Cambiamenti climatici

El Niño è un fenomeno climatico molto complicato: proviamo a spiegarlo in modo semplice

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La striscia rossa rappresenta il calore dell'Oceano Pacifico legato a El Niño. Credit: NOAA
Si stima che El Niño 2026-2027 possa diventare il più potente di sempre e, come affermato dall’ONU, può spingere il pianeta in una “zona di pericolo estremo”. Cos’è, quali sono i suoi effetti e come si forma, spiegato in modo semplice.

Da alcuni mesi si parla del ritorno del fenomeno climatico El Niño e dei suoi effetti sul pianeta, con impatti potenzialmente catastrofici nelle regioni lambite dall'Oceano Pacifico. A rendere particolarmente preoccupante l'evento attuale, che raggiungerà il suo picco tra fine autunno-inizio inverno 2026 e che scemerà nella prima parte del 2027, vi sono le previsioni dei modelli climatici. Secondo tali modelli, infatti, siamo innanzi al più potente Super El Niño mai registrato. Il segretario generale dell'ONU Antonio Guterres a tal proposito ha affermato che El Niño 2026-2027 sta assumendo “proporzioni gigantesche” e sta rendendo il pianeta una "zona di pericolo del clima estremo".

Clima, l'allarme ONU per il Pianeta: "El Niño spinge in una zona di pericolo"

Per novembre di quest'anno si calcola un'anomalia termica dell'acqua marina superficiale del Pacifico orientale e tropicale di ben + 3,9 °C, oltre 1 °C in più rispetto ai record storici del passato. Un simile valore di El Niño sta a significare soprattutto una cosa: che il Pacifico ha accumulato una quantità di energia spropositata e la sta riversando in atmosfera sotto forma di calore e umidità, catalizzando il rischio di fenomeni meteorologici estremi sempre più intensi e frequenti. È proprio alla luce di queste previsioni che l'ONU ha parlato di "zona di pericolo" e "proporzioni gigantesche".

Cos'è il fenomeno El Niño

Quelli sopraindicati, a grandi linee, sono gli effetti che ci si attendono da El Niño 2026-2027. Ma cos'è esattamente El Niño? In parole molto semplici, si tratta della fase calda di un fenomeno naturale chiamato El Niño-Oscillazione Meridionale (ENSO). Come spiegato dai National Centers for Environmental Information (NCEI) della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l'agenzia federale statunitense che si occupa di atmosfera, oceani e meteo spaziale, si tratta di fluttuazioni periodiche della temperatura superficiale del mare (SST) e della pressione atmosferica sovrastante. Nello specifico, è coinvolto l'Oceano Pacifico tropicale. El Niño è la fase calda di queste variazioni, mentre La Niña è quella fredda: l'intero ciclo di queste fluttuazioni prende il nome di ENSO.

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El Niño e La Niña. Credit: NOAA

El Niño, in spagnolo “Il Bambino”, è stato nominato in questo modo da gli abitanti cattolici del Sud America equatoriale (e occidentale) nel 1800 perché raggiunge il suo picco proprio verso la fine dell'anno, in concomitanza col Natale. È un omaggio alla natività di Gesù Cristo. El Niño e La Niña, spiega la NOAA, in genere “durano dai nove ai dodici mesi, ma a volte possono protrarsi per anni.” Mediamente, questi eventi si verificano sulla base di un ciclo con una durata variabile compresa tra i 2 e i 7 anni, ma non c'è una regolarità.

Affinché un evento di El Niño sia ufficialmente riconosciuto dai climatologi, le temperature superficiali mensili del mare nell'Oceano Pacifico tropicale centrale e orientale – che prendono il nome di Niño 3.4 – devono aumentare di +0,5 °C rispetto alla norma e persistere “per almeno cinque periodi consecutivi sovrapposti di tre mesi”. In parole semplici, questa zona del Pacifico deve risultare costantemente più calda di almeno + 0,5 °C in un determinato arco temporale. Quest'anno le avvisaglie della formazione sono iniziate ad aprile e a giugno è stato confermato dalla NOAA.

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Le regioni di El Niño. Credit: NOAA

Come si forma El Niño

Il meccanismo di formazione di El Niño non è ancora pienamente compreso dagli scienziati; ciò che è certo è che si tratta di un processo molto complesso che coinvolge i venti alisei, che spirano da nord-est verso sud-ovest nel nostro emisfero (settentrionale o boreale) e sud-est a nord-ovest in quello meridionale (o australe). Come sottolineato a Fanpage.it dal professor Mercalli, questo cambiamento degli alisei – che vengono indeboliti durante El Niño – modificano “la quantità di acqua calda che c'è sull'Oceano Pacifico.” “Normalmente – evidenzia Mercalli – gli alisei la spingono verso ovest e l'Oceano Pacifico risulta inclinato di circa 80 centimetri”, diventando “più alto verso l'Australia e più basso verso il Cile”. Poiché l'acqua calda superficiale viene spostata dagli alisei, dalle profondità emerge acqua fredda, che viene “attinta dalla corrente dell'Antartide.” “È acqua molto fredda che affiora contro la costa del Sud America, quindi tra Cile, Ecuador, Perù. Qui normalmente l'acqua è più fredda, mentre è più calda altrove: questa è la condizione di La Niña”, spiega il climatologo.

El Niño si verifica quando gli alisei si indeboliscono, processo che blocca il fenomeno dell'upwelling (cioè la risalita dell'acqua fredda) e l'acqua calda si distribuisce su un'area più ampia della superficie del Pacifico, alimentando il calore anche in atmosfera. “Poiché [gli alisei NDR] non riescono a spingere l'acqua calda verso ovest, c'è un riflusso – torna indietro, in sostanza – e l'acqua ricopre più omogeneamente tutto il Pacifico. Tutto si riscalda molto di più. Però i motivi per cui questi alisei si indeboliscono sono ancora in corso di ricerca, ci sono delle ipotesi. Sono fenomeni così complessi che risultano difficili persino per gli addetti ai lavori”, ha chiosato il professor Mercalli.

Le conseguenze sul clima

Gli esperti, a causa del Super El Niño 2026-2027, si attendono alluvioni eccezionali in Africa orientale, Sud America e parte degli Stati Uniti, mentre per Australia, Sud-Est asiatico e Africa meridionale si prospetta una siccità senza precedenti. Più è forte El Niño, maggiore è l'impatto sulla corrente a getto del Pacifico; per questo motivo si determina un aumento delle tempeste invernali in California e altri Stati degli USA meridionali. D'altra parte, sempre negli Stati Uniti, ci si può aspettare condizioni più calde e secche nella fascia settentrionale, “fino ai Grandi Laghi”, evidenzia la NOAA. Le acque calde di El Niño possono inoltre catalizzare la formazione uragani nell'Oceano Pacifico centro-orientale, ostacolando al contempo la formazione di queste perturbazioni nell'Oceano Atlantico.

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Gli effetti attesi di El Niño. Credit: IRI/NOAA

Le conseguenze complessive del Super El Niño possono essere drammatiche: le perdite, infatti, potrebbero essere spaventose sia in termini di vite umane che economiche, senza dimenticare l'incalcolabile danno ambientale. Non c'è da stupirsi che alcuni Paesi come El Salvador e Panama abbiano già dichiarato lo stato di emergenza, prima che arrivi il picco. Fortunatamente, sebbene El Niño abbia la capacità di influenzare il clima globale, come indicato le conseguenze estreme riguardano solo i territori affacciati sul Pacifico; in Europa e dunque anche in Italia, come spiegato a Fanpage.it dal climatologo Luca Mercalli, possiamo attenderci un aumento del caldo nei prossimi mesi, in un contesto di temperature eccezionali catalizzate dal riscaldamento globale. Ciò, chiaramente, è tutto fuorché “innocuo”, ma non dobbiamo aspettarci le devastazioni dirette di El Niño che rischiano di sconquassare diversi Paesi nel prossimo periodo.

In tutto questo non abbiamo citato il riscaldamento globale, semplicemente perché, come evidenziato dall'ONU, “gli scienziati non hanno ancora stabilito che il cambiamento climatico di origine antropica stia aumentando o intensificando El Niño.” “Tuttavia – aggiunge l'Organizzazione delle Nazioni Unite – un'atmosfera e un oceano più caldi possono amplificarne alcune conseguenze, aumentando il calore e l'umidità disponibili per alimentare eventi meteorologici estremi.” In sostanza, più mari e oceani sono caldi, maggiori sono i rischi di fenomeni meteo sempre più violenti e frequenti, come dimostrato da molteplici studi.

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