Ergastolo a Mauro Pedrotti per aver ucciso la madre, per i giudici agì con “modalità brutali” e “algido cinismo”

"Il movente economico ha trovato fertile humus in un sotterraneo e, per certi versi inaspettato, risentimento risalente nel tempo", ha scritto la Corte d'Assise di Brescia nelle motivazioni della condanna all'ergastolo nei confronti di Mauro Pedrotti, il 59enne di Puegnago del Garda (Brescia) che il 7 febbraio 2024 uccise la madre Santina Delai, 78 anni, strangolandola, nella sua abitazione, prima a mani nude e poi con un foulard.
La madre abitava vicino alla famiglia del figlio e l'uomo da tempo voleva trasferirsi. Secondo i giudici, il delitto fu commesso con "algido cinismo" e non fu il frutto di un improvviso scatto d'ira, come sostenuto dall'imputato. Al contrario, Pedrotti avrebbe elaborato "un ben preciso disegno finalizzato a procurarsi l'impunità", dimostrando subito dopo l'omicidio "un assetto difensivo ben organizzato".
La Corte ha riconosciuto la premeditazione, ricordando come l'uomo avesse manifestato in precedenza il proposito di strangolare la madre e sottolineando che "sussistono nel caso all'esame entrambi gli elementi portanti della premeditazione", sia quello legato alla persistente volontà criminale sia quello temporale.
Nelle motivazioni viene esclusa qualsiasi attenuante. I giudici parlano di un fatto di "eccezionale gravità", realizzato con "modalità brutali" nei confronti di "una persona indifesa" che ebbe il tempo di percepire "la sofferenza fisica e psichica inflittagli dalla persona cui era più affezionata", rendendo il delitto "ancora più atroce e disumano".