Deliveroo, controllo giudiziario per caporalato sui rider: “Paghe basse che non permettono vita dignitosa”

La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d'urgenza per Deliveroo Italia Srl, la piattaforma di consegna di cibo, perché accusata di caporalato nei confronti dei rider. L'azienda conta tremila ciclofattorini nel capoluogo meneghino e ventimila in tutta Italia. In particolare, i magistrati contestano lo sfruttamento e retribuzioni inferiori fino a circa il 90 per cento rispetto alla soglia di povertà. Paghe che, secondo gli inquirenti, non sono proporzionate né alla qualità né alla quantità di lavoro, ma soprattutto non garantiscono un'esistenza libera e dignitosa. Il provvedimento è stato eseguito nella giornata di oggi, mercoledì 25 febbraio, dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano.
Le indagini su Deliveroo e l'accusa di caporalato sui rider
Le indagini, così come accaduto per Glovo-Foodinho e altre aziende di alta moda accusate tutte di caporalato, sono state condotte dal pubblico ministero Paolo Storari. Il pm ha iscritto al registro degli indagati l'amministratore unico di Deliveroo Italy srl e managing director Andrea Zocchi, 65 anni, con l'accusa di caporalato aggravato. L'azienda, che è controllata dalla britannica Roodfoods Ltd, ha un giro d'affari in Italia di ben 240 milioni di euro. Anche la società è indagata per la responsabilità amministrativa degli enti perché ha impiegato manodopera "in condizioni di sfruttamento" e avrebbe approfittato dello stato "di bisogno dei lavoratori". Il tutto sarebbe avvenuto nell'interesse a vantaggio di Deliveroo, che avrebbe adottato una "politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità".
Non solo. Avrebbe anche adottato modelli organizzativi non idonei a prevenire condizioni di sfruttamento lavorativo che sarebbero state "deliberatamente ricercate ed attuate". Infatti, nonostante i rider risultino formalmente delle partite Iva in regime forfettario, tutti vengono utilizzati come se fossero dipendenti. Inoltre gli aspetti lavorativi (la raccolta ordini, i tempi, i parametri di remunerazione, la gestione contabile) dipendono dall'algoritmo e dalla piattaforma informatica. Come era già emerso nell'indagine che ha coinvolto il competitor Glovo-Foodinho, attraverso una piattaforma informatica i lavoratori venivano geolocalizzati costantemente. Inoltre, grazie a questa, sarebbe stato possibile misurare sia la disponibilità che la perfomance del lavoratore. In buona sostanza, nessun lavoratore poteva gestire in modo autonomo il proprio ciclo lavorativo. Sarebbe stata la piattaforma "a governare l'allocazione del lavoro e a incidere sulla continuità delle occasioni di guadagno tramite metriche reputazionali e/o indicatori di performance (come partecipazione, affidabilità, tempestività, accettazione)".
Paghe basse per un numero di ore superiore al normale orario settimanale
Inoltre, gli inquirenti, dopo aver ascoltato un campione di cinquanta rider, hanno potuto appurare che nonostante lavorino un numero di ore superiore al normale orario settimanale, il 73 per cento di loro riceve cifre inferiori a 1.245 euro lordi al mese. Rispetto al contratto collettivo nazionale, risultano sottopagati dell'86,5 per cento. In buona sostanza, ricevono poco meno di 4 euro l'ora.
"Stiamo esaminando la documentazione ricevuta dalle Autorità", ha commentato Deliveroo che, in una nota, ha anche precisato di "star collaborando alle indagini" della Procura di Milano per caporalato sui rider.
Nel frattempo i carabinieri, su disposizione del pm Storari, sono andati anche nelle sedi di sette società, tra cui Mc Donald's Italia, Burger King Restaurants Italia, Carrefour spa, Crai Secom spa, Poke House spa, Kfc ed Esselunga Spa perché in rapporti contrattuali con Deliveroo e che si "avvolgono dei medesimi rider per effettuare le consegne". Alle società – nessuna risulta indagata – sono stati richiesti documenti sui "modelli di organizzazione" e sui "sistemi di controllo interni". Inoltre è stato chiesto di acquisire atti per "vagliare i modelli organizzativi" delle stesse società e per verificare se sono idonei "a impedire la commissione del reato" di sfruttamento del lavoro sui rider. È stato richiesto l'organigramma aziendale e le attività di audit.
“Il controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano nei confronti di Deliveroo Italy, nell’ambito di un’inchiesta per caporalato, conferma il problema dello sfruttamento e del lavoro a basso reddito nel settore delle consegne a domicilio”, ha detto Mario Grasso della Uiltucs nazionale, che da tempo segue le vertenze dei rider e le condizioni di lavoro nel settore del food delivery.
Ha poi aggiunto: “La richiesta di documenti avanzata dal sostituto procuratore ad alcune aziende della ristorazione e della grande distribuzione organizzata che utilizzano i rider deve portare a una riflessione sulle condizioni di lavoro nell’intera filiera”.