Femminicidio Pamela Genini, chiesto il processo immediato per Gianluca Soncin: “Uccisa con 76 coltellate”

La Procura di Milano ha chiesto il processo con rito immediato, saltando la fase dell'udienza preliminare, per Gianluca Soncin, il 53enne accusato del femminicidio dell'ex compagna Pamela Genini, avvenuto lo scorso 14 ottobre nella sua casa di via Iglesias a Milano, dopo aver fatto una copia delle chiavi e aver colpito la 29enne con 76 coltellate.
Al momento, il 53enne si trova in carcere per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla relazione affettiva terminata, mentre ha escluso l'aggravante dello stalking che era stata contestata nell'ordinanza di custodia in carcere. Con questa imputazione Soncin non potrà chiedere il rito abbreviato e in Corte d'Assise rischia una condanna all'ergastolo.
Nel frattempo, lo scorso 23 marzo il cadavere di Pamela Genini – che si trovava sepolto nel cimitero di Strozza, località in provincia di Bergamo dove la 29enne era nata e cresciuta – è stato profanato, decapitato e la testa è stata trafugata.
Dal femminicidio alle indagini
Gianluca Soncin ha ucciso l'ex modella 29enne lo scorso 14 ottobre. Secondo quanto ricostruito, la donna era al telefono con un ex fidanzato quando è stata sorpresa dal 53enne che, nel frattempo, era riuscito a fare irruzione nell'appartamento con una copia delle chiavi. "L'ho sentita gridare ‘aiuto, aiuto, aiuto‘", ha raccontato l'ex fidanzato agli inquirenti, "dopo Pamela ha chiuso la telefonata".
È allora che l'ex fidanzato ha chiamato la polizia, arrivata in via Iglesias nel giro di pochi minuti. Quando gli agenti hanno citofonato all'abitazione di Genini, lei stessa ha risposto e, fingendo che fosse il rider che le stava portando la cena, gli ha indicato il secondo piano per la "consegna". Proprio mentre salivano le scale, i poliziotti hanno sentito la 29enne gridare. "Mi sta accoltellando, aiuto": Soncin aveva capito che in realtà non c'era nessun rider e che la polizia lo stava per raggiungere. Così, il 53enne ha trascinato la ragazza sul terrazzo e l'ha uccisa con 76 coltellate. Quando i poliziotti hanno fatto irruzione nell'appartamento, Genini era già deceduta e Soncin si era ferito con lo stesso coltello tentando il suicidio.
Stando alle indagini condotte dalle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo e dalla Polizia, una settimana prima del femminicidio Soncin avrebbe finto di star male mentre si trovava nell'appartamento della donna per poterci così rimanere. Quando, però, Genini si è allontanata per andare a trovare i genitori, il 53enne avrebbe rubato le chiavi e sarebbe andato da un ferramenta per farne la copia che ha poi utilizzato la sera del femminicidio. È questo il dettaglio che ha portato poi gli inquirenti a ipotizzare l'aggravante della premeditazione a Soncin.
Il cadavere decapitato
Dopo essere stato sottoposto ad autopsia, il cadavere di Pamela Genini è sepolto nel cimitero di Strozza, località in provincia di Bergamo dove la 29enne era nata e cresciuta. Lo scorso 23 marzo, però, il corpo della 29enne è stato profanato e decapitato. Secondo quanto ricostruito, alcuni ignoti avrebbero aperto la bara, tagliato e rubato la testa della donna.
"Nemmeno la morte le ha concesso pace: qualcuno ha violato anche il suo ultimo rifugio", aveva commentato la madre di Genini subito dopo i fatti di cui non si comprendono "le ragioni del macabro gesto, compiuto verosimilmente da più persone e che ha profondamente colpito la famiglia", ha riferito il legale che assiste la donna, sottolineando che non emergerebbero "elementi che possano far ipotizzare una pista economica": la madre di Pamela Genini non avrebbe mai ricevuto minacce, pressioni o richieste di denaro.
Il legale non ha, però, escluso che dietro l'accaduto possa celarsi "una mente pericolosa" e che possa trattarsi di un atto riconducibile "a dinamiche di possesso deviate e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità". Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, infatti, ci sarebbe anche quella dei "collezionisti di morte", un mondo sommerso, che attraverso piattaforme online collega tombaroli e collezionisti.