Francesco Dolci e l’amico indagati per bancarotta fraudolenta: dalle fatture false ai 400mila euro in tre anni

Si sarebbero conosciuti tramite un commercialista nell’estate 2020 Francesco Dolci e A.B., 44 anni, ex titolare e legale rappresentante di un’azienda di montaggi industriali (tubazioni e impianti di ossigeno) con sede a Bergamo fallita poi nel luglio 2023. Come appreso da Fanpage.it, il 44enne, che dava lavoro a 60 dipendenti, avrebbe avuto bisogno – soprattutto d’estate quando il “lavoro aumenta” e “ci sono da pagare gli straordinari degli operai” – di qualcuno in grado di procurargli denaro contante in nero. Così al 44enne sarebbe stato presentato Dolci.
Francesco Dolci, 41 anni – imprenditore edile di Sant’Omobono Terme a capo di un’azienda che sarebbe stata nei fatti con “zero dipendenti” – sarebbe stato quindi l’uomo incaricato di emettere fatture false (per lavori mai eseguiti), che l’altro avrebbe pagato tramite bonifici. Poi Dolci avrebbe prelevato contanti (in tutto circa 270mila euro) che avrebbe ridato al 44enne, tenendosi però una percentuale. Un sistema questo che sarebbe stato messo a punto per raggirare l’Iva e creare “nero”, e che sarebbe andato avanti per ben tre anni, dall’estate 2020 fino a luglio 2023, quando l’azienda di A.B. sarebbe stata dichiarata fallita (oltre 90mila euro di debiti verso tre differenti creditori) tramite una procedura di liquidazione giudiziale aperta dal Tribunale di Bergamo.
Quindi Dolci sarebbe riuscito, grazie anche a questo presunto meccanismo di frode fiscale, a guadagnare circa 400mila euro in tre anni, 2020-2023. L’altro invece sarebbe riuscito a ottenere denaro liquido per effettuare quanti più pagamenti in nero possibile.
Oggi A.B. e Dolci sono entrambi indagati dalla Guardia di Finanza di Bergamo per frode fiscale e bancarotta fraudolenta e sono stati rispettivamente interrogati dai militari martedì 30 giugno e giovedì 2 luglio, nell’ambito di un’inchiesta condotta dal pubblico ministero Chiara Monzio Compagnoni. Il primo, A.B., è assistito dall’avvocato Pietro Biancato, del Foro di Bergamo, specializzato in procedure penali commerciali (fiscali e economiche).
Non è la prima volta che i due si ritrovano a fare i conti con la giustizia.
L’imprenditore 44enne – oggi operaio – è indagato per la seconda volta, sempre per frode fiscale. In passato si è ritrovato coinvolto in un faccenda simile all’attuale su cui ha indagato la Guardia di Finanza di Brescia. Mentre su Francesco Dolci pende al momento un’indagine della Procura di Bergamo per vilipendio di cadavere e furto della testa di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano dall’ex Gianluca Soncin il 14 ottobre 2025 e la cui bara è stata profanata nel cimitero di Strozza (Bergamo). Il cadavere della donna è stato decapitato e la testa rubata (e non ancora trovata). Dolci è sospettato di essere l’autore della profanazione, su cui però sono ancora in corso indagini e accertamenti.
Il rapporto tra Dolci e A.B., nato da questioni di “affari” si sarebbe trasformato poi in un’amicizia, in virtù della quale A.B. avrebbe avuto occasione anche di conoscere, nel 2022, Pamela Genini. Dolci gliel’avrebbe presentata come una sua frequentazione, con la quale però ci sarebbero stati continui “tira e molla”. Genini – come è stato raccontato a Fanpage.it – avrebbe chiesto a Dolci continui regali, biglietti per vacanze in Sardegna con le amiche e altre richieste simili. Dolci avrebbe fatto di tutto, a livello economico, per accontentarla e rimanere così nella sua vita.
Sempre come raccontato a Fanpage.it, Dolci era “ossessionato più che innamorato” di Pamela, “parlava sempre e solo di lei, viveva in un mondo tutto suo che si era costruito, e un giorno le chiese anche di sposarla”. Lei avrebbe anche risposto di sì ma si sarebbe trasformato poi tutto in un nulla di fatto. Il rapporto tra i due si sarebbe affievolito, lei avrebbe preso le distanze e avrebbe iniziato ad avere altre frequentazioni. Non si sarebbero però mai smessi di sentire. Sarebbero rimasti amici o comunque in contatto fino al giorno in cui, il 14 ottobre 2025, lei lo ha chiamato in lacrime perché il fidanzato che aveva da poco lasciato, Gianluca Soncin, la persequitava e minacciava di morte. Alla chiamata sono seguiti messaggi in cui lei, dalla sua casa in via Iglesias a Milano, ha chiesto a Dolci di chiamare la polizia perché Soncin stava per entrare nell'appartamento grazie a una copia di chiavi che si era procurato di nascosto la settimana prima. Questa è stata l'ultima volta che Dolci ha sentito Pamela. Da lì a pochi istanti la donna è stata uccisa con oltre 70 coltellate da Soncin. A nulla è servita la corsa disperata dei poliziotti.
Oggi Gianluca Soncin, 53 anni, è detenuto nel carcere di San Vittore (Milano), ed è sottoposto a processo con rito immediato per femminicidio, iniziato il 4 giugno scorso presso la Corte d'Assise di Milano. Il capo d'accusa è omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla relazione affettiva terminata. Rischia l'ergastolo.