L’approvazione della legge di Bilancio al Senato, avvenuta senza una reale di discussione e senza la possibilità di modificare un testo completamente blindato, ha portato l’opposizione sul piede di guerra. Il Pd, con Maurizio Martina, invoca una mobilitazione per il 29 dicembre davanti alla Camera e a gennaio in tutte le piazze. E Matteo Richetti, senatore del Pd che sosterrà proprio Martina al Congresso dem, spiega a Fanpage.it quanto successo ieri, attaccando duramente il governo e la maggioranza. Il comportamento delle scorse ore, secondo Richetti, certifica “che la nostra è una democrazia senza regole e senza garanzie”. L’impossibilità di discutere, spiega l’esponente del Pd, è stata vissuta male anche “dai parlamentari della maggioranza: chi ha vissuto il Senato ha vissuto un’umiliazione a prescindere dal colore politico”. Il governo avrebbe dovuto invece discutere la manovra anche in questi giorni: “A costo di fare tutta la giornata di oggi, del 24, perché viene prima il Parlamento, dello shopping di Salvini e Di Maio, bisognava dare il tempo al Parlamento per discutere e cambiare”.

Perché ritenete grave quanto avvenuto al Senato?

Già è molto grave che la prerogativa costituzionale del Parlamento di fare leggi sia stata palesemente violata. Doppiamente grave se questo atteggiamento viene messo in atto da chi propagandava la democrazia, il rispetto della volontà popolare, l’affermarsi del parlamentarismo sull’azione di governo, cose contestate durante la scorsa legislatura… Questa notte c’è stato un contrappasso imbarazzante. Chi doveva dire adesso il Parlamento torna a contare sul governo che impone cose, ha messo in atto l’apoteosi del governo che fa votare un provvedimento a scatola chiusa. Penso che tutto ciò non possa passare sotto silenzio. Abbiamo annunciato ricorso alla Corte costituzionale perché pensare che la commissione Bilancio non può esaminare il bilancio vuol dire certificare che la nostra è una democrazia senza regole e senza garanzie.

Perché presentate ricorso alla Corte costituzionale e che possibilità ci sono che venga accolto?

È l’extrema ratio, a seguito dell’impossibilità di esercitare la dialettica parlamentare. È stata una compressione che va oltre le forzature, c’è differenza tra forzare e ledere. La Corte è stata molto attenta a questo in passato, credo che il ricorso abbia una fondatezza legata all’iter che si è visto. L’hanno rilevato anche parlamentari della maggioranza, chi ha vissuto il Senato ha vissuto l’umiliazione a prescindere dal colore politico. Abbiamo fatto finta di discutere sul testo della Camera, sapendo che si aspettava un provvedimento su cui il Parlamento nulla avrebbe potuto. La Corte deve valutare se siamo entrati nello stato di fatto diverso dallo stato di diritto sancito dalla Costituzione. Da ieri la prerogativa di fare le leggi è nel contratto di governo: è ciò che accaduto, anche nel racconto della maggioranza.

Cosa avrebbe dovuto fare la maggioranza per permettere una discussione?

Non si doveva per mesi fare quelle pagliacciate dal balcone, il 2,4%, me ne frego dell’Europa, per poi farsi ridurre a scrivere la manovra dall’Europa. Batterò i pugni su quel tavolo, dicevano, poi li hanno presi a ceffoni. Juncker li ha presi a ceffoni. Arrivati al punto in cui si è arrivati, a costo di fare tutta la giornata di oggi, del 24, perché viene prima il Parlamento, dello shopping di Salvini e Di Maio, bisognava dare il tempo al Parlamento per discutere e cambiare. A fronte del mantenimento dei saldi, come in tutte le manovre, ci deve essere la possibilità di proporre altre soluzioni. Faccio una domanda ai parlamentari del M5s eletti nei territori: che istanze territoriali hanno potuto portare? È una cosa gravissima, qui non si è fatta discussione né commissione né Aula: è tutto blindato. E alla Camera andrà sempre così, i due rami del Parlamento non toccano una virgola. Arrivati a questo punto si dovevano dare almeno 48-72 ore per fare proposte. Ma non avrebbero retto neanche la discussione interna alla maggioranza.

Nel merito della manovra, quali sono i punti che contestate?

Ci sono problemi non da poco: i provvedimenti su cui discutono sono quelli che non ci sono, rimandati a provvedimenti successivi. Ieri in Aula era tutto uno sbandierare quota 100 e reddito di cittadinanza. A dire il vero, nessun italiano oggi sa se e quanto percepirà, se ha diritto al reddito, quale platea e quale importo verrà previsto. Le cifre scritte sono clamorosamente più basse rispetto a quelle necessarie secondo quanto promesso, ma nessuno ancora conosce come si applicherà quota 100 e il reddito di cittadinanza. La manovra contiene la politica più vecchia del mondo: un condono fiscale di cui beneficeranno anche le persone abbienti. E contiene un elenco sterminato di chi, senza alcun tipo di gara, riceverà contributi. L’unica certezza sono le mance. Loro urlavano marchette, io sono una persona educata e uso il termine mance, distribuite a soggetti nella maniera più clientelare possibile. In più c’è questa logica di condoni e strizzate d’occhio a pezzi di società che allontana l’idea di uguaglianza tra cittadini.