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Cambiamenti climatici

Legambiente: “Metà dei comuni costieri italiani colpita da eventi meteo estremi, mareggiate +550% in 5 anni”

Legambiente, in collaborazione con Osservatorio Città Clima, ha pubblicato il nuovo “Report Spiagge” in cui si evidenzia un peggioramento dell’impatto della crisi climatica. La metà dei comuni costieri in Italia è stata colpita da eventi atmosferici estremi. Le mareggiate sono aumentate più di cinque volte negli ultimi 5 anni.
Forte mareggiata a Camogli. Credit: Getty
Forte mareggiata a Camogli. Credit: Getty
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Il cambiamento climatico è contemplato fra le principali minacce per l'umanità, a causa delle molteplici conseguenze che esso comporta. Fra gli impatti più significativi figura l'aumento in intensità e frequenza dei fenomeni meteo estremi, fra i quali si annoverano cicloni, grandinate, trombe d'aria, mareggiate e alluvioni. Del resto, più calore si accumula in atmosfera, più grande è l'energia che poi si riversa al suolo. Tra i territori maggiormente esposti alla crisi climatica in corso vi sono quelli costieri, in particolar modo i comuni sul livello del mare, suscettibili agli effetti peggiori dello scioglimento dei ghiacci, fenomeno catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti che liberiamo continuamente in atmosfera con le nostre attività. Un esempio calzante degli effetti del riscaldamento globale è stato il ciclone Harry che ha investito con estrema violenza le coste di Sardegna, Sicilia e Calabria a gennaio di quest'anno. “Ci sono state tante tempeste di maestrale, ponente e scirocco negli ultimi anni, ma così da levante a memoria proprio non ricordo”, disse a Fanpage.it il dottor Luca Bittau dell'associazione SEA ME Sardinia, che vive sull'isola di La Maddalena in Sardegna.

In questo contesto non stupiscono i dati contenuti all'interno del nuovo report “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” messo a punto da Legambiente e pubblicato assieme all’Osservatorio Città Clima. I dati sugli eventi atmosferici estremi sono emblematici ed evidenziano un trend di costante e preoccupante peggioramento. Legambiente evidenzia che tra il 2010 e il 2026 sono diventati 308 i comuni costieri italiani – pari al 48 percento dei 643 totali – ad essere stati colpiti da eventi meteo estremi, ben 1.073, pari a poco meno del 40 percento dei 2.778 eventi che hanno interessato l'Italia negli ultimi 16 anni.

Il trend in aumento si evince soprattutto analizzando i dati degli ultimi anni, tenendo presente che nel 2025 i comuni costieri coinvolti sono stati il 45,4 percento (colpiti da 1.028 eventi meteo estremi); nel 2024 sono stati il 41,3 percento (con 885 eventi); e nel 2023 il 37,3 percento per 780 eventi. In sostanza, anno dopo anno, sempre più coste dello Stivale sono esposte a questi fenomeni, che possono uccidere e provocare al contempo danni ingentissimi all'economia e alle infrastrutture locali. Tutti ricordiamo le drammatiche immagini del sopracitato ciclone Harry, che ha letteralmente cancellato alcune preziose spiagge e devastato interi tratti di costa.

Legambiente evidenzia che tra gli oltre mille eventi degli ultimi 16 anni che hanno interessato i comuni costieri si sono verificati 404 allagamenti da piogge intense; 286 trombe d'aria (o tornado) e raffiche di vento estreme; 107 mareggiate; 72 esondazioni fluviali e 31 casi di siccità prolungata. A stupire è anche l'incremento dei fenomeni negli ultimi cinque anni, durante i quali è stato registrato un incremento del 550 percento delle mareggiate e dell'80 percento delle raffiche di vento. Tra le Regioni più colpite figurano Sicilia (232 eventi); Puglia (136); Calabria (104); Liguria (99); Campania (88); e Toscana (88), mentre tra le città più esposte vi sono Genova (50 eventi); Bari (44); Palermo (38); Agrigento (35); Napoli (27) e Ancona (26).

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Ad amplificare l'impatto di mareggiate, erosione e innalzamento del livello del mare vi è il fatto che le coste italiane sono fortemente antropizzate, condizione che collima con cementificazione e significativo consumo di suolo. La gestione è spesso legata alla presenza di barriere, scogliere e altri meccanismi di difesa artificiali, tuttavia si avverte la mancanza di una strategia nazionale operativa per adattarsi agli effetti sempre più preoccupanti del cambiamento climatico. Che la situazione stia peggiorando visibilmente lo dimostrano anche le previsioni per El Niño 2026-2027: secondo alcuni esperti supererà i precedenti record con margini “sconvolgenti”. L'anomalia termica per l'Oceano Pacifico tropicale stimata per fine anno – con i modelli climatici – è addirittura di + 3,6 °C, ben 0,8 °C in più rispetto al precedente primato di 2,75 °C. Con un'anomalia di tale portata, gli scienziati si aspettano un ulteriore incremento dei fenomeni atmosferici estremi, che hanno effetti differenti in base alla regione geografica colpita (si spazia dalla siccità estrema in Australia alle alluvioni devastanti in America Latina). L'Italia subisce effetti indiretti di El Niño, ma è comunque esposta ai durissimi colpi che stiamo infliggendo al sistema climatico.

Legambiente nel suo report evidenzia che il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) è stato approvato, tuttavia mancano fondi e attenzione al problema. Attenzione che manca anche a tantissimi utenti sui social network, che associano l'impatto del riscaldamento globale – quando ci credono – a “scie chimiche”, HAARP, geoingegneria e altre assurde teorie prive della benché minima evidenza scientifica. Ma ormai sono molteplici gli studi che evidenziano la mano nell'uomo nell'accelerazione anomala delle temperature dal tempo della Rivoluzione Industriale: è intimamente connessa con l'aumento delle emissioni di anidride carbonica.

Per far fronte a questa situazione sempre più preoccupante serve attivare il PNACC con finanziamenti dedicati, superando la logica delle emergenze e attuare una strategia sistematica e pianificata contro la crisi climatica. Legambiente suggerisce diverse azioni, come lo stop alle opere rigide che spostano l'erosione altrove e un limite ai prelievi dei sedimenti, oltre al ripristino di dune, zone umide e paludi. Per adattarsi all'innalzamento del livello del mare chiede di approntare sistemi di allerta e delocalizzare infrastrutture ed edifici nelle zone più a rischio. Stop anche al consumo di suolo, attraverso la riapertura di fossi e fiumi tombati e il divieto di edificazione in aree a rischio idrogeologico. Si richiede inoltre la rimozione di manufatti e costruzioni abusive e l'investimento in fognature e depuratori. Alla luce del preziosissimo contributo della Posidonia oceanica nel prevenire l'erosione costiera, Legambiente sottolinea anche l'importanza di non intervenire più con le ruspe, per spazzarla via dagli arenili soprattutto in vista della bella stagione. A tal proposito, per le spiagge si chiede anche che il 50 percento debba essere libero e gratuito per i cittadini. Anche questa è considerata una buona pratica per la tutela dei litorali, oltre che la garanzia di un diritto.

Il report di Legambiente cita le iniziative virtuose di altri Paesi per combattere gli effetti della crisi climatica sulle coste, come la Strategia di Adattamento Costiero (2017) in Spagna e lo Shoreline Management Plans in Gran Bretagna, nel quale sono stati messi a punto oltre 100 piani con un orizzonte che arriva fino al 2105. Anche in Italia una strategia per contrastare la crisi climatica è teoricamente sul tavolo, ma servono i fondi  per attuarla, oltre al taglio delle emissioni di gas climalteranti per favorire la transizione ecologica.

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