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Meta ha usato mamme influencer e psicologi per ripulire la sua immagine: l’accusa del TTP

Secondo un rapporto realizzato dall’organizzazione Tech Transparency Project (TTP), Meta avrebbe cercato di ripulire la propria immagine arruolando centinaia di mamme influencer, family creator e persino medici e psicologi per promuovere i suoi strumenti di controllo parentale. L’accusa: “Sta provando a cambiare la narrazione”.
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Per molti genitori, oggi il timore più grande non è più quanto tempo i figli trascorrono davanti allo schermo, ma soprattutto ciò che possono incontrare online, dai contenuti violenti alla pornografia, fino all'adescamento e tutte quelle dinamiche tossiche che vengono alimentate dagli algoritmi. Negli ultimi anni, proprio mentre cresceva la preoccupazione pubblica per l'impatto dei social sugli adolescenti, Instagram sembrava offrire una risposta rassicurante. A raccontarlo erano decine di mamme influencer, creator familiari e persino professionisti della salute mentale che, attraverso Reel e Stories, esaltavano le funzioni di uno strumento sviluppato da Meta proprio per proteggere i ragazzi. Il problema è che la maggioranza di simili contenuti non era che una pubblicità pagata dalla stessa Meta.

Secondo un rapporto del Tech Transparency Project (TTP), l'organizzazione statunitense che si occupa di vigilare sull'operato delle Big tech,  la compagnia di Mark Zuckerberg avrebbe costruito negli ultimi due anni una vasta rete di mamme influencer, famiglie o creator legati al mondo della genitorialità per promuovere i Teen Accounts, gli account Instagram dedicati agli adolescenti con restrizioni automatiche sui contenuti, limiti di tempo e impostazioni integrate di di controllo parentale. Una campagna capillare che l'azienda avrebbe orchestrato proprio in un momento nel quale si trovava ad affrontare negli Stati Uniti un'ondata di cause legali legate ai danni dei social network sui minori.

Gli eventi Screen Smart e i contenuti personalizzati

Secondo il report pubblicato lo scorso mercoledì, Meta avrebbe invitato centinaia di questi creator a eventi esclusivi chiamati "Screen Smart". Questi workshop, organizzati in diverse città americane, venivano presentati come momenti educativi per spiegare ai genitori come proteggere i figli online, ma per i ricercatori rappresentavano in realtà un momento per fare pubbliche relazioni. In questi incontri venivano messe a disposizione degli influencer gadget personalizzati, incontri con i dirigenti di Meta e perfino studi brandizzati per registrare nuovi contenuti. Al termine di questi appuntamenti, molti creator pubblicavano poi Reel e Stories per raccontare le funzioni di sicurezza dei Teen Accounts ai propri follower.

Il primo caso citato dal rapporto è quello di Sadie Robertson Huff, ex volto del reality "Duck Dynasty", che nell'ottobre 2024 aveva pubblicato un video in cui definiva i Teen Accounts "assolutamente incredibili". "Essendo madre di una bambina di tre anni sono già preoccupata per il futuro dei social media", spiegava l'influencer ai suoi milioni di follower, aggiungendo che Instagram stava finalmente dando "tranquillità ai genitori". In fondo al post compariva però l'hashtag #MetaPartner che identifica una collaborazione a pagamento. Da qui i dubbi sull'autenticità dei consigli entusiastici riguardo alle funzioni family friendly di Meta.

Scavando nel folto sottobosco di mumfluencer e genitori che hanno trasformato le proprie famiglie in piccole fabbriche di contenuti, gli esperti del TTP hanno potuto constatare come quello della Robertson Huff non fosse affatto un episodio isolato. Nel report vengono menzionate decine di genitori, esperti di lifestyle e family coach che dopo aver partecipato agli eventi Screen Smart hanno pubblicato contenuti molto simili tra loro, tutti focalizzati sull'idea che Instagram stesse introducendo uno strumento straordinario per la tutela degli adolescenti online.

