Uccise un uomo la notte di Capodanno nel Bresciano, condannato a 14 anni: “È stata una violenza isolata”

"La condotta criminosa, pur a fronte dell'esito letale, risulta commessa con violenza isolata, come reso manifesto dal fatto che alla vittima è stato inferto un singolo colpo d'arma bianca. Tale dinamica restituisce, pur a fronte della causale prossima irrisoria, una determinazione criminale non particolarmente intensa": questo è quanto scritto nelle motivazioni della sentenza emessa al termine del processo nei confronti di Matias Pascual condannato a 14 anni per l'omicidio di Roberto Comelli.
L'uomo, carpentiere 42enne di Corte Franca, è stato ucciso dal 21enne Pascal con una coltellata al petto alle 4:30 dell'1 gennaio 2026 a Provaglio d'Iseo (Brescia) fuori dalla sede del Cai dove era stata organizzata una festa da alcuni ragazzi. Il giovane è poi scappato per poi costituirsi nel pomeriggio dai carabinieri di Gavardo. Poco prima aveva lasciato un bigliettino alla mamma e al fratello con su scritto "Ho fatto una cosa orribile e devo pagare". È stato arrestato con l'accusa di omicidio aggravato, processato con rito abbreviato e condannato lo scorso 14 aprile a 14 anni di reclusione.
La confessione del delitto, il fatto che il 21enne fosse incensurato, il parziale risarcimento e il comportamento tenuto durante il processo; hanno permesso il riconoscimento delle attenuanti generiche: "La condizione di incensuratezza ed il carattere isolato ed estemporaneo della condotta omicidiaria, ritiene lo scrivente che possano essere riconosciute le circostanze attenuanti generiche invocate dalla difesa del Pascual". La difesa del ragazzo aveva chiesto che venisse riconosciuta l'attenuante della provocazione. Gli avvocati hanno ricordato che la vittima, quella sera, si fosse presentata due volte nella sala dove era in corso il party per festeggiare Capodanno e avesse minacciato i ragazzi. Il giudice non l'ha però riconosciuta.
Ha infatti specificato che "a fronte del comportamento petulante, ma sostanzialmente inoffensivo della persona offesa, deve escludersi che Comelli abbia posto in essere un fatto ingiusto idoneo a determinare uno stato d'ira rilevante". Il giudice ha precisato che Commelli non ha rivolto alle persone "puntuali minacce o sia stato concretamente aggressivo". Poi spiegato che la vittima "si stesse allontanando dal locale e sia stata inseguita dall'odierno imputato e da altri partecipanti alla festa".
Inoltre non risultano atti aggressivi da parte del 42enne "atteso che lo stesso Pascual ha precisato, nell'esame reso nel corso del giudizio, di aver colpito la vittima solo per averla vista avanzare nei suoi confronti".
Lui stesso aveva infatti spiegato di aver preso la prima cosa che aveva trovato (un coltello) dal cassetto della cucina, di averlo nascosto nell'avambraccio ma di non volerlo usare: "Ho avuto paura: temevo che stesse andando a prendere un'arma per far del male ai ragazzi". Dopodiché ha detto di essere sceso dalle scale "trasportato dal gruppo e dal momento", ha sostenuto che non era lucidissimo e, insieme a due amici che erano minorenni, si è trovato davanti il 42enne. In quel momento, un ragazzino lo ha colpito con il calcio della pistola scacciacani, l'altro lo ha spinto e poi si è consumato il delitto: "Ha fatto un movimento velocissimo, come per saltarmi addosso. E l'ho colpito".
E proprio sull'essere stato "trasportato dal gruppo", lo stesso giudice, nelle motivazioni, ha scritto: "Pacifico il contributo causale dei due minorenni, quantomeno sotto il profilo del rafforzamento della determinazione criminosa di Pascual, spalleggiato nell'aggressione alla vittima" che, ricorda ancora il giudice, rimase "impassibile" pur essendo "stato colpito con due pugni".