Gli strani effetti del Super El Niño 2026-27 sugli animali selvatici: ora il picco è previsto a dicembre
Il Super El Niño 2026-27 attualmente in corso, che continua a intensificarsi giorno dopo giorno, sta alterando in modo significativo il comportamento di diverse specie animali, a causa dell'anomalia termica eccezionale che sta comportando. In parole semplici, l'acqua marina è troppo calda e ciò sta influenzando fattori chiave come alimentazione, riproduzione e migrazione di tartarughe, pesci e altra fauna selvatica. Ci torniamo fra poco.
Nel momento in cui stiamo scrivendo, attorno alle 09:00 di sabato 3 ottobre 2026, la dashboard di theclimatebrink.com – basata sulle simulazioni di 14 importanti modelli climatici predittivi – indica un'anomalia termica nella regione chiave dell'Oceano Pacifico equatoriale tropicale di ben + 3,3 °C raggiunta il 1 ottobre 2026, un valore superiore al picco di + 3,08 °C toccato il 18 e il 19 novembre 2015, che fino a pochi giorni fa era il record assoluto per il fenomeno climatico di El Niño. A rendere sconcertante questo primato appena spazzato via, vi è il fatto che è stato superato a settembre, un paio di mesi prima rispetto a quando viene normalmente raggiunto il picco, ovvero tra novembre e dicembre. Al momento si prevede che il picco del Super El Niño 2026-27 sarà raggiunto a dicembre (fino a pochi giorni fa la previsione era per novembre) con un'anomalia termica media di + 4,0 °C, in una forchetta compresa tra + 3,6 °C e + 4,3 °C nella regione critica Niño 3.4. Un simile evento è considerato semplicemente fuori scala e storico dagli esperti, alla luce del divario spaventoso col passato: non a caso si parla già di mezzo milione di morti in più e milioni di persone costrette a soffrire la fame.
Come abbiamo scritto, gli effetti del Super El Niño 2026-27 stanno influenzando sensibilmente anche gli animali marini, tanto che gli esperti iniziano a osservare anche comportamenti mai visti prima. Il mese scorso, una tartaruga marina olivacea (Lepidochelys olivacea), la più piccola al mondo, ha nidificato su una spiaggia nei pressi di Seal Beach, in California. Pochi giorni dopo un altro esemplare – non è chiaro se si tratti della stesso – è stato avvistato su un'altra spiaggia alcuni chilometri più a sud. Per quanto sia uno spettacolo meraviglioso, non c'è nulla di insolito nel vedere una tartaruga marina deporre le uova sull'arenile. Ma in questo caso, qualcosa di eccezionale è accaduto: è stata infatti la prima nidificazione naturale di una tartaruga marina mai documentata lungo la costa occidentale degli Stati Uniti, decisamente più a nord dei siti riproduttivi abituali.
Come spiegato in un post su Facebook dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l'agenzia federale degli USA deputata allo studio di oceani, atmosfera e meteo spaziale, queste tartarughe vengono avvistate occasionale nelle acque della California meridionale a seguito di correnti oceaniche calde, ma mai prima d'ora erano state viste nidificare in questo luogo. La ragione è molto probabilmente collegata al Super El Niño 2026-27 in corso, dato che il fenomeno climatico è associato a un significativo riscaldamento dell'Oceano Pacifico tropicale e orientale. L'anomalia termica attuale, come specificato, è di ben + 3,3 °C; non è inverosimile immaginare che la tartaruga si sia spinta sino a Seal Beach “apprezzando” le temperature insolitamente elevate di questa fascia di mare, ritenendola ora idonea alla nidificazione.
Ma l'acqua marina così calda sta avendo effetti significativi anche su altri animali. Come raccontato da Los Angeles Times, un grande squalo martello ha spaventato alcuni pescatori su un molo di Malibu Beach, nella California meridionale. Questi pesci cartilaginei sono estremamente rari nella regione; l'ultima volta che ne è stato documentato uno, evidenzia IFLScience, è stato durante il picco di El Niño 2015, che fino a pochi giorni fa era considerato il più intenso mai registrato. Anche in questo caso, molto probabilmente, è stato il caldo anomalo dell'acqua marina ad aver attirato il grosso predatore, così come potrebbe aver attirato lo squalo balena avvistato tra Malibu e l'isola di Santa Barbara dal pilota Carl Sbarounis, mentre sorvolava la zona. Anche questo pesce, il più grande del mondo, è molto raro in queste acque.
Se in alcuni luoghi pesci insoliti stanno comparendo, da altre parti stanno sparendo. Lo sanno bene i pescatori che lavorano lungo la costa affacciata sul Pacifico dell'America meridionale. I loro pescherecci stanno catturando sempre meno pesce azzurro, tonni e altre specie di interesse commerciale, semplicemente perché gli animali si spostano verso acque più fredde e ricche di prede di cui si nutrono. In sostanza, si stanno allontanando dalla costa. Ancora una volta, il responsabile è considerato il calore eccessivo dell'acqua associato al Super El Niño 2026-27 in corso. Questa riduzione degli stock ittici può avere un impatto significativo non solo sulla disponibilità di pesce per le comunità locali, ma anche sulle colonie di uccelli marini che se ne nutrono. Si rischiano morie estese in questi siti, già fortemente piegati dalla diffusione del virus dell'influenza aviaria A(H5N1) ad alta patogenicità (HPAI).