Eventi meteo estremi in Italia: mappa suggerisce le regioni a rischio nell’autunno 2026
Il Mar Mediterraneo è stato esposto a una significativa ondata di calore marina nel corso dell'estate 2026, sfociata in alcune anomalie termiche eccezionali. Come evidenziato dai dati del Copernicus Marine Service, nelle ultime settimane il Mare Nostrