Super El Niño in arrivo, Mercalli: “Dai dati sembra il più potente di sempre”. Cosa aspettarci in Italia
Il fenomeno di El Niño, la fase calda dell'oscillazione meridionale di El Niño (ENSO), è attualmente in corso e si prevede che raggiungerà picchi senza precedenti a cavallo tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027. Non a caso le anomalie termiche registrate nell'Oceano Pacifico e le simulazioni dei modelli climatici hanno tutti gli ingredienti per dar vita a un cosiddetto “Super El Niño”, verosimilmente il più forte mai registrato. Il climatologo Zeke Hausfather alcune settimane addietro aveva affermato che la differenza con gli eventi passati potrebbe manifestarsi “con un margine davvero sconvolgente”. Che siamo innanzi a un evento eccezionale lo dimostra anche la recente proclamazione dello stato di emergenza da parte di Perù, El Salvador e Panama, per prepararsi agli effetti più devastanti attesi nei prossimi mesi (tra calo dei raccolti, alluvioni devastanti e perdite economiche significative)
Per comprendere meglio l'entità di questo fenomeno, quale potrebbe essere l'impatto sull'Italia nei prossimi mesi – a partire da settembre – e quali saranno le implicazioni globali di questo El Niño particolarmente potente, Fanpage.it ha contattato il climatologo Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana, giornalista e divulgatore scientifico. Ecco cosa ci ha raccontato.
Professor Mercalli, quali potrebbero essere gli effetti di El Niño sull'Italia a settembre e nei mesi successivi? E perché per il fenomeno 2026-2027 si parla di un evento climatico storico?
È storico semplicemente perché per l'estensione e l'entità del riscaldamento, confrontato con tutti gli episodi precedenti di cui ci sono i dati, questo appare il più vistoso, forte e potente. Quindi ci aspettiamo che sia un evento che per i prossimi 7-8 mesi circa condizionerà il clima di tutto il pianeta. Il culmine del riscaldamento dell'Oceano Pacifico sarà nei mesi invernali, tra dicembre e febbraio, quindi a settembre non saremo ancora nella fase più potente: il fenomeno è in formazione. Tra novembre, dicembre, gennaio e febbraio raggiungerà i valori di picco e poi comincerà a declinare con la primavera del 2027.
Cosa dobbiamo aspettarci?
Ci aspettiamo che tutto il pianeta diventi ancora più caldo di quello che è, perché ovviamente l'Oceano Pacifico è gigantesco. Quando mettiamo una superficie così vasta con una temperatura di 2-3 gradi superiore alla media, è chiaro che ci sarà un segnale di riscaldamento su tutto il pianeta che si aggiungerà a quello del riscaldamento globale. Si prevede che sia il 2026 che il 2027 potranno essere tra gli anni più caldi di sempre, perché finora, nella serie storica dei dati, gli anni più caldi sono stati quelli di El Niño. Quindi è ragionevole pensare che questo avvenga anche tra il 2026 e il 2027. Poi ci sono altri fenomeni che El Niño porterà.
Ci spieghi
Siccità in Australia e alluvioni sul Sud America e in parte anche sulla costa ovest degli Stati Uniti, ma questo genere di fenomeni estremi da noi non li vedremo, perché non si propagano fino al Mediterraneo, sono troppo lontani. El Niño fa due cose: crea fenomeni estremi come maggiori alluvioni o maggiori siccità nelle zone tropicali adiacenti o comunque attorno all'Oceano Pacifico (che noi non percepiamo) e aumenta il caldo che invece sentiremo tutti, perché quello sarà planetario. Non è che se arriva un'alluvione a ottobre dobbiamo dare la colpa a El Niño: l'alluvione che può arrivare dipende dalla dinamica nostra, dell'Atlantico.
Alcuni ipotizzano un autunno con mesi più miti, dalle nostre parti. Che ne pensa?
Questo ci sta, ma siamo già dentro una fase di di caldo estremo. Abbiamo avuto tutta l'estate così calda sull'Europa anche senza El Niño: El Niño non c'entra assolutamente nulla con questa fase che abbiamo vissuto. Ora è chiaro che ci sarà pure questo segnale di graduale riscaldamento, ma visto che il culmine è da dicembre a febbraio, a settembre non saremo ancora dentro una fase dove possiamo aspettarci un intervento così massiccio sulle regioni europee.
In base a quanto si legge sulla dashboard di theclimatebrink.com che tiene conto di 14 modelli climatici, si prevede che l'anomalia termica per l'Oceano Pacifico orientale e tropicale raggiunga i +3,9 °C a novembre. Questo dato è aumentato, perché alcune settimane addietro si prevedeva un'anomalia di +3,6 °C. Cosa ci dice questa differenza?
Le simulazioni migliorano man mano che si acquisiscono i dati della realtà. Quindi i modelli vengono fatti girare ogni volta sui dati effettivi rilevati e si auto-correggono via via che andiamo avanti nei mesi.
Questa anomalia appare veramente significativa
Come ho detto prima, i dati di velocità e di entità del riscaldamento sono i più accentuati da quando abbiamo le misure di El Niño, le misure oceanografiche. Ecco perché si dice che questo sarà un “Super El Niño”.
Come sa è pieno di negazionisti del clima. Come si fa a spiegare loro che El Niño è sì un fenomeno naturale, ma che può essere catalizzato, peggiorato dalle emissioni di CO2 e altri gas climalteranti?
Io non spiego nulla ai negazionisti, perché non vogliono sapere. Spieghiamolo alle persone perbene disposte a imparare e a capire. Chi ha delle posizioni di pregiudizio del genere, tanto non cambierà mai idea. Questi, tra l'altro, sono concetti ancora ai margini della ricerca, quindi solo adesso si comincia a capire che anche El Niño è influenzato a sua volta dal riscaldamento globale. Sono fenomeni accoppiati: El Niño è un fenomeno naturale, ma probabilmente sta diventando più intenso anche a causa del riscaldamento globale, quindi i due fenomeni si auto-amplificano. Però al momento siamo ancora in una fase di ricerca complessa, anche difficile da spiegare, come lo è spiegare perché avviene El Niño.
Cambiano gli alisei, quindi la quantità di acqua calda che c'è sull'Oceano Pacifico. Normalmente gli alisei la spingono verso ovest e l'Oceano Pacifico risulta inclinato di circa 80 centimetri: è più alto verso l'Australia ed è più basso verso il Cile, perché il vento spinge costantemente l'acqua calda verso ovest. Spingendo questa acqua calda che si forma sulla superficie verso Australia e Giappone, fa affiorare acqua fredda dalle profondità del Pacifico, attinta dalla corrente dell'Antartide. È acqua molto fredda che affiora contro la costa del Sud America, quindi tra Cile, Ecuador, Perù. Qui normalmente l'acqua è più fredda, mentre è più calda altrove: questa è la condizione di La Niña.
Quando invece abbiamo El Niño, la ragione climatica iniziale è un indebolimento dei venti alisei che spingono costantemente l'acqua calda. Poiché non riescono a spingere l'acqua calda verso ovest, c'è un riflusso – torna indietro, in sostanza – e l'acqua ricopre più omogeneamente tutto il Pacifico. Tutto si riscalda molto di più. Però i motivi per cui questi alisei si indeboliscono sono ancora in corso di ricerca, ci sono delle ipotesi. Sono fenomeni così complessi che risultano difficili persino per gli addetti ai lavori, quindi comunichiamo solo le informazioni solide e che già la conosciamo. Quella degli alisei è corretta, non è un'ipotesi, ed è il motivo principale per cui si riscalda l'Oceano Pacifico.
Possiamo dire che il riscaldamento globale può avere un ruolo nel peggiorare questo meccanismo complesso di cui abbiamo parlato?
Con tanti condizionali, sì, possiamo metterla così, ma al momento siamo ancora all'inizio della ricerca.