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L’Antitrust indaga su società del gruppo Glovo e Deliveroo: “Informazioni ingannevoli sull’impegno etico”

L’Antitrust indaga su Glovo e Deliveroo per possibili pratiche ingannevoli sui rider, già sotto controllo giudiziario per presunto sfruttamento lavorativo. Secondo l’Autorità Garante, le aziende avrebbero comunicato “informazioni ingannevoli”.
A cura di Giulia Ghirardi
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Un rider di Glovo (Immagine di repertorio)
Un rider di Glovo (Immagine di repertorio)

L'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy) e un'istruttoria nei confronti di Deliveroo Italy per possibili condotte illecite nell'attività relativa all'offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari.

Lo ha comunicato l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in una nota in cui ha precisato che le aziende avrebbero comunicato "informazioni ingannevoli riguardo al loro impegno etico e alla loro responsabilità sociale verso i rider".

Dopo la notizia dell'apertura dell'istruttoria da parte dell'Antitrust, Glovo ha precisato che "sta collaborando pienamente con le autorità e condividerà tutte le informazioni necessarie per supportare l'indagine". La società che gestisce i rider ha poi specificato che "i nostri team sono al lavoro per fornire tutta la documentazione richiesta in tempi rapidi" e "poiché l'indagine è ancora in corso, al momento non rilasceremo ulteriori dettagli".

Controllo giudiziario per Foodinho-Glovo e Deliveroo

Negli scorsi mesi, la procura di Milano aveva disposto e poi confermato il controllo giudiziario su Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia, e su Deliveroo Italy Srl nell'ambito di un'inchiesta per caporalato che coinvolgerebbe migliaia di rider nel Paese.

Secondo gli inquirenti, le aziende avrebbero costruito un modello organizzativo basato sullo sfruttamento di lavoratori formalmente autonomi, ma di fatto subordinati all'algoritmo delle piattaforme, che ne avrebbe controllato l'attività, tempi e prestazioni. I ciclofattorini, spesso in condizioni di bisogno economico, sarebbero stati pagati cifre molto basse (anche 2,50 euro a consegna) e con compensi complessivi inferiori alla soglia di povertà e ai minimi contrattuali, pur lavorando molte ore al giorno.

Il provvedimento non ha bloccato l'attività delle aziende, ma ha previsto l'affiancamento di un amministratore giudiziario con il compito di correggere le irregolarità e riportare il sistema entro i limiti di legge, garantendo condizioni di lavoro più eque.

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