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Ondate di calore in Europa legate al Cold Blob, Mercalli: “Fa più caldo ovunque, basta martellare il sistema climatico”

Da alcuni giorni si parla di un possibile legame tra le ondate di calore in Europa e il cosiddetto “Cold Blob”, un’area dell’Atlantico che si sta raffreddando. Il fenomeno, secondo alcuni, sarebbe associato anche al rallentamento della corrente del Golfo. Il climatologo Luca Mercalli sottolinea a Fanpage.it che si tratta solo di ipotesi e che il caldo sta aumentando ovunque: “Il sistema climatico è come un orologio e noi lo stiamo prendendo a martellate.”
Intervista a Luca Mercalli
Climatologo
Il climatologo Luca Mercalli. Credit: Getty
Il climatologo Luca Mercalli. Credit: Getty

Nei giorni scorsi gli scienziati tedeschi dell'autorevole Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) hanno pubblicato un nuovo studio sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters dedicato al cosiddetto “Cold Blob” o “Warming Hole”, una regione dell'Atlantico nordoccidentale – sita a ovest della Gran Bretagna e a sud di Groenlandia e Islanda – che è in controtendenza con ciò che si sta verificando nel resto del pianeta. In sostanza, questa regione subpolare si sta raffreddando anziché riscaldando, un unicum assoluto. Secondo alcune interpretazioni, la presenza di questa colonna d'acqua fredda (e in raffreddamento) sarebbe strettamente collegata al rallentamento di una delle più importanti correnti oceaniche del mondo – la corrente del Golfo, parte dell'Atlantic Meridional Overturning Circulation, meglio conosciuta con l'acronimo di AMOC – e alle ondate di calore sempre più intense e frequenti che stanno flagellando l'Europa, Italia compresa. Proprio in questi giorni siamo affrontando la terza del 2026. Per comprendere meglio questo potenziale legame tra i fenomeni, Fanpage.it ha intervistato il climatologo Luca Mercalli. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Mercalli, cosa può dirci sulla presenza di questo “Cold Blob” nell'Atlantico?

Che non è affatto una novità. È una cosa che conosciamo da 30 anni e non c'è nulla di assolutamente nuovo o clamoroso.

C'è chi non concorda sul collegamento tra questa regione fredda, il rallentamento della corrente del Golfo e le cupole di calore in Europa. Lei che ne pensa?

Non c'è da essere d'accordo o non d'accordo, è semplicemente un fenomeno sotto osservazione, quindi va monitorato. Ignoriamo quali possono essere le conseguenze a breve o a lungo termine. Ci sono diverse ipotesi, ma nessuno è in grado di dire se a una certa soglia può portare anche al blocco della famosa corrente del Golfo, se è prossima o spostata nel tempo di secoli. Siamo ancora in una fase di apprendimento. D'altra parte pensi che per fare queste misure occorrono anche boe con catene di sensori a migliaia di metri di profondità. Sono dati che abbiamo a disposizione solo da poche decine di anni, quindi non c'è una serie storica sufficiente per dare dei giudizi di comportamento. Ci sono dei dati paleoclimatici – che sono per loro natura molto meno precisi – che ci dicono che in passato questo fenomeno è già avvenuto, a causa del disturbo dovuto all'immissione di acqua dolce che avviene nell'Atlantico settentrionale.

Ci spieghi

Durante le fasi di deglaciazione, parliamo delle grandi glaciazioni di 20.000 anni fa o di 100.000 anni fa, ci sono stati dei momenti in cui si sono verificate importanti immissioni di acqua dolce da fusione glaciale che hanno bloccato il funzionamento del nastro trasportatore delle correnti atlantiche, inclusa la corrente del Golfo. Magari l'hanno bloccato per qualche migliaio di anni, poi è ripreso. Possono essere dei fenomeni temporanei considerati di breve durata sulla scala geologica dei tempi, ma ovviamente nella scala dei tempi umani possono essere estremamente rilevanti. Se si bloccasse anche per qualche secolo la Corrente del Golfo, è chiaro che la Scandinavia diventerebbe inabitabile.

I paesi del Nord Europa hanno già redatto un documento sul rischio di arresto dalla corrente del Golfo, un documento ufficiale firmato da capi di Stato e da istituzioni scientifiche dove si esprime questa preoccupazione e in cui si dice: “Se capitasse, noi qui dovremmo sostanzialmente abbandonare questi Paesi che diventerebbero troppo freddi e inabitabili”. Fra quelli coinvolti Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e forse Scozia.

Al di là di queste speculazioni, l'unico pensiero di sintesi che io posso dirle da addetto ai lavori è il seguente: attenti, il sistema climatico è molto delicato, è come un orologio. Se lo prendi a martellate, da qualche parte poi non segna più l'ora giusta. E siccome noi stiamo prendendo a martellate il sistema climatico con le emissioni che generano il riscaldamento globale, quel punto lì diventa uno dei più critici, un cosiddetto tipping point, un punto di non ritorno. Ma noi adesso non è che possiamo gridare “allarmi allarmi, domani si ferma la corrente del Golfo e la Scandinavia diventa inabitabile”. No, è uno dei tanti trabocchetti che esistono nel sistema climatico, che noi stiamo facendo di tutto per destabilizzare. Poi che si verifichi fra 50 anni – e sarebbe drammatico – o fra 500, per ora nessuno è in grado di dirlo.

Secondo alcune interpretazioni il Cold Blob nell'Atlantico agevolerebbe anche le cupole di calore sull'Europa, compresa quella che stiamo vivendo, la terza dell'anno. Cosa ne pensa?

Anche questo fa parte di un'ipotesi che viene comunque mediata da tanti altri ingredienti; non può essere considerato l'unico ingrediente. Nel riscaldamento globale ci sono i segnali di un completo cambiamento della circolazione atmosferica su grande scala, incluse le correnti a getto, quindi non me la sento di dire che è solo questo fenomeno a generare le ondate di calore. Può contribuire, può esserci un elemento di concausa, ma le ondate di calore ci sono anche in Australia, dove il Cold Blob non ha nulla a che vedere perché sta nell'altro emisfero. Ritengo che il riscaldamento globale abbia un segnale superiore. Fa più caldo su tutto il globo, punto. Quando si ha un deserto del Sahara che si scalda di più, l'aria calda africana deborda sull'Europa. Nella complessità del sistema atmosferico potrebbe esserci anche una componente che non sappiamo quantificare, ma secondo il mio parere non è l'unica.

Poi che quella zona più fredda sull'Atlantico possa indurre una conformazione diversa della corrente a getto, è possibile, ma rifuggo da queste spiegazioni semplici tout court, nero e bianco, del tipo che se non c'è quello non si forma l'anticiclone africano. No. La complessità della circolazione atmosferica globale è tale che non permette di attribuire le ondate di calore solo a quell'elemento. O almeno con quanto ne sappiamo oggi. Poi se fra qualche anno, con maggiori dati, esce una spiegazione geniale che per ora non c'è e qualcuno lo può dimostrare, saremo più che contenti di poter attribuire una causa più netta. Io al momento lo metterei tra le tante concause che stanno agendo sulla modifica delle correnti atmosferiche fondamentali.

Su alcuni media si sta facendo passare il messaggio che questo Cold Blob sia proprio una miccia delle ondate di calore

È una semplificazione a mio parere eccessiva. Aggiunga poi che, in ogni caso, questa situazione particolare del Cold Blob in quell'area dell'Oceano Atlantico è comunque figlia del riscaldamento globale, perché è provocata dalla fusione eccessiva della calotta glaciale della Groenlandia. Quindi la causa primaria è sempre il riscaldamento globale. Ho già sentito commenti del tipo: “Ah, vedete che lì si sta raffreddando, quindi è tutta una balla, il clima non si riscalda!”. Quando mettiamo freddo con caldo si creano addirittura questi cortocircuiti comunicativi. Il Cold Blob è una piccola zona se la confrontiamo all'intero pianeta, dove la variazione delle temperature oceaniche è comunque dovuta al troppo caldo. Al caldo che fa fondere in modo massiccio i ghiacciai della Groenlandia che portano questa immissione imponente di acqua dolce e fredda. Soprattutto dolce.

Perché l'acqua dolce è un problema?

Il tema è che l'acqua deve affondare. In quel punto la corrente del Golfo – o comunque la parte di corrente calda superficiale dell'Atlantico – deve affondare per chiudere il nastro trasportatore. E per affondare deve diventare molto densa, quindi salata. Grazie al congelamento degli iceberg in superficie, in generale, aumenta la salinità dell'acqua che non congela e questa tende ad affondare. Ma se io metto dentro un sacco di acqua dolce, che è meno densa, ostacolo l'affondamento di queste acque fredde, quindi il nastro trasportatore non si chiude e non funziona più. Non c'è il ritorno profondo dell'acqua calda che è arrivata in superficie. Questa tende poi a ristagnare e a scaldare di più le zone meridionali, ad esempio nel Golfo del Messico. L'acqua calda non va via, rimane lì e si scalda di più.

Il Cold Blob è un fenomeno temporaneo o potrebbe diventare permanente?

È sempre temporaneo perché, come dimostra la storia, dipende dalla conformazione dei ghiacci che lo generano. Per ipotesi, se fondesse tutta la calotta della Groenlandia entro qualche secolo, il Cold Blob sparirebbe perché non c'è più ghiaccio

Chiarissimo

In compenso però avremmo i mari di 7 metri più alti. Perché se tutto il ghiaccio della Groenlandia dovesse fondere, il mare salirebbe di 7 metri. Ci sono tante concatenazioni e problematiche. Quest'acqua che fonde può eventualmente smorzare la corrente del Golfo, ma intanto fa aumentare il livello oceanico, per cui anche in India, che è lontanissima da lì, si ritroverebbero il mare che invade città abitate da decine di milioni di abitanti.

Come possiamo adattarci in Europa a questi cambiamenti? 

C'è una consapevolezza che richiede monitoraggio, ma il mondo dovrebbe svegliarsi e darsi da fare per evitare di peggiorare il cambiamento climatico, proprio per non superare queste soglie. La soglia del collasso per la corrente del Golfo è con 2 °C o con 4 °C in più del pianeta? Questo nessuno lo sa. L'unica cosa saggia è smettere di dare martellate sull'orologio, così almeno cerchiamo di fare in modo che continui a segnare un'ora abbastanza giusta. Più martellate gli do, più sono sicuro che poi si scassa, e a quel punto ogni sorpresa è possibile, compresa quella di cui stiamo parlando.

Il concetto è che nella fisica dell'atmosfera non c'è nulla di chiaro e lampante con una sola spiegazione. È tutto estremamente complesso. Quindi si deve rifuggire da queste semplificazioni eccessive del puntare il dito su un unico meccanismo come responsabile. C'è sempre una enorme serie di concause, di fattori di retroazione, con uno che influenza l'altro. Per il momento io indicherei che, forse, anche questo gioca un ruolo, ma non può essere ritenuto l'unica causa, sulla quale fra l'altro non possiamo incidere. Alla fine il problema è il riscaldamento globale che attiva tutta questa cascata di eventi. L'unica arma che noi abbiamo è diminuire le emissioni di CO2, per scaldare di meno il pianeta e quindi impedire questa cascata di sorprese climatiche, di fattori che interagiscono l'uno con l'altro.

Su alcuni media si è fatta un po' di confusione tra il fenomeno della "goccia fredda" e del Cold Blob, cosa può dirci al riguardo?

In meteorologia "goccia fredda" ha un significato preciso. È una zona di aria fredda a qualche migliaio di metri di quota con una circolazione chiusa. La goccia fredda è quella che ha generato l'alluvione di Valenciaalluvione di Valencia dell'ottobre del 2024. Il termine Cold Blob lo hanno ideato i climatologi e gli oceanografi che operano lì, un termine gergale, ma in italiano non userei goccia fredda proprio perché è un'altra cosa. Possiamo tradurlo in vari modi, come zona fredda, bolla fredda, macchia fredda o una cosa del genere. La goccia fredda è un fenomeno che si verifica in atmosfera, non nel mare.

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