Vilipendio Pamela Genini, l’ex Francesco Dolci: “Da cristiano, mai profanerei una tomba, su di me solo bugie”

"Non sono stato io, come potrei, da cristiano?" Dopo giorni di silenzio e le indagini ancora in corso sulla profanazione della tomba di Pamela Genini, torna a parlare a Fanpage.it Francesco Dolci, ex fidanzato e amico della 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 a Milano dal fidanzato Gianluca Soncin, incapace di accettare la fine della loro relazione.
E in effetti era stata proprio Genini, la sera in cui le è stata tolta la vita, a chiedere aiuto a Dolci, il quale aveva allertato le forze dell'ordine, pur non riuscendo a salvare la ragazza. Circa cinque mesi dopo il femminicidio, il 23 marzo 2026, si scopre però che la tomba di Pamela è stata profanata e il cadavere decapitato: chi ha compiuto il gesto ha trafugato la testa. Le piste e i sospetti si rincorrono e si attorcigliano, alimentati anche dai numerosi interventi di Dolci sui media, mentre la Procura di Bergamo apre un fascicolo per vilipendio e furto di cadavere.
Dolci, "Non sono stato io"

La domanda gliela poniamo in forma diretta, senza giri di parole: "Francesco, sei stato tu a profanare la tomba di Pamela, decapitarne il cadavere e trafugare la sua testa?". Risposta: "Ma se fossi stato io, andrei tutti i giorni in Procura e dai Carabinieri? Sono praticamente l'unico cittadino che sta dando una mano in maniera seria e coerente agli inquirenti".
E aggiunge: "Da cristiano [profanare una tomba] è una cosa che non sta né in cielo né interra, ma perché dovrei far del male a una persona che ho sempre aiutato, difeso e a cui ho voluto bene? Una persona che voleva che io passassi la mia vita con lei. Perché avrei dovuto farlo? Se fosse un ossessionato ad aver compiuto il gesto, vuol dire che è una persona innamorata di Pamela – continua Francesco collegando impropriamente, è doveroso specificarlo, amore e ossessione – e quindi avrebbe rubato tutta la bara, non solo la testa, facendo anche meno fatica".
Nel corso delle ultime settimane alcuni elementi sembrerebbero gettare sospetti sulla sua figura. Così ribatte il 41enne bergamasco: "Su di me ne hanno dette tante – continua Dolci -, dal capello biondo nella botola di casa mia agli oggettini lasciati sulla tomba… Si vuole costruire addosso a me l'abito dell'ossessionato che non sono, perché qualcuno ha interesse a farlo, ma la pista principale, sono sicuro, rimane quella economica".
"Tutti – dice ancora – mi davano del folle per le foto che nel corso dei mesi ho scattato alla tomba per testimoniarne l'incuria, adesso sono i carabinieri a richiedere immagini del loculo alla popolazione". E sul video che inquadrerebbe una persona, di notte al cimitero, potenzialmente compatibile con la sua figura: "Ma anche se fosse, io non mi ricordo, una persona che cammina fuori dal cimitero di notte non significa nulla".
"Dove sono ora tutti gli psicologi e i giornalisti che mi davano contro, perché io subito, come buon cittadino, con senso del dovere e profondo senso della giustizia, mi sono messo ad aiutare gli inquirenti?", si sfoga Dolci.
L'interrogatorio insieme ai genitori
Lunedì 13 aprile, nel primo pomeriggio, Francesco Dolci si presenta insieme ai genitori al Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo. Stavolta non è, come l'imprenditore ha più volte tenuto a sottolineare riguardo ad altre visite in caserma, un gesto spontaneo: la famiglia è stata convocata dagli inquirenti e verrà interrogata fino alle 2 di notte.
"Non vuol dire niente – sottolinea Dolci -, quanti sono stati chiamati per essere interrogati e poi non erano stati loro?". Infatti né lui né i genitori sono al momento indagati: "Si è voluta creare una caccia alle streghe contro di me – rincara la dose – alcuni quotidiani hanno pure scritto che io fossi il killer, altri hanno scritto che al 90 per cento sono stati io a profanare la tomba ma, allo stato attuale, io non ho ricevuto alcun avviso su indagini a mio carico, mentre loro sono stati querelati per diffamazione a mezzo stampa". E sul tema querele aggiunge: "Ne ho appena depositate tre, di più nella stessa caserma non me ne fanno fare, nel pomeriggio andrò da un'altra parte per aggiungerne di nuove".
Gli chiediamo infine se, a suo parere, siamo vicini a una svolta nella risoluzione del caso: "Ci vorrà tempo – risponde -, lasciamo lavorare gli inquirenti".