Perché El Niño 2026-2027 rischia di diventare un evento climatico storico: i dati parlano chiaro
Che il fenomeno di El Niño 2026-2027 sarà uno dei più forti mai registrati è ormai praticamente acclarato da tutti i modelli previsionali utilizzati dagli scienziati. Non a caso, in base a quanto riportato dalla dashboard di theclimatebrink.com che tiene conto dei 14 principali modelli predittivi – fra i quali Climate Forecast System (NOAA/NCEP), Copernicus Climate Change Service (ECMWF) e SINTEX F – c'è il 99 percento delle probabilità che tra l'autunno di quest'anno e l'inverno del prossimo saremo innanzi a un evento “very strong”, ovvero molto forte, con un'anomalia termica superiore ai 2 °C. Dopo le intense e durevoli ondate di calore di questa estate, c'è il rischio di ulteriori fenomeni estremi nei prossimi mesi.
Ciò che si sta prospettando, infatti, va ben al di là di un comune “Super El Niño”. A luglio il climatologo Zeke Hausfather aveva dichiarato che il fenomeno in corso non solo sarebbe il più forte mai registrato, ma che potrebbe farlo “con un margine davvero sconvolgente”. A circa un mese di distanza queste previsioni sono ulteriormente peggiorate, spianando la strada a quello che sembra avere a tutti gli effetti le caratteristiche di un evento climatico storico. Secondo l'ultimo bollettino della NOAA c'è quasi il 70 percento dELLE probabilità che El Niño 2026-27 possa superare in intensità tutti gli eventi registrati dal 1950 ad oggi.
I dati su El Niño
I dati parlano chiaro: alla fine del mese scorso per il picco di El Niño si prevedeva un'anomalia termica – relativa al riscaldamento della superficie dell'Oceano Pacifico tropicale – di + 3,6 °C attesa a novembre 2026, ora la dashboard di theclimatebrink.com riporta un incremento di + 3,9 °C. L'intervallo dell'anomalia prevista per la regione El Niño 3.4 (quella di riferimento per i climatologi) è compreso tra + 3,5 °C e + 4,2 °C. Sono valori praticamente fuori scala, considerando i “Super El Niño” più forti mai registrati (1997-1998 e 2015-2016) registrarono una media ONI di circa 2,75 °C, quindi siamo a oltre 1 °C in più. Ricordiamo che El Niño è la fase calda dell'oscillazione meridionale di El Niño (ENSO), un fenomeno climatico del tutto naturale legato a cicli di 2-7 anni che si alterna con la fase fredda chiamata La Niña. In sostanza, si tratta del riscaldamento dell'Oceano Pacifico tropicale che può essere più o meno intenso. A peggiorarlo vi sono le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti immessi in atmosfera dalle attività antropiche, principale volano della crisi climatica in corso.
Come influenzerà il clima globale in autunno 2026 e nel 2027
El Niño è in grado di influenzare il clima globale e, in base alle temperature raggiunte, può innescare fenomeni atmosferici estremi che spaziano dalla siccità alle alluvioni, passando per ondate di calore significative. Gli effetti variano in base alla regione geografica interessata. Ad esempio, alla luce delle previsioni, si attendono fenomeni alluvionali particolarmente intensi in Sud America, Africa Orientale e parte degli Stati Uniti, mentre quelli siccitosi sono previsti per il Sud-Est Asiatico, l'Australia e l'Africa meridionale. Per l'Italia è ancora troppo presto per fare previsioni, ma come raccontato a Fanpage.it dal climatologo Nicola Scafetta dell’Università Federico II di Napoli è più probabile che ne sentiremo gli effetti in autunno. El Niño non colpisce direttamente l'Italia, tuttavia influenza la circolazione atmosferica globale e dunque potremmo avere a che fare con ondate di calore tardive, temperature più miti e fenomeni atmosferici più violenti. Ciò che è certo è che a livello globale El Niño può determinare enormi perdite economiche (si stimano fino a 10 trilioni di dollari entro il 2032).
Che El Niño 2026-2027 abbia tutte le carte in regola per trasformarsi in un evento climatico storico lo indica anche l'ultimo bollettino “ENSO: Recent Evolution, Current Status and Predictions” pubblicato il 17 agosto dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia federale statunitense che si occupa di fenomeni atmosferici, oceani e meteo spaziale. In base ai dati degli scienziati americani la temperatura superficiale del mare (SST – Sea Surface Temperatures) è “significativamente sopra la media” nelle regioni equatoriali del Pacifico centrale ed orientale. Anche le anomalie atmosferiche rilevate – come venti e moti di convezione – sono coerenti con un evento El Niño che continua a rafforzarsi. Secondo il modello NOAA c'è una probabilità superiore al 90 percento che l'evento diventi “Super” tra il prossimo autunno e inverno.
Caldo e anomalie termiche, un segnale chiaro
Le prime anomalie sono comparse a febbraio di quest'anno e le temperature hanno registrato un incremento significativo a partire da aprile. Nell'ultima settimana sono stati registrati incrementi di + 0,2°C nella regione 4; + 1,8 °c in quella 3.4; + 2,5 °C nella 3; e di + 3,2 °C nella 1+2. Sono dati coerenti con le preoccupanti previsioni per i prossimi mesi indicate da theclimatebrink.com. Anomalie termiche sono state registrate fino a 300 metri di profondità nel mare e in atmosfera. Secondo gli esperti i suoi effetti persisteranno fino alla primavera del prossimo anno, quando poi dovrebbe nuovamente lasciare il campo aperto per La Niña.
Al momento parliamo di modelli previsionali e non sappiamo quali saranno gli effetti sull'Europa e sull'Italia, ciò nonostante siamo innanzi all'ennesimo, chiaro segnale del cambiamento climatico in atto, con conseguenze catastrofiche per l'intera umanità se non riusciremo a contenere il progressivo e inesorabile aumento delle temperature medie rispetto all'epoca preindustriale. La soglia critica da non superare, secondo gli esperti, è sempre quella di + 1,5 °C. Innalzamento del livello dei mari, migrazioni di massa, siccità estrema, collasso degli ecosistemi, carestie, ondate di calore mortali, incendi distruttivi e fenomeni atmosferici sempre più frequenti e violenti sono solo alcuni degli effetti innescati dal riscaldamento globale catalizzato dalle attività umane.