Teresa Stabile uccisa a Samarate dal marito Vincenzo Gerardi, il pm: “Ergastolo unica richiesta possibile”

La Procura ha chiesto la condanna all'ergastolo per Vincenzo Gerardi, imputato per l'omicidio della moglie Teresa Stabile uccisa a coltellate il 16 aprile 2025 a Samarate (in provincia di Varese). Durante l'udienza che si è tenuta questa mattina, lunedì 13 luglio, presso la Corte d'Assise del Tribunale di Busto Arsizio, il 57enne ha rilasciato dichiarazioni spontanee affermando: "Ero geloso, ma l'amavo moltissimo. Sono profondamente dispiaciuto, mai avrei voluto farle del male". Durante la sua requisitoria, nella quale ha sottolineato la premeditazione dell'omicidio, il pm Ciro Caramore ha giudicato "inaccettabile" il fatto di "parlare continuamente di questa gelosia" e "dell’indole da uomo del sud dell’imputato. La verità è che Gerardi ha costretto la moglie a subire un rapporto tossico per anni e alla fine l’ha ammazzata quando ha visto che sfuggiva al suo controllo. La gelosia è un’aggravante". La prossima udienza è prevista per il 20 luglio, quando dovranno discutere parti civili e difesa, mentre la sentenza è attesa per il 24 luglio.
Stabile aveva deciso di separarsi dal marito
Stando a quanto ricostruito dalle indagini, Stabile era stata aggredita dal marito e colpita con 15 coltellate sotto gli occhi dei genitori nel cortile del condominio dove vivevano la sera del 16 aprile 2025. Trasportata con la massima urgenza all'ospedale di Legnano, la 55enne era deceduta poco dopo per le gravi ferite. I carabinieri, invece, avevano dovuto usare il taser per bloccare l'uomo che ancora brandiva il coltello.
Installatore di Piscine, Gerardi aveva confessato davanti al pm Caramore di aver ucciso la moglie. Dopo oltre 20 anni di matrimonio, la 55enne aveva deciso di separarsi da lui e dal novembre precedente era tornata a vivere con i suoi genitori. Il 57enne, che non accettava la fine della loro relazione, aveva continuato a vivere nello stesso condominio e, dopo mesi di appostamenti e minacce, aveva deciso di ucciderla. Secondo l'accusa, l'omicidio era premeditato, in quanto Gerardi aveva anticipato tutto in un paio di lettere testamentarie nelle quali aveva aggiunto che si sarebbe anche tolto la vita.
Il processo
La Corte d'Assise, presieduta da Giuseppe Fazio, nelle scorse udienze aveva incaricato la dottoressa Stefania Zeroli di curare la perizia psichiatrica per Gerardi. Secondo la relazione della criminologa, il 57enne era pienamente capace di intendere e volere al momento dei fatti. Una ricostruzione che è stata discussa nell'udienza di oggi e che si contrappone a quella di parte della difesa secondo la quale avrebbe invece agito in seguito a un "corto circuito" psicologico favorito da uno stato ansioso-depressivo e da una forma di gelosia delirante.
Attraverso dichiarazioni spontanee in aula, Gerardi, difeso dall'avvocato Vio Di Graziano, si è detto "profondamente dispiaciuto" per quanto da lui commesso, aggiungendo che "quella sera volevo solo parlarle perché avevo visto il mio avvocato, lei non voleva". Il 57enne, ricordando anche quanto sostenuto dalla perizia di parte, ha dichiarato: "Ero geloso, ma l’amavo moltissimo".
Durante la sua requisitoria, invece, il pm Caramore ha chiesto la condanna l'ergastolo e il riconoscimento dell'aggravante della premeditazione: "Non c'è alcuna ragione al mondo per concedere le attenuanti generiche, l'ergastolo è l'unica richiesta possibile". Il procuratore ha giudicato anche "inaccettabile all’interno di un processo penale datato 2026" parlare "continuamente di questa gelosia", quando la verità sarebbe che Gerardi ha ucciso sua moglie "quando ha visto che sfuggiva al suo controllo" e che quindi la gelosia sarebbe piuttosto "un’aggravante perché ricompera nei futili motivi".