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Femminicidio Pamela Genini

Genini e la salma violata, il patrigno: “Indagini a buon punto, forse presto potremo ridare pace a Pamela”

“Attendiamo risposte entro due settimane, anche prima”, dice a Fanpage.it il patrigno di Pamela Genini, il cui cadavere è stato decapitato e la testa trafugata.
A cura di Chiara Daffini
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Pamela Genini
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"Forse siamo vicini a una svolta, ci auguriamo di poter presto ridare degna sepoltura a Pamela", dice a Fanpage.it Piergiuseppe Rota, patrigno della 29enne Pamela Genini, uccisa lo scorso 14 ottobre a Milano dal compagno Gianluca Soncin e la cui salma è stata poi profanata, trafugandone la testa. "Gli inquirenti ci hanno detto che sono su una buona pista – spiega Rota, che vive a Strozza, nella bergamasca, insieme alla mamma di Pamela – e che una possibile risoluzione potrebbe essere vicina: noi lo speriamo tanto".

Tra ipotesi, "favole" e indagini

Piergiuseppe Rota, patrigno di Pamela Genini
Piergiuseppe Rota, patrigno di Pamela Genini

Se per il femminicidio di Genini, le carte sono state scoperte fin da subito ed è al lavoro la Procura di Milano, sul vilipendio e furto di cadavere ha aperto un fascicolo la Procura di Bergamo.

Tante le piste messe in campo – a volte anche senza fondamenti – nelle scorse settimane, dopo la scoperta, il 23 marzo 2026, della tomba profanata nel cimitero di Strozza: dal collezionismo macabro alla vendita della testa sul dark web, passando per il movente economico, le minacce e addirittura la criminalità organizzata: "Noi abbiamo sempre creduto si trattasse di qualcuno ossessionato da Pamela – spiega il patrigno della giovane – e pare che sia questa, ad oggi, la strada più battuta anche dagli inquirenti".

Sono settimane difficili per Una Smirnova, mamma di Pamela Genini. "È un disastro – commenta il compagno -: se non era già abbastanza aver perso la figlia, il fatto che qualcuno abbia violato la sua tomba ha ovviamente riacuito l'angoscia e a tutto questo si aggiungono le male voci messe in circolazione solo per fare del male, continuano a ferirla".

"Io – aggiunge Rota – le ho detto di non ascoltarle, anche perché sono prive di fondamento. Prendiamo solo il movente economico tirato fuori da chi dice di essere l'ex fidanzato: noi soldi di Pamela non ne abbiamo mai visti, è ancora tutto sotto sequestro. Sono solo favole messe in circolazione da chi non ci conosce, ma questo non dovrebbe prescindere dal rispetto per una persona che non c'è più e non può più dire la sua".

L'appello rinnovato

"L'unica consolazione adesso – afferma Piergiuseppe – è poter presto ridare degna sepoltura a Pamela e su questo, anche grazie alle tante testimonianze di amiche, amici e dell'ex fidanzato ‘vero' raccolte dagli inquirenti, sembra che siamo arrivati a buon punto".

"Ci hanno detto che entro due settimane potrebbero arrivare delle risposte, magari anche prima – conclude il patrigno della vittima -, noi comunque rinnoviamo l'appello fatto fin dall'inizio: chiunque abbia fatto questo scempio, si metta una mano sulla coscienza e ci restituisca quello che resta di Pamela per dare pace a lei, a sua madre e ai suoi fratelli".

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