Al via il processo per il femminicidio di Pamela Genini: il video ricostruzione, dal delitto al furto della testa

Comincia oggi, giovedì 4 giugno, davanti alla Corte d'Assise di Milano, il processo con rito immediato per Gianluca Soncin, il 53enne che il 14 ottobre 2025 uccise a coltellate l'ex fidanzata Pamela Genini, 29 anni, nella casa di lei, in via Iglesis nel quartiere Gorla, a Milano. La richiesta di rito immediato era stata presentata dalla Procura di Milano – firmata dalla pm Alessia Menegazzo e della responsabile del dipartimento fasce deboli, Letizia Mannella – e accolta il 17 aprile scorso dal gip Tommaso Perna.
Gianluca Soncin – di origini biellesi e residente a Cervia (Ravenna) – è accusato di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla relazione affettiva terminata. I pm hanno invece escluso l'aggravante dello stalking, che era stata invece ipotizzata nell'ordinanza di custodia in carcere emessa dopo l'omicidio del 14 ottobre scorso.
Con queste imputazioni Gianluca Soncin potrebbe rischiare la condanna all'ergastolo.
Come ricostruito in fase di indagini preliminari, condotte dalla Polizia di Stato, Gianluca Soncin la sera del delitto avrebbe fatto irruzione in casa di Genini, utilizzando una copia delle chiavi del suo appartamento che si era procurato di nascosto qualche settimana prima dell'agguato, facendo un calco con il mazzo della donna. In mano aveva un coltello, quello utilizzato per ucciderla.
La donna si trovava al telefono con l'amico Francesco Dolci (impresario 41enne di Sant'Omobono Terme) al quale stava proprio raccontando i suoi timori relativi alle minacce ricevute da Soncin, quando è stata colta di sorpresa dal 53enne e massacrata.
Sul posto intanto erano giunti, nel minor tempo possibile, gli agenti della Polizia di Stato. Ma al loro arrivo, per Genini, non c'era già più niente da fare. I poliziotti hanno trovato la donna a terra in una pozza di sangue e Soncin intento a ferirsi la gola nel tentativo di suicidarsi. Soccorso dai sanitari del 118, l'uomo è stato portato in ospedale e salvato. Successivamente è stato poi interrogato dagli investigatori e dalla pm Alessia Menegazzo, che ne ha disposto subito l’arresto per omicidio volontario pluriaggravato. Ad oggi Soncin si trova nel carcere di San Vittore (Milano).
Nell'udienza di oggi, in aula siederà anche Una Smirnova, la mamma di Pamela, con altri familiari. Assistita dall'avvocato Nicodemo Gentile, chiederà di entrare nel processo come parte civile. "Poteva essere salvata, ma tutti gli indici di rischio sono stati colposamente trascurati" – ha detto l'avvocato – e resta "ancora un'altra verità da scoprire", una "anima nera" che "merita di essere fermata", ossia il responsabile della "atroce vicenda della sottrazione del cadavere".
La profanazione della bara di Pamela Genini e l'inchiesta per vilipendio di cadavere

Intanto, la Procura di Bergamo è al lavoro su un altro filone di indagine riguardante sempre Pamela Genini.
Il 23 marzo scorso, infatti, al cimitero di Strozza, nella Bergamasca, è stato scoperta la profanazione del feretro della 29enne: il suo cadavere decapitato e la testa rubata (e non ancora trovata).
Al momento il primo e unico indagato per quest'inchiesta, aperta per vilipendio di cadavere e furto della testa, è proprio Francesco Dolci. Stando a quanto emerso dalle indagini, Dolci sarebbe stato talmente tanto ossessionato dalla figura di Genini da arrivare a compiere un gesto simile.
C'è un video – oltre ad altri diversi elementi – in mano a Procura e carabinieri, tratto dalle immagini di videosorveglianza di Strozza, in cui si vede un uomo alle 2 di notte camminare nei pressi del cimitero di Strozza nei giorni compresi tra 16 e il 18 marzo, proprio negli stessi giorni in cui il cimitero era chiuso, su decisione del sindaco, per lavori di tumulazione/estumulazione dei diversi loculi.
Gli inquirenti sono convinti che quell'uomo sia Dolci, riconosciuto dall'andatura e da una parte di auto inquadrata, simile alla Opel Corsa di Dolci. E sebbene la profanazione, in base agli esiti dell'autopsia eseguita sul cadavere decapitato di Genini, pare sia stata commessa nei primi giorni di novembre scorso, appena dopo il funerale del 24 ottobre, è possibile che quell'uomo sia tornato di notte a controllare che il loculo di Genini non fosse coinvolto nei lavori di estumulazione che erano in corso in quei giorni di marzo.
Inoltre in questi mesi Dolci avrebbe scattato almeno 8 foto al loculo di Pamela Genini. Un elemento questo che ha fatto pensare ancor di più all'ossessione nei confronti della ragazza e al bisogno di controllo che il loculo non venisse manomesso da altri.
Il 6 maggio scorso, giorno in cui Dolci è stato indagato, i carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo hanno perquisito le abitazioni di Dolci e della sua famiglia. Nell'occasione hanno trovato e sequestrato un coltello kukri. L'arma bianca, dalla lama di 40 centimetri, è stata trovata nel cassetto di una credenza nel retro di un deposito per attrezzi.
Dolci, comparso davanti alla telecamere del programma Dentro la Notizia di Canale 5, ha dichiarato di non averla "mai vista", sostenendo che qualcuno starebbe provando a incastrarlo. Il pugnale è stato inviato agli specialisti del Ris per le analisi. Ora rimane ancora capire se questo coltello kukri possa essere in grado di compiere un taglio netto come quello rilevato sul corpo della 29enne.
La Procura, nel tentativo di rinvenire la testa di Genini, ha disposto anche controlli nei terreni di proprietà della famiglia di Dolci e in alcune aree rurali circostanti, ma nonostante gli accertamenti condotti con squadre specializzate, la testa non è stata trovata.
Il 6 giugno prossimo invece gli inquirenti procedono con la copia forense dei due cellulari di Dolci, posti entrambi sotto sequestro, dalle cui analisi potrebbero emergere – secondo la Procura – nuovi importanti elementi utili alle indagini.