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A 15 anni strangola e uccide l’ex vicina 82enne Teresa Meneghetti a Milano: condannato a 16 anni

Il 14 maggio 2025 un 15enne aveva strangolato e ucciso la sua ex vicina di casa in via Verro a Milano. Oggi, 15 giugno 2026, è stato condannato in primo grado in abbreviato a 16 anni di reclusione.
Teresa Meneghetti
Teresa Meneghetti

Il Tribunale per i Minorenni di Milano ha condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 16 anni di reclusione il ragazzo che il 14 maggio 2025, quando aveva 15 anni, ha strangolato e ucciso la sua ex vicina di casa Teresa Emma Meneghetti nel suo appartamento in via Verro, nel quartiere Vigentino. Il giovane, invece di andare a scuola, quella mattina si era presentato nel palazzo dove fino a poco tempo prima aveva vissuto insieme alla madre e si era scagliato contro l'82enne dopo essersi fatto aprire la porta da lei. Il procuratore Luca Villa della Procura per i minori aveva chiesto una pena pari a 18 anni di reclusione.

L'omicidio di Meneghetti

Le telecamere di sorveglianza di via Verro avevano ripreso il 15enne arrivare davanti a quello che una volta era il suo palazzo intorno alle 9 del mattino. A quell'ora, però, Meneghetti era già uscita, così aveva aspettato il suo rientro fino a mezzogiorno. Una volta rincasata, si era fatto aprire la porta da lei citofonandole. "Ho tentato di strangolarla e siamo caduti a terra", aveva spiegato il 15enne agli inquirenti, "ho visto una lampada e l'ho lanciata contro di lei".

Il ragazzo era poi tornato a casa, confessando tutto alla madre la quale chiamò le forze dell'ordine per farlo arrestare. Il movente sarebbe stato un "rancore", ritenuto ingiustificato da parte degli inquirenti, legato a un episodio nel quale il 15enne non si era sentito "aiutato" dalla vicina di casa.

Il processo

Durante il procedimento, il 15enne è stato sottoposto a perizia psichiatrica, la quale ha accertato la sua capacità di intendere e di volere. Così, il ragazzo è finito a processo davanti al Tribunale per i Minorenni con le accuse di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dall'aver approfittato di circostanze tali "da ostacolare la difesa" della vittima, come la sua età avanzata, oltre che per violazione di domicilio. Il pm Villa ha chiesto la condanna a 18 anni di reclusione, più altri cinque da scontare in una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) per pericolosità sociale.

Il giudice dell'udienza preliminare, al termine del processo con rito abbreviato, ha riconosciuto l'omicidio aggravato escludendo solo la premeditazione. Per il reato di violazione di domicilio, invece, è stato stabilito il "non doversi procedere" per mancanza della querela, che non era stata fatta dalla famiglia della vittima. Assistiti dall'avvocata Cristina Perozzi del Foro di Roma, i figli si sono costituiti parti civili.

"Le sentenze di condanna non restituiscono le vittime di violenza, ma onorano il diritto alla Giustizia che oggi nel nostro Paese non è ancora appieno garantito", ha commentato Perozzi: "Terry Meneghetti non tornerà più con i suoi figli, le nipoti e con chi le ha voluto bene, ma la sua memoria, cristallizzata nella condanna, servirà per trovare la forza di reclamare ancora e sempre giustizia per le vittime, affinché presto vi sia un approccio nuovo che non le riduca più in futuro ai margini dei processi penali per violenza".

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