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Le foto della caravella portoghese: l’abbiamo vista nell’Oceano Atlantico. Un esemplare era blu-verde acqua

Le caravelle portoghesi sono tra le creature marine più pericolose che si possono incontrare nei nostri mari. Noi le abbiamo incontrate e fotografate nelle acque delle Azzorre, nell’Oceano Atlantico. Uno degli esemplari avvistati aveva un’insolita colorazione blu-verde acqua. Le immagini e il racconto dell’avvistamento.
A cura di Andrea Centini
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Caravella portoghese. Credit: Andrea Centini
Caravella portoghese. Credit: Andrea Centini

Nel nostro recente viaggio alle Azzorre abbiamo incontrato e fotografato diverse caravelle portoghesi (Physalia physalis) nell'Oceano Atlantico, fra le quali un esemplare caratterizzato da un colore diverso dal solito, tendente al blu e al verde acqua rispetto al caratteristico viola-rosaceo. Sebbene si parli di avvistamenti di queste affascinanti e temute creature in Italia solo in tempi recenti, in realtà, come evidenziato da uno studio internazionale al quale hanno partecipato anche le università di Catania e Palermo, la caravella portoghese è sempre stata presente nel Mar Mediterraneo. Lo dimostrano collezioni museali con campioni perfettamente conservati e risalenti a secoli fa.

Gli incontri, comunque sporadici, negli ultimi anni hanno ricevuto un'ampia eco mediatica perché parliamo di uno dei celenterati più pericolosi che si possono incontrare nei nostri mari. Come spiegato nello studio “Revealing the Bioactivities of Physalia physalis Venom Using Drosophila as a Model” condotto da scienziati dell'Università delle Azzorre, del resto, stiamo parlando di “uno dei membri più tossici degli Cnidari”, potenzialmente mortale per l'essere umano. Non si tratta di una medusa, come credono in molti, bensì di un sifonoforo, una colonia di quattro organismi – chiamati zooidi – con una peculiare organizzazione morfologica. Il più evidente in superficie è la sacca di gas chiamata pneumotoforo, che permette di sfruttare correnti e vento per spostarsi; i dactilozoidi sono i tentacoli urticanti che possono arrivare anche a 30 metri di lunghezza e servono a catturare le prede e difendersi; i gastrozoidi sono utili a digerire le prede; mentre i gonozoidi sono gli zooidi deputati alla riproduzione.

Caravella portoghese, con i tentacoli che si intravedono sotto l’acqua. Credit: Andrea Centini
Caravella portoghese, con i tentacoli che si intravedono sotto l’acqua. Credit: Andrea Centini

I lunghissimi tentacoli urticanti sono armati di cellule velenifere chiamate cnidocisti, in grado di sparare un minuscolo “arpione” che rilascia il veleno nella vittima colpita. Basta sfiorarli per attivarli. “Il veleno induce paralisi o morte in una vasta gamma di vertebrati, compresi gli esseri umani, ampliando il gruppo degli animali più velenosi del mondo marino”, scrivono Zuzanna Tomkielska e colleghi dell'ateneo portoghese. “I sintomi osservati negli esseri umani e nei vertebrati in seguito all'avvelenamento spesso coinvolgono effetti localizzati, come intorpidimento, parestesia e disestesie”, spiegano gli esperti, aggiungendo che evolvono in sintomi sistemici e neurotossici come nausea, mal di testa, confusione e sonnolenza. Si riscontrano anche dolore lancinante, crampi e difficoltà respiratorie. Il veleno può scatenare shock anafilattico, grave ipotensione, aritmie cardiache e insufficienza respiratoria, tutte condizioni potenzialmente fatali.

Caravella portoghese. Credit: Andrea Centini
Caravella portoghese. Credit: Andrea Centini

I meccanismi coinvolti sono “alterazione della conduttanza ionica, blocco delle giunzioni neuromuscolari e l'influenza sui potenziali d'azione”, sottolineano gli esperti. Il veleno, di fatto, interrompe il flusso di ioni, blocca la trasmissione glutamatergica nei neuroni e nelle giunzioni neuromuscolari, “influenzando un neurotrasmettitore eccitatorio cruciale nel sistema nervoso”. La ragione di questa drammatica cascata di effetti risiede nel mix “letale” di tossine presente nel veleno, composto da peptidi, enzimi, inibitori proteici e altro ancora, non ancora perfettamente conosciuto. Le caravelle portoghesi non vanno dunque sottovalutate e, nel caso in cui se ne vedesse una mentre si è in acqua, è fondamentale allontanarsi il più rapidamente possibile e avvisare gli altri bagnanti (oltre che le autorità competenti). Nella migliore delle ipotesi ci si risparmia una dolorosissima “ustione”, senza dimenticare le conseguenze peggiori.

Aggregazione con decine di caravelle portoghesi. Credit: Andrea Centini
Aggregazione con decine di caravelle portoghesi. Credit: Andrea Centini

Noi, come dicevamo, abbiamo incontrato moltissime volte le caravelle portoghesi nel cuore dell'Oceano Atlantico, proprio nelle acque delle isole Azzorre, dove spesso ci rechiamo per seguire la migrazione delle balene. Quest'anno vi abbiamo già raccontato del nostro recente incontro con le balenottere boreali (Balaenoptera borealis) e con il bellissimo delfino comune (Delphinus delphis), che nonostante il nome è tutto fuorché comune nel Mar Mediterraneo (dove è classificato come in pericolo di estinzione dalla IUCN). I nostri incontri sono sempre avvenuti in totale sicurezza, a bordo di gommoni per il whale watching dai quali abbiamo potuto fotografare le caravelle portoghesi agevolmente.

È interessante notare che negli ultimi anni, nella stagione primaverile, ne abbiamo viste meno rispetto agli anni passati, con pochi esemplari che compaiono sporadicamente tra le onde. Quest'anno, a colpirci particolarmente, è stato l'esemplare che trovate nell'immagine di copertina. Ha una colorazione un po' diversa da quella violacea e rosata che osserviamo più frequentemente. In questo caso lo pneumatoforo presentava una vela fondamentalmente trasparente con “ricami” fucsia nella parte alta, mentre la sacca tendeva più al blu e al verde acqua.

Caravella portoghese con preda. Credit: Andrea Centini
Caravella portoghese con preda. Credit: Andrea Centini

È una creatura bellissima, che osserviamo sempre con grande rispetto, alla luce della sua intrinseca pericolosità. In diverse occasioni ci è capitato di vedere caravelle portoghesi con alcuni pesci sfortunati intrappolati tra i tentacoli, mentre una volta ci siamo imbattuti in un'aggregazione con centinaia o addirittura migliaia di queste creature in una zona dell'isola di Faial, dove evidentemente furono portate dalle correnti. In genere si osservano singoli esemplari sospinti dagli agenti sulla superficie dell'Oceano Atlantico. Recentemente è stata scoperta una quarta specie di questo affascinante organismo coloniale, la caravella portoghese indopacifica (Physalia utriculus), che è presente lungo le coste del Giappone.

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