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Schlein, Conte e la trappola delle primarie: la sinistra rischia il suicidio politico

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L'autolesionismo di sinistra

Il centrosinistra ha davvero bisogno delle primarie? Questa è una domanda che dovrebbero farsi i leader del centrosinistra oggi, perché se non ci fosse stata la vicenda Ranucci-Report, sarebbe stata probabilmente il tema politico dell'estate con il solito tafazzismo della sinistra italiana: riuscire a litigare su tutto, a partire dalle regole interne che servirebbero per non discutere. L'apice della vicenda (per il momento) è stata la recente intervista di Giuseppe Conte a In Onda, su La7, dove ha dichiarato che questo è il momento del programma ma che "se non vogliono le primarie ce lo dicano. Se ci viene offerta come unica possibilità che il partito più forte prende tutto, questa è una cosa non sostenibile", rigettando quindi la soluzione applicata dalla destra per la scelta del Presidente del Consiglio e allontanando le proposte che arrivano dal PD. Pochi giorni prima era stato Roberto Speranza, ex Ministro della Salute che la scorsa settimana ha proposto di candidare un partigiano o un giovane di 18 anni, un gesto simbolico che aveva fatto fare un salto di qualità alla discussione: Speranza ha provato a perdere prima di iniziare a correre per le prossime elezioni. In questo caso parlare di tafazzismo forse è addirittura riduttivo. Il punto però è: come si esce da questo stallo alla messicana, dove chiunque faccia la prima mossa rischia non solo di perdere le primarie ma anche di far perdere la coalizione? Schlein è per le primarie ma, sapendo di essere la leader del partito più forte, è disponibile a cedere lasciando il posto a Palazzo Chigi a chi arriva primo, cioè lei. Conte sa che potrebbe vincere le primarie, almeno così dicono i sondaggi, e negli ambienti dei palazzi in molti sanno che la voglia di tornare a Palazzo Chigi è forte per uno che ha governato prima con Salvini e poi con Renzi e Zingaretti. In tutto questo qualcuno sa cosa propone il centrosinistra? Perché a forza di parlare di primarie il programma è sparito. Ma andiamo con ordine.

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Come nascono le primarie

La primissima esperienza delle primarie in Italia è in Puglia nel 2004, quando Nichi Vendola di Rifondazione Comunista vince contro Francesco Boccia, espressione dei DS e della Margherita, i due partiti che tre anni dopo hanno dato vita al Partito Democratico con l'elezione a segretario attraverso le primarie di Walter Veltroni. C'è un altro precedente però più attinente alla situazione attuale: il 2005 e la coalizione di centrosinistra L'Unione. In quella tornata parteciparono Romano Prodi, già Presidente del Consiglio con l'Ulivo, Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione Comunista, Clemente Mastella dell'UDEUR, Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, Antonio Di Pietro leader di Italia dei Valori, Ivan Scalfarotto all'epoca indipendente e Simona Panzino, espressione dei movimenti no-global. Romano Prodi vinse con il 74% dei voti, staccando Bertinotti, arrivato secondo, di circa il 60% dei consensi. Un'investitura netta per una coalizione che lavorava da tempo all'unità, o meglio, per usare il nome che si erano dati, all'Unione. La vittoria era stata di misura sul centrodestra berlusconiano.

Le primarie oggi

Oggi la situazione è nettamente diversa: Prodi era il federatore, espressione della sintesi politica di quello che sarebbe diventato di lì a poco il Partito Democratico. Oggi i due leader di PD e M5S sarebbero appaiati, con Conte in vantaggio nel caso in cui fosse candidata anche Silvia Salis, sindaca di Genova indipendente ma sostenuta da Renzi. Se vincesse Schlein i sondaggi dicono che molti elettori M5S non voterebbero la coalizione, se vincesse Conte molti storcerebbero il naso per il suo passato fatto di decreti sicurezza e blocco delle navi del governo giallo-verde. Se vincesse Silvia Salis i partiti sarebbero in secondo piano e a molti sembrerebbe una vittoria di Renzi. Poi ci sono altri nomi di potenziali federatori: Manfredi e Gualtieri su tutti.

Il nome che potrebbe unire

L'unico forse per la sua storia che può unire davvero è Pier Luigi Bersani, ex segretario democratico, fuoriuscito al momento della scissione di Art.1 e con un debito dei M5S nei suoi confronti che arriva dal 2013 e dalla trattativa in streaming portata avanti da Beppe Grillo in persona, Vito Crimi e altre meteore grilline dell'epoca. Non formare quel governo, con il senno di poi, è stato un errore strategico per il movimento che avrebbe potuto eleggere Stefano Rodotà al Quirinale e portare avanti parte del programma elettorale di quel movimento che voleva "aprire il parlamento come una scatoletta di tonno".

La necessità di un programma

Oltre al totonomi e al rischio di una guerra di logoramento della coalizione nel caso di uno scontro tra Schlein e Conte, il tema è capire cosa propone la coalizione. Le elezioni si avvicinano, Meloni ha dimostrato di saper galleggiare anche in momenti difficili, spostando l'attenzione sui temi della sicurezza mentre l'economia ristagna, il lavoro povero è sempre più diffuso e la forbice delle disuguaglianze è sempre più ampia. Oggi la necessità è quella di parlare dei temi, di spostare l'attenzione dagli argomenti che Vannacci usa per distrarre l'opinione pubblica. Tassazione progressiva, patrimoniale, salari, sanità pubblica, scuola e diritti civili. Senza un programma chiaro saremmo di nuovo al "votateci per sconfiggere gli altri", restando però la brutta copia della destra. Che sia il leader del partito con più voti o un nome indipendente dai partiti, oggi la necessità per il centrosinistra è di parlare dei temi che il suo potenziale bacino elettorale vuole sentire per capire quali siano le proposte. Insomma, se le primarie devono essere un logoramento della coalizione, a chi gioverebbe se non alla destra?

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Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

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