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Il governo Meloni è il più longevo della Repubblica Italiana: 1412 giorni a Palazzo Chigi per quella che si è autodefinita l'underdog della politica italiana, nonostante in realtà la sua gavetta sia stata tutta all'interno dei partiti e delle istituzioni, all'ombra di uomini forti come Gianfranco Fini ai tempi di Alleanza Nazionale e successivamente con Silvio Berlusconi nel Popolo della Libertà.
Quattro anni di governo che dovevano segnare una svolta nella politica e nella società italiana e che invece hanno portato, da un lato, stabilità. Questo è indubbio, anche per la capacità di Giorgia Meloni di galleggiare nonostante le difficoltà interne ed esterne; dall'altro, questi quattro anni hanno messo in fila una serie di fallimenti politici di tutta la destra.
La fissazione per la sicurezza
Partiamo dalla sicurezza: il primissimo provvedimento è stato il decreto Rave. Ricorderete le scene degli interventi della polizia, trattati alla stregua di operazioni contro narcotrafficanti o mafiosi quando si trattava di giovani che stavano ballando, seppur illegalmente. Da quel momento la sicurezza è diventata l'ossessione dell'esecutivo. Eppure, dopo quattro anni, si continua a invocare la necessità di politiche securitarie come se al governo ci fosse qualcun altro, come se i numerosi decreti sicurezza declinati con ogni nome non fossero sufficienti. È possibile che dopo quattro anni i maranza siano ancora il problema di questo Paese? Esattamente come i migranti o qualsiasi altra minoranza utilizzata come diversivo rispetto ai problemi economici.
Il Paese è più povero di 4 anni fa
Ed è proprio l'economia il secondo punto. Doveva essere il rilancio dell'Italia, ma oggi, pur considerando il complesso contesto internazionale, l'Italia è più povera di quattro anni fa. Sono più povere le famiglie, quelle di cui la destra e Giorgia Meloni parlano costantemente, che fanno fatica ad andare in vacanza, devono indebitarsi per pagare i centri estivi dei figli e incontrano sempre più ostacoli nell'accedere a un'abitazione. Il lavoro povero è diventato un fenomeno strutturale, ma dato che l'interesse del governo si concentra su sicurezza, migranti e maranza, tutto questo resta fuori dall'agenda politica.
Le gradi riforme costituzionali fallite
Ci sono poi le grandi riforme. Doveva essere il governo dell'autonomia differenziata, pretesa dalla Lega ma rimasta ferma ai blocchi di partenza perché i LEP, necessari per rendere attuativa la legge, non sono mai stati approvati. Del premierato, invece, si sono perse le tracce. Si tenta di modificare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni con una procedura scorretta, cercando di introdurre interventi di natura costituzionale tramite legge ordinaria; della riforma costituzionale del premierato, punto focale del programma di Fratelli d'Italia, non si sa più nulla.
L'ultimo capitolo riguarda la giustizia. Forza Italia, fin dalla sua fondazione ad opera di Silvio Berlusconi, ha fatto della riforma della giustizia la propria bandiera. Questo governo si è scontrato con un referendum costituzionale che ha prodotto precise conseguenze politiche, portando alle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi solo dopo la sconfitta alle urne. L'approccio della maggioranza alla giustizia in questi quattro anni è sintetizzato da un fatto specifico: il diniego dell'autorizzazione all'utilizzo delle chat tra Delmastro e un prestanome del clan Senese.
Il quadro si completa con le condizioni delle carceri e con la decisione di sospendere l'accordo di Schengen con la Spagna. La sintesi della chiusura di questa fase sta nei festeggiamenti in corso a Bari in vista delle prossime elezioni: Giorgia Meloni si presenta da sola, con i due vicepremier Salvini e Tajani assenti. Una conferma che l'unità della coalizione rappresenta, come di consueto per la destra, una convergenza tattica per la gestione del potere.