Non solo influencer: anche medici e psicologi partecipavano al gioco

La rete si estendeva anche a figure professionali che potevano dare ulteriore autorevolezza all'impianto promozionale. Il TTP sostiene di aver identificato anche almeno undici tra medici, psicologi e terapeuti che avrebbero promosso pubblicamente i Teen Accounts pur avendo rapporti economici con Meta. Il report li cita con nomi e cognomi. Una di questi, la specialista in medicina dell'adolescenza Hina Talib, ha confermato di aver collaborato brevemente con Meta per interventi pubblici e post social, precisando però di aver insistito per utilizzare parole proprie e non messaggi preconfezionati. Anche la psicologa Ann-Louise Lockhart si era esposta sui propri profili social. Il documento di TTP ha specificato che però non tutti i contenuti nei quali si parlava di Teen Account presentavano l'hasthtag della collaborazione sponsorizzata.

Più dura invece la testimonianza raccolta in forma anonima da TTP da parte di un influencer del settore medico vincolato da un accordo di riservatezza. "Mi sento manipolato", ha raccontato. "Non ero a conoscenza delle cause legali e dei danni attribuiti a Meta quando ho accettato il lavoro". Secondo il professionista, l'azienda avrebbe modificato il testo originario del post eliminando ogni riferimento agli effetti negativi dei social sui minori. "Volevo scrivere che come genitori siamo preoccupati per l'impatto dei social sui figli, ma mi è stato detto di togliere quella parte". L'influencer sostiene inoltre che il contenuto sponsorizzato abbia ricevuto milioni di visualizzazioni in più rispetto ai suoi post abituali. Per lui l'unica spiegazione possibile è che Instagram lo abbia spinto attraverso il proprio algoritmo.

Le accuse contro Meta

Il documento pubblicato da TTP arriva in un periodo storico piuttosto delicato per Meta. Negli ultimi anni l'azienda è stata travolta da centinaia di cause intentate da famiglie, istituti scolastici e associazioni che accusano le sue piattaforme di aver contribuito a problemi di dipendenza, depressione e danni psicologici tra i più giovani. Nel marzo 2026 due giurie statunitensi hanno ritenuto Meta responsabile di aver danneggiato i minori. Altre azioni legali sono tuttora in corso. Il report TTP cita a proposito le rivelazioni dell'ex dipendente Frances Haugen, che nel 2021 aveva diffuso documenti interni secondo cui l'azienda sarebbe stata perfettamente consapevole degli effetti nocivi dei propri prodotti sugli adolescenti.

In questo caso però, l'accusa rivolta dal TTP riguarda in modo specifico l'effettiva utilità dei Teen Accounts. Secondo i ricercatori, i filtri e le restrizioni tanto magnificate dagli influencer sarebbero in realtà del tutto inefficaci nel bloccare la maggior parte dei contenuti relativi a sesso, alcol e droghe. Nel documento gli esperti hanno raccontato di aver provato in prima persona le funzioni messe a disposizione da Meta e di aver trovato con estrema facilità video violenti e contenuti espliciti attraverso semplici hashtag utilizzando account per minori.

Per Katie Paul, direttrice del Tech Transparency Project, è proprio qui che si focalizza il grande problema: "Invece di rendere davvero sicure le piattaforme, Meta continua a scaricare la responsabilità sugli altri". Secondo Paul, l'azienda starebbe cercando di "vendere un messaggio di sicurezza", sfruttando la credibilità di genitori e professionisti della salute.

Una tesi che troverebbe conferma nel fatto che, dopo aver partecipato agli eventi Screen Smart, diversi creator avevano cominciato a pubblicare contenuti a favore di leggi per imporre agli store digitali di controllare l'età dei ragazzi e ottenere il consenso dei genitori per scaricare app. Secondo TTP, il disegno di Meta era spostare sugli app store di Apple e Google la responsabilità della verifica dell'età degli utenti minorenni.

Da parte sua l'azienda ha respinto tutte le accuse. In una dichiarazione diffusa alla CNN, Meta ha sostenuto di essere "orgogliosa di collaborare con genitori e creator per diffondere informazioni sugli strumenti di sicurezza" e ha accusato i critici di essere "più interessati ai titoli dei giornali che ad aiutare concretamente le famiglie".

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