Il Pd ha deciso di ricorrere alla Corte costituzionale per opporsi al sistema con cui la maggioranza di governo ha approvato al Senato la legge di Bilancio. Senza discussione e senza la possibilità di presentare emendamenti. Sistema che si sta replicando in queste ore alla Camera. A spiegare a Fanpage.it il perché di questa decisione da parte del Pd è il presidente del partito, Matteo Orfini. “Si è andati subito al voto in Aula al buio, questo fa cadere i principi cardine di una Repubblica parlamentare come la nostra che prevedono una discussione e un’approvazione consapevole”. Secondo Orfini questa decisione è stata presa perché “si ha un’ idea di rapporto con il Parlamento abbastanza chiaro, per cui viene considerato elemento di ostacolo all’attività del governo”.

Intervistato da Fanpage.it, Orfini spiega la procedura che sta seguendo il Pd: “Noi abbiamo deciso di intraprendere questa strada perché quanto avvenuto non ha precedenti nella storia. Al Senato si è votato su una manovra non discussa e ignota anche ai parlamentari della maggioranza. Non era mai successo. La cosa più paradossale è che non c’era un’esigenza di tempo, l’opposizione aveva assunto l’impegno di  evitare l’esercizio provvisorio”. Secondo il deputato dem sarebbe bastato “decidere di tenere Camera e Senato aperti” nei giorni vicini alNatale, evitando quindi l’esercizio provvisorio che scatta in caso di mancata approvazione della manovra entro il 31 dicembre.

Orfini argomenta ancora:

Secondo me lo si è fatto perché si ha un’idea di rapporto con il Parlamento abbastanza chiaro, per cui viene considerato elemento di ostacolo all’attività del governo e anche per evitare una discussione sul merito di una manovra che avrebbe forse aperto qualche frattura nella maggioranza. Non facendo discutere il Parlamento si evita il dissenso interno. Il Parlamento è visto più come un problema che come luogo dove si esercita la sovranità e la discussione.

‘Fico ha rappresentato maggioranza e non istituzione'

La polemica del giorno riguarda invece il ruolo del presidente della Camera, Roberto Fico, che non sarebbe stato “super-partes”, secondo le accuse dell’opposizione. Il Pd lamenta anche un atteggiamento scorretto da parte del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati: “Anche il presidente Fico – spiega Orfini – avrebbe potuto consentire uno svolgimento dei lavori diverso, nulla avrebbe impedito una discussione più distesa. Ha voluto replicare l’atteggiamento di Casellati e ha consentito a scrivere una delle pagine peggiori della storia. Credo ce semplicemente oggi abbia scelto di rappresentare la maggioranza di governo più che l’istituzione”.

‘Non siamo Repubblica fondata sul reddito di cittadinanza'

Infine, un commento il presidente del Pd lo dedica all’impianto della legge di Bilancio, definito “sbagliato” perché “taglia gli investimenti, non mette nulla sulla creazione dei posti di lavoro, anzi blocca le assunzioni per dare il reddito di cittadinanza”. Per il deputato dem si creano “strumenti di sostegno assistenziale”, tagliando inoltre in settori chiave come “cultura e università, considerati sprechi”. L’impianto della manovra, quindi, si contraddice con quanto “è scritto nella Costituzione: siamo una Repubblica fondata sul lavoro e non sul reddito di cittadinanza”. Perché – è l’opinione di Orfini – il lavoro produce cittadinanza e se lo annulli e lo sostituisci con l’assistenzialismo vuol dire che non vuoi creare cittadini ma follower sui social network”.