Alla fine il sito dei Me Contro Te è stato chiuso
Da questo pomeriggio il sito dei Me Contro Te non è più raggiungibile. Chiunque desideri accedere al portale per acquistare un nuovo gadget o conoscere le ultime novità sulla coppia fresca di matrimonio-show ora si trova di fonte a una schermata bianca con il (vecchio) logo del brand che annuncia la temporanea sospensione del sito per dei non meglio precisati "interventi tecnici di aggiornamento e ottimizzazione". Tutto fa pensare che l'improvvisa necessità di ammodernamento sia strettamente collegata al recente ricorso depositato presso il Tribunale Civile di Palermo dall'associazione Consumerismo. Il movimento a tutela dei consumatori ha infatti accusato la "Me contro Te S.r.l.", società titolare del sito, di aver attuato pratiche commerciali scorrette per indurre il pubblico di minori all'acquisto del merchandising, oltre ad aver violato diverse norme in materia di trasparenza e privacy.
Per ricostruire i motivi che hanno portato Consumerismo in tribunale abbiamo contattato Luigi Gabriele, presidente dell'associazione, che ci ha spiegato come l'iniziativa si inserisca in una più ampia attività di tutela dei consumatori minorenni. "Secondo il Codice di Consumo, i bambini, in particolare quelli in età preadolescenziale, non dovrebbero essere destinatari di vendite o marketing diretto", ci ha spiegato Gabriele. "Navigando sui canali ufficiali dei Me Contro Te e analizzando le app utilizzate, abbiamo però riscontrato che la loro proposta non si limita al semplice intrattenimento, ma di un vero e proprio modello di business orientato alla vendita".
Cosa non va nel sito dei Me Contro Te
Secondo la ricostruzione di Consumerismo, all'interno di ambienti destinati a bambini e preadolescenti i contenuti di intrattenimento conviverebbero con richiami diretti all'acquisto, fino alla sezione "Negozio" e alla call to action "Vai allo shop!", che conduce a uno store Amazon tramite un link di affiliazione. "Il piccolo fruitore viene attirato da contenuti di intrattenimento, i quali però sono costruiti artificiosamente per stimolare l'acquisto, diretto o indiretto", sostiene Gabriele. "I bambini finiscono così per sollecitare i genitori a comprare".
Nel ricorso, Consumerismo segnala anche un'insufficiente trasparenza sull'identità del venditore, sulla natura affiliata del collegamento e sulle condizioni di vendita, oltre a questioni relative a garanzia, recesso e assistenza. L'associazione parla inoltre di una commistione tra intrattenimento e pubblicità che non sarebbe adeguatamente segnalata.
Il problema della privacy
Un secondo fronte riguarda poi la tutela della privacy degli utenti. Gabriele riferisce di aver riscontrato "violazioni significative". Secondo Consumerismo, infatti, l'informativa sarebbe obsoleta, ferma al 2019, e non chiarirebbe adeguatamente le modalità di raccolta dei dati. "Non viene chiarito in modo trasparente che i dati degli utenti vengono profilati a scopi commerciali e messi a disposizione di soggetti terzi", sottolinea Gabriele.
Tra le criticità indicate dall'associazione figurano inoltre il sistema di gestione dei cookie, l'assenza di un sistema di verifica dell'età, nonché di un meccanismo di consenso genitoriale per i minori. Un elemento, quest'ultimo, che dovrebbe essere prioritario per un sito che si rivolge quasi esclusivamente a un pubblico di bambini piccoli.
Cosa chiede Consumerismo
Con l'azione inibitoria, depositata il 14 settembre, Consumerismo chiede al Tribunale civile di Palermo di ordinare la cessazione delle pratiche contestate e di imporre l'adeguamento di sito e app. "Vogliamo l'interruzione immediata di tutte le pratiche commerciali scorrette e l'adeguamento della normativa sulla privacy, così come richiesto a qualsiasi operatore commerciale", spiega Gabriele. Tra le richieste figurano la separazione tra contenuti e pubblicità, la modifica delle informative sulla privacy, un sistema di verifica dell'età e consenso genitoriale e la rimozione della dicitura "Vai allo shop!" dall'ambiente ludico, oppure la sua collocazione dietro un filtro d'età. Il prossimo capitolo della vicenda verrà probabilmente scritto venerdì 18 dicembre, giorno fissato per la prima udienza del caso.