiani che esprimono la Presidenza del Consiglio e a movimenti come quello di Le Pen in Francia, è perché chi era in buona fede ha pensato per anni che la storia fosse finita, che il capitalismo avesse vinto e che le democrazie liberali fossero il naturale sbocco di questa fase storica. Invece, lasciando tutto in mano al mercato e impoverendo il ceto medio, hanno creato dei mostri. E con quei mostri oggi dobbiamo fare i conti.
I CORDONI SANITARI E L'ARCO COSTITUZIONALE
Per lungo tempo, per decenni, in Italia come altrove c'è stata una regola: quella che oggi viene chiamata del cordone sanitario, oppure, nella Prima Repubblica, dell'arco costituzionale, da cui l'MSI (il Movimento Sociale Italiano) si collocava al di fuori perché erede del partito fascista. Poi, con la Seconda Repubblica, il berlusconismo, lo sdoganamento di Alleanza Nazionale e Gianfranco Fini Presidente della Camera, tutto è saltato, almeno in Italia.
Ancora regge il cordone sanitario attorno al Rassemblement National di Le Pen, anche se capiremo cosa farà il centrodestra, i Popolari francesi, nel momento in cui si dovesse andare al ballottaggio e decidere tra il candidato socialista o il candidato della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon. Il cordone ufficialmente tiene anche in Germania: nonostante il grande successo in Sassonia, la CDU, ovvero il partito di centrodestra tedesco, ha dichiarato che non farà accordi. In Germania vige il sistema proporzionale, quindi avere la maggioranza assoluta con una coalizione è fondamentale per poter governare, sia nei Land sia a livello nazionale.
IL DIALOGO CON L'INDUSTRIA E LA FINANZA
Ma lo sdoganamento politico passa anche e soprattutto attraverso il dialogo con gli industriali e la grande finanza. Non è un caso se a Cernobbio pochi giorni fa Roberto Vannacci è stato ospite, nonostante un clima di fredda accoglienza e nonostante Mario Monti (sicuramente non un estremista bolscevico) abbia detto che combatterà il suo fascismo. Monti ha usato quella parolina magica che tanti cercano ancora di omettere quando descrivono Vannacci e il suo movimento, esattamente come omettono quella parola quando parlano di Le Pen o del post-nazismo di AfD.
Viviamo tempi strani in cui addirittura Mario Monti scavalca a sinistra quelli che in teoria dovrebbero essere i progressisti o i liberal-progressisti, che ancora oggi fanno fatica a riconoscere il fascismo nonostante ce l'abbiano davanti agli occhi. Non servono le marcette, non serve il passo dell'oca: basta un programma politico.
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