L’innalzamento del livello del mare può aumentare la diffusione di specie marine invasive
L’innalzamento del livello del mare sta cambiando le nostre coste e con esse le condizioni in cui vivono molti animali marini. Queste trasformazioni possono incidere anche sull’espansione di specie non autoctone, ampliando le aree in cui possono insediarsi. A fare il punto su come il cambiamento climatico stia portando alla ridistribuzione della vita sulla Terra è un nuovo studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution, che ha individuato le aree costiere a maggior rischio di diffusione di specie marine invasive.
Secondo i ricercatori, entro la metà e la fine di questo secolo, oltre due terzi delle coste globali recentemente sommerse potrebbero diventare “un habitat adatto per 122 specie marine non autoctone, tra cui il granchio cinese dalle zampe pelose, l’ostrica del Pacifico e il gambero tigre asiatico”. Tra le regioni più a rischio ci sono le coste degli Stati Uniti orientali e del Golfo del Messico, ma anche le coste che affacciano sul Mare del Nord, quelle della Cina sudorientale e dell’Australia settentrionale. “In particolare, gli estuari dei fiumi nelle regioni alle medie latitudini saranno ambientamene più idonei ” spiega Zhixin Zhang dell’Istituto di Oceanologia dell’Accademia cinese delle scienze di Guangzhou, alla guida del team che ha condotto lo studio.
Le invasioni biologiche rappresentano una delle principali cause di perdita di biodiversità e di alterazione degli ecosistemi ma il potenziale di come i cambiamenti climatici possano modificare la distribuzione delle specie marine non autoctone nelle aree costiere non era stato ancora valutato a livello globale. Modellando la distribuzione futura di 122 specie marine non autoctone, tra cui granchio blu atlantico, il granchio verde europeo e la stella marina del Pacifico settentrionale, sulla base degli scenari futuri di innalzamento del livello del mare, gli autori hanno previsto tra 290.000 e 470.000 chilometri quadrati di nuove aree costiere sommerse potrebbero diventare habitat adatti alla loro espansione.
“Ciò equivale a un’area approssimativamente pari alle dimensioni dell’Italia, nella stima più bassa, e della Svezia, nella stima più alta” hanno precisato i ricercatori. “In tutti gli scenari, si prevede che le specie invasive saranno in grado di colonizzare più di due terzi del territorio costiero sommerso nelle regioni in cui sono già presenti”.
I risultati rivelano una via di diffusione delle specie invasive finora trascurata e sottolineano la necessità di includere l’innalzamento del livello del mare nelle valutazioni del rischio di invasione. Secondo gli autori, strategie di monitoraggio e gestione tempestive possono contribuire a limitare gli effetti sulla biodiversità, sulla produttività della pesca e su altri servizi ecosistemici nelle regioni costiere. Tuttavia, avvertono che permangono delle incertezze e che gli habitat recentemente inondati potrebbero non sempre favorire una rapida colonizzazione.