El Niño, il climatologo Scafetta: “In Italia più effetti sulle piogge che sul caldo estivo”

Quando si parla di El Niño, il dibattito tende spesso a concentrarsi su una domanda: quali conseguenze potrebbe avere in Italia un fenomeno climatico che si sviluppa nelle acque del Pacifico equatoriale. Un interrogativo diventato ancora più attuale dopo la conferma del suo ritorno e l’avvertimento arrivato dall’ONU, secondo cui la sua formazione contribuirà ad aggravare ondate di calore, siccità e piogge estreme. “El Niño influenza il clima globale perché immette nel sistema atmosferico una quantità enorme di energia” spiega a Fanpage.it il climatologo Nicola Scafetta, professore di Oceanografia, meteorologia e climatologia della Federico II di Napoli. “È proprio questa energia aggiuntiva a mettere in moto cambiamenti che possono estendersi ben oltre la regione in cui il fenomeno si sviluppa”.
Da dove arriva tutta questa energia?
Tutto parte dal forte riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale davanti alle coste del Perù, che provoca una massiccia evaporazione d’acqua. Questo processo sottrae calore al mare, che viene trasferito all’atmosfera come energia latente. Di conseguenza aumenta l’energia disponibile nell’aria, si rafforzano i venti e tutti i fenomeni legati alla circolazione atmosferica.
Sono infatti coinvolte le grandi celle, a partire dalla cella di Hadley, che è struttura convettiva più energetica, attiva proprio nella fascia compresa tra l’equatore e i tropici. Alterando la cella di Hadley vengono progressivamente interessate anche le altre grandi celle atmosferiche, fino a modificare la circolazione atmosferica su scala globale. Per questo gli effetti iniziali di El Niño inizialmente si osservano soprattutto lungo le coste occidentali delle Americhe per poi propagarsi al resto pianeta.
Fino ad arrivare all’Italia? Cosa possiamo aspettarci?
In Italia gli effetti più evidenti del ritorno di El Niño potrebbero iniziare a manifestarsi tra due o tre mesi, quindi più probabilmente in autunno che durante l’estate. Almeno per il momento, direi che per noi italiani è presto per parlare di conseguenze particolarmente marcate.
Detto questo, non dobbiamo immaginare che El Niño sia un fenomeno che produce sempre gli stessi effetti. Ogni evento ha caratteristiche proprie e le conseguenze dipendono anche dal momento in cui si sviluppa. Possiamo però dire è che gli effetti di El Niño tendono a sovrapporsi ai normali fenomeni che regolano il clima del Mediterraneo e dell’Europa. In alcuni casi possono contribuire a rafforzare determinate configurazioni atmosferiche, ad esempio favorendo un’intensificazione del ciclone islandese attraverso un maggiore apporto di energia al sistema atmosferico nord-atlantico. Ma il risultato finale dipende dall’interazione con molti altri fattori, motivo per cui non esiste una risposta univoca per tutti gli eventi di El Niño.
Cosa intende per rinforzare il ciclone islandese?
Il ciclone islandese è una vasta area di bassa pressione responsabile di molte delle perturbazioni che raggiungono l’Europa. Gli eventi di El Niño immettono una grande quantità di energia nel sistema climatico e parte di questa energia può contribuire a rendere più calde le acque del Nord Atlantico attraverso il rafforzamento della circolazione oceanica, tendendo a favorire valori negativi dell’Oscillazione Nord Atlantica. Se questo accade, il ciclone islandese potrebbe diventare più intenso e generare tempeste più a sud, con condizioni più umide e perturbazioni più vigorose.
Per l’Italia questo fenomeno diventa particolarmente importante durante l’autunno e l’inverno, quando le perturbazioni atlantiche tornano ad avere un ruolo centrale. In estate prevalgono invece gli anticicloni subtropicali, mentre nei mesi successivi il ciclone islandese riprende a influenzare gran parte della circolazione atmosferica.
Quindi, in concreto, potremmo avere un autunno con piogge più intense?
È una possibilità. Il ciclone islandese è quello che in autunno porta le grandi tempeste in Italia. Immagini il centro del ciclone in prossimità dell’Islanda e una circolazione che ruota in senso antiorario: una parte di questo sistema attraversa il Nord Atlantico, attraversa Francia e Spagna raggiunge il Mediterraneo da nord-ovest, trasportando aria umida proveniente dall’oceano.
Se il ciclone islandese si rafforza, anche le perturbazioni associate possono diventare più abbondanti e trasportare maggiori quantità di umidità. Ed è per questo che in termini di effetti sull’Italia guarderei soprattutto ai prossimi mesi, anche se il Nord Italia resta in parte influenzato dal ciclone islandese anche durante l’estate.
Tornando invece a una scala globale, quali sono le conseguenze più caratteristiche di El Niño?
L’effetto di El Niño più evidente è il contrasto che si crea tra le due sponde del Pacifico. Lungo la costa occidentale del Sud America aumentano le precipitazioni e possono verificarsi piogge eccezionali e alluvioni. Nel Sud-Est asiatico, in Indocina e in ampie aree dell’Australia, le piogge tendono invece a diminuire e anche i monsoni possono risultare meno intensi del normale, con un conseguente aumento della siccità.
Altri possibili impatti, come quelli sull’attività degli uragani atlantici o su alcuni regimi atmosferici regionali, dipendono invece dalle caratteristiche del singolo episodio e dalla sua intensità. Per questo sarà necessario osservare come il fenomeno evolverà nei prossimi mesi prima di valutarne le conseguenze su scala globale.
E per quanto riguarda le temperature? L’ultimo El Niño, nel 2024, si è verificato in un anno record per il caldo globale.
Al momento, la temperatura media globale è al di sotto dei livelli raggiunti nel 2024, che è stato un anno record, non solo per l’influenza di El Niño.
In quell’anno è infatti molto probabile che si sia verificata una combinazione di effetti. C’è stato El Niño, ma ci sono state anche le conseguenze dell’eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Haʻapai nel 2022, che ha immesso nella stratosfera una quantità eccezionalmente elevata di vapore acqueo. Poiché il vapore acqueo è un gas serra, questo potrebbe aver contribuito al riscaldamento osservato negli anni successivi.
A questo si aggiungono alcuni cicli naturali del sistema climatico. Nei miei studi ho identificato un ciclo di circa nove anni che interpreto come un ciclo mareale legato alla combinazione dei cicli lunari e solari. Un forte picco di temperature era stato osservato anche nel 2015, che è stato un altro anno record, con una nuova fase di massimo che era attesa proprio intorno al 2024.
Un’ultima domanda: il rischio di un “super El Niño” è reale o è ancora troppo presto per parlarne?
Un super El Niño è un evento particolarmente intenso, caratterizzato da un forte riscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale. Ma al momento osserviamo ancora un fenomeno in fase di sviluppo, che non sappiamo fino a che punto si evolverà.
Personalmente ritengo tuttavia difficile che si sviluppi un evento intenso a così breve distanza dal 2024, ma saranno le temperature del Pacifico nei prossimi mesi a dirci se il nuovo El Niño raggiungerà livelli paragonabili a quelli dei grandi eventi del passato.