Un’immensa voragine grande quanto il Portogallo si è formata nel ghiaccio marino antartico
Nell'inverno australe del 2024 si è verificato un evento senza precedenti nel cuore del ghiaccio marino antartico: la comparsa di una gigantesca voragine – formalmente una polinia – estesa quasi quanto il Portogallo. Il mostruoso buco, ben visibile nei dati scientifici, si è formato in un punto in cui il ghiaccio marino era presente ininterrottamente dal 1979, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari. A circa due anni dalla scoperta della polinia oceanica, emersa esattamente tra luglio e agosto 2024 nella Baia di Breid (Antartide orientale), gli scienziati sono riusciti a determinare esattamente cosa l'ha innescata. Dall'indagine è emerso che al preoccupante fenomeno hanno concorso una serie di fattori, fra i quali ondate di calore atmosferiche, ondate di calore marine, risalita di acqua calda, venti in grado di spazzare lo strato superficiale dell'acqua marina e soprattutto sei fiumi atmosferici in sequenza, flussi di aria calda e umida provenienti dai tropici. Questa combinazione di eventi ha praticamente impedito all'acqua di congelare, facendo comparire l'immensa voragine nel ghiaccio marino. I ricercatori sottolineano che questi fenomeni sono intensificati dal riscaldamento globale catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti legati alle attività umane, il volano della crisi climatica in atto.
A determinare che una serie di fattori legati al cambiamento climatico ha innescato l'enorme voragine antartica è stato un team di ricerca indiano guidato da scienziati del Centro nazionale per la ricerca polare e oceanica – Ministero delle scienze della Terra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto per gli studi sui cambiamenti climatici di Kottayam. I ricercatori, coordinati da Jeebanjyoti Swain e Babula Jena, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver incrociato dati provenienti da varie fonti: misurazioni sul posto, raccolta di dati da boe autonome incluse nel programma Argo e osservazione di immagini satellitari. Analizzando le dinamiche atmosferiche e oceaniche verificatesi nell'estate australe nel 2024, i ricercatori hanno dimostrato il ruolo prominente dei fiumi atmosferici e del calore oceanico subsuperficiale, che hanno “inibito la crescita del ghiaccio marino invernale nella baia di Breid, una regione che è rimasta coperta di ghiaccio durante il periodo luglio-agosto per tutta l'era satellitare, a partire dal 1979”, scrivono gli autori dello studio.
Il fenomeno è stato osservato esattamente tra il 4 e il 10 agosto 2024, quando nell'emisfero australe (meridionale) era pieno inverno. La polinia oceanica ha raggiunto la massima estensione l'8 agosto, quando ha raggiunto 89.121 chilometri quadrati, più o meno quanto il Portogallo (un'area grande quanto Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta messi assieme). Il ghiaccio marino si forma e si fonde ciclicamente ogni anno e non contribuisce all'innalzamento del livello del mare, tuttavia quando è abbondante esso rappresenta una sorta di cuscinetto che protegge (almeno in parte) i ghiacciai da mari e oceani sempre più caldi. Il ghiaccio antartico sta tuttavia vivendo un vero e proprio crollo dal 2016, con cali sempre più estesi registrati negli ultimi anni: il 2024, ad esempio, è stato il terzo anno con meno ghiaccio marino antartico in assoluto. Quell'anno, sin da luglio, il ghiaccio aveva subito una contrazione significativa, passando dal 97 percento all'inizio del mese al 25 percento alla fine dello stesso.
La polinia, come indicato, è stata innescata da una serie di fattori, fra i quali il più influente è stato il colpo ripetuto degli Atmospheric Rivers (i fiumi atmosferici), ovvero giganteschi flussi atmosferici che portano vapore acqueo e calore dai tropici fino alle medie latitudini dei poli. Questi fenomeni hanno portato aria sensibilmente più calda della media, elevata umidità, significativa copertura nuvolosa, grandi nevicate “calde” e venti da nord, che assieme hanno spinto le temperature atmosferiche fino a 19 °C oltre la media stagionale. I fiumi atmosferici si sono combinati con l'acqua marina più calda del normale, frutto di una vera e propria ondata di calore marina con temperatura di + 0,6 °C rispetto alla norma. A questi fenomeni si è combinato anche l'effetto Ekman, causato da venti che hanno spazzato via acqua superficiale più fredda facendo risalire quella relativamente più calda degli strati profondi. I venti freddi arrivati da sud hanno inoltre creato una sorta di anello di banchisa attorno alla polinia oceanica, dove le condizioni non hanno permesso all'acqua di congelare e quindi di far comparire la consueta copertura ghiacciata.
“Poiché si prevede che il riscaldamento climatico intensificherà i fiumi atmosferici e poiché la parte superiore dell'Oceano Antartico ha mostrato segni di riscaldamento dal 2016, le condizioni di scarsa copertura di ghiaccio marino e la formazione di polinie potrebbero diventare frequenti in regioni in cui il ghiaccio marino è rimasto storicamente stabile”, hanno chiosato Swain e i colleghi. I dettagli della ricerca “Unprecedented Open-Ocean Polynya in Breid Bay, East Antarctica in Winter 2024” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters.