Caso Genini, l’amico di Dolci: “Francesco tipo strano, era detto ‘humus’. Prima gli credevo ora ho qualche dubbio”

Francesco Dolci da ragazzo era soprannominato "humus". In dialetto bergamasco si intende, ironicamente, un "uomo colto e peloso": una sorta di Homo Sapiens che si atteggia per apparire competente. In molti, a Sant'Omobono Terme (Bergamo) e nei piccoli paesi limitrofi, lo conoscono proprio come Francesco Humus.
"Era molto studioso, sveglio e appassionato di storia. Ecco sì, la storia gli piaceva tanto. Fin dai tempi delle medie. Ma se lo incontravi per strada ti spiazzava con battute spinte sulle donne", ha raccontato a Fanpage.it un ex compagno di scuola e amico di Francesco Dolci, 41 anni, unico indagato per il vilipendio di cadavere e il furto della testa di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre 2025 a Milano dall'ex fidanzato Gianluca Soncin, e la cui bara è stata profanata nel cimitero di Strozza (Bergamo).
"Da ragazzo era un tipo molto tranquillo, non a posto al 100% perché è sempre stato un po' strano, ma comunque tranquillo. Quando è uscita la notizia del vilipendio del cadavere di Genini e si sono mossi poi i primi sospetti su Dolci, io non ho mai pensato che lui potesse essere mai arrivato a fare una cosa del genere. Mi è sembrato molto sincero. Gli ho sempre creduto quando diceva di essere estraneo ai fatti e di voler solo collaborare con gli inquirenti per arrivare il prima possibile alla risoluzione del caso. Poi però, quando è stato indagato, ed è emerso anche che aveva scattato diverse foto alla bara di Genini allora qualche dubbio mi è venuto. Ad oggi non metterei la mano sul fuoco sulla sua innocenza", ha detto ancora a Fanpage.it l'ex compagno di scuola e amico di Dolci.
Mentre in tanti, tra conoscenti e non, si domandano ancora se Dolci possa essere davvero il responsabile di un gesto tanto macabro e inquietante – quale la profanazione di una bara, la decapitazione e il furto della testa di un cadavere – la Procura di Bergamo continua le sue indagini incessantemente. In collaborazione con i carabinieri del Comando Provinciale, sta setacciando, perlustrando e perquisendo da quattro giorni i terreni di proprietà della famiglia Dolci e alcune aree rurali circostanti.

Passate in rassegna anche le zone vicine al Santuario della Cornabusa, a pochi chilometri d'auto da Strozza e Sant'Omobono Terme. Quel santuario sarebbe un luogo caro a Dolci in cui lo stesso aveva detto di aver portato Pamela più volte. Ad oggi, nonostante l'arrivo sul territorio di squadre addestrate e unità cinofile, specializzate nella ricerca di cadaveri, la testa di Genini non è ancora stata trovata.
Come ha appreso Fanpage.it da fonti investigative, gli inquirenti però – nonostante tutti gli sforzi fatti fino ad ora – non si sono mai persi d'animo e sono in attesa ancora dei risultati delle analisi del Ris, sia sul coltello sequestrato in casa Dolci durante la perquisizione nell'abitazione, sia sulla bara di Genini. Non tutto ancora è stato detto. Infine si attende anche l'analisi sul telefono di Dolci, che potrebbe rivelare informazioni importanti.