Caso Genini, Dolci accusato di vilipendio di cadavere e furto della testa: “Rischia una pena fino a 7 anni”

Vilipendio di cadavere, profanazione della tomba e furto della testa (ad oggi non ancora trovata) di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate dall'ex compagno Gianluca Soncin il 14 ottobre 2025 a Milano. Di questo è accusato Francesco Dolci, amico e – a suo dire – anche ex fidanzato della donna. Al momento l'impresario 41enne di Sant'Omobono Terme (Bergamo) è il primo e unico indagato (a piede libero) nell'inchiesta della Procura di Bergamo, condotta dal pm Giancarlo Mancusi.
Le indagini sono partite inizialmente contro ignoti dopo la profanazione della bara di Genini, scoperta il 23 marzo scorso nel cimitero di Strozza (Bergamo) ma risalente, a grandi linee, ai giorni a cavallo tra fine ottobre e inizio novembre 2025 (appena dopo il funerale, celebrato il 24 ottobre).
Nel caso in cui venisse confermata la responsabilità di Dolci, quale autore effettivo di questo macabro e inquietante gesto, a cosa potrebbe andare incontro l'uomo? Che cosa rischierebbe e che cosa prevede la legge in questi casi? Per fare il punto della situazione e avere maggiori chiarimenti a riguardo, Fanpage.it ne ha parlato con Paolo Di Fresco, avvocato penalista del Foro di Milano.

"A Dolci contestano diversi reati: non solo il vilipendio di cadavere ma, a quel che vedo, anche la sottrazione di cadavere (che si configura anche quando sia sottratta soltanto una parte del corpo), la violazione del sepolcro e l’occultamento di cadavere. Tutti questi reati, diretti a tutelare la dignità e il decoro della persona deceduta, sono puniti molto severamente", ha spiegato Di Fresco.
Qual è, tra questi, il reato più grave?
"Più grave di tutti è la sottrazione di cadavere (art. 411 c.p.), che assorbe in sé il vilipendio ed è punita con la reclusione da due a sette anni. Pena che – segnalo – è aumentata di un terzo quando il fatto sia commesso, come in questo caso, all’interno di un cimitero o in un altro luogo di sepoltura. Insomma, se la responsabilità di Dolci fosse provata oltre ogni ragionevole dubbio, la condanna potrebbe essere pesante. Consideri, però, che si tratta di un’indagine ancora in fase iniziale. In ogni caso, non escludo, anzi ritengo probabile, che lo spettro degli accertamenti si estenderà presto ad altri soggetti. Difficile, del resto, immaginare che un’attività complessa come quella che s’ipotizza a carico di Dolci sia stata commessa da una persona soltanto".
Quali potrebbero essere le tempistiche?
"La durata delle indagini, salvo proroghe, è di un anno. A meno che, beninteso, gli inquirenti non trovino subito elementi così forti da consentire un’accelerazione verso un eventuale giudizio".
Dall'inizio delle indagini contro ignoti al primo indagato
Dall'inizio delle indagini e per tutto l'arco di queste settimane, fino al giorno in cui il suo nome è finito nel registro degli indagati (6 maggio), Francesco Dolci si è ritrovato al centro di un dibattito mediatico intenso. Intervistato numerose volte da diverse testate, per lo più televisive, si è sempre professato del tutto estraneo ai fatti e interessato solo ad arrivare il prima possibile alla verità. Per questo si sarebbe sempre mostrato collaborativo con investigatori e inquirenti.
Se per settimane si è indagato contro ignoti, poco a poco però i primi sospetti hanno cominciato a ricadere proprio su Dolci, la persona con cui Pamela era al telefono il giorno in cui è stata raggiunta nella sua casa milanese da Soncin e uccisa con 76 coltellate.
C'è un video – oltre ad altri diversi elementi – in mano a Procura e carabinieri, tratto dalle immagini di videosorveglianza di Strozza, in cui si vede un uomo alle 2 di notte camminare nei pressi del cimitero di Strozza nei giorni compresi tra 16 e il 18 marzo, proprio negli stessi giorni in cui il cimitero era chiuso, su decisione del sindaco, per lavori di tumulazione/estumulazione dei diversi loculi.
Gli inquirenti hanno ipotizzato che quell'uomo possa essere Dolci "all'80-90% dei casi" per via dell'andatura e di una parte di auto inquadrata, simile alla Opel Corsa di Dolci. E sebbene la profanazione, in base agli esiti dell'autopsia eseguita sul cadavere decapitato di Genini, pare sia stata commessa nei primi giorni di novembre scorso, poco dopo il funerale, è possibile che quell'uomo sia tornato di notte a controllare che il loculo di Genini non fosse coinvolto nei lavori di estumulazione in corso. Inoltre in questi mesi Dolci avrebbe scattato almeno 8 foto al loculo di Pamela Genini. Un elemento questo che ha fatto pensare ancor di più all'ossessione nei confronti della ragazza e al bisogno di controllo che il loculo non venisse manomesso da altri.
La perquisizione a casa Dolci: trovato un coltello kukri da 40cm
Le perquisizioni degli investigatori a casa di Dolci e della sua famiglia sono scattate lo scorso 6 maggio, al termine del suo interrogatorio. I carabinieri del Comando provinciale di Bergamo hanno sequestrato un coltello kukri. L'arma bianca, dalla lama di 40 centimetri, è stata trovata nel cassetto di una credenza nel retro di un deposito per attrezzi. Dolci, comparso davanti alla telecamere del programma Dentro la Notizia di Canale 5, ha dichiarato di non averla "mai vista", sostenendo che qualcuno starebbe provando a incastrarlo. Il pugnale è stato inviato agli specialisti del Ris per le analisi. Ora rimane ancora capire se questo coltello kukri possa essere in grado di compiere un taglio netto come quello rilevato sul corpo della 29enne.