Satellite NASA mostra che il Super El Niño 2026-27 è così forte da cambiare colore all’oceano
Potrebbe sembrare assurdo, ma l'impatto del Super El Niño 2026-27 è così forte che sta cambiando persino il colore dell'oceano. Quest'anno, infatti, il Pacifico risulta molto più blu rispetto al 2025, come mostrano le immagini catturate dal satellite PACE (Plankton, Aerosol, Cloud, ocean Ecosystem) della NASA. Potrebbe sembrare positivo che il “Grande Blu” sia appunto più blu, ma la realtà è decisamente diversa. In genere, quando il fenomeno climatico di El Niño non è presente, l'Oceano Pacifico visto dagli strumenti satellitari mostra una evidente striscia verde con sfumature turchesi che attraversa la zona tropicale, dal Sud America (dove è più intensa) al Sud-Est asiatico. Quest'anno la fascia verdastra risulta sensibilmente ridotta, sia in lunghezza che in ampiezza, sostituita dal blu intenso. Cosa sta succedendo?
Tutto è legato all'anomalia termica innescata dal Super El Niño attualmente in corso, il cui picco atteso per dicembre 2026 è di ben + 4.0 °C, secondo i 14 modelli climatici predittivi più importanti integrati nella dashboard di The Climate Brink. L'ultimo valore registrato è relativo al 19 ottobre, con un'anomalia di + 3.36 °C. In parole semplici, l'acqua del Pacifico è talmente calda che sta determinando un calo significativo del fitoplancton, l'insieme di microrganismi vegetali – soprattutto alghe e cianobatteri – che vive nell'oceano. Il verde catturato dallo strumento Ocean Color Instrument del satellite PACE mostra la presenza di clorofilla, alla base della fotosintesi: poiché c'è molto meno fitoplancton a causa del Super El Niño, l'oceano risulta più blu.
Questi microrganismi, fondamentali anche per la produzione dell'ossigeno che respiriamo, come spiegato dalla NASA prediligono acque fredde e ricche di nutrienti, ma a causa dell'indebolimento dei venti alisei – alla base dell'innesco di El Niño – viene ridotta la risalita di queste acque verso la superficie. Ciò determina la riduzione significativa del colore verde nelle immagini satellitari di PACE, che osserva l'oceano «in un ampio spettro di colori, coprendo centinaia di diverse lunghezze d'onda della luce visibile, del vicino infrarosso e ultravioletta, monitorando il fitoplancton e altri cambiamenti di colore dell'oceano in tempo quasi reale», evidenzia l'agenzia aerospaziale statunitense.

Il fitoplancton è alla base della catena alimentare e il suo decremento ha effetti a cascata su molteplici organismi, dallo zooplancton (composto da animali microscopici) ai grandi cetacei. La mancanza di prede e l'acqua calda stanno determinando un cambiamento nel comportamento degli animali e il crollo degli stock ittici, soprattutto al largo delle coste del Sud America, in particolar modo quelle peruviane. I pescherecci che provano a uscire in mare tornano mezzi vuoti, mentre molti altri restano in porto perché col prezzo dei carburanti alle stelle è diventato sconveniente provare a pescare. Il risultato è carenza di pesce e prezzi fuori controllo. Poiché il pesce azzurro peruviano è tra i più importanti per la produzione di mangimi destinati agli allevamenti di salmone, alcune grandi aziende europee hanno iniziato a nutrire questi pesci con sottoprodotti derivati dal pollo. Questo Natale, pertanto, gli italiani potrebbero trovare sulle proprie tavole salmone nutrito con proteine derivate dal settore avicolo.

Il cambiamento di colore del Pacifico nelle immagini satellitari è solo un effetto visivo dell'enorme impatto ecologico, economico e climatico che il Super El Niño 2026-27 sta determinando. Gli scienziati riescono a osservarlo in tempo reale proprio grazie al satellite PACE, lanciato nello spazio nel 2024. “Alcuni pensano che l'acqua sia semplicemente blu, ma è sorprendente la moltitudine di colori che può assumere l'oceano”, ha affermato il dottor Matthew Kehrli, primo ricercatore del progetto PACE. “Si hanno delle aspettative su ciò che si pensa possa accadere, a vedere visivamente i risultati con i prodotti dati con cui si lavora in tempo reale è gratificante”, ha aggiunto l'esperto, sottolineando l'importanza di poter valutare in maniera così cristallina l'impatto di fenomeni come El Niño.

Il picco dell'anomalia termica di + 4.0 °C atteso per dicembre 2026 è un valore senza precedenti che i ricercatori hanno già definito “storico”. Secondo l'ultimo bollettino della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l'agenzia federale statunitense che si occupa di atmosfera, oceani e meteo spaziale, c'è una probabilità dell'83 percento che il fenomeno di El Niño in corso sia il più potente mai registrato dal 1950 ad oggi, cioè da quando si raccolgono dati per monitorarlo. L'anomalia termica sopraindicata si riferisce alla regione Niño 3.4 dell'Oceano Pacifico tropicale, considerata la più importante per determinare l'intensità e l'impatto del fenomeno. L'acqua è così calda che gli esperti temono un impatto catastrofico a causa di eventi climatici estremi (catalizzati proprio dall'accumulo di calore ed energia in atmosfera rilasciati dagli oceani), siccità, carestie e altri effetti. Studi stimano decine di milioni di persone in più che soffriranno la fame e mezzo milione di morti, a causa di un Super El Niño così estremo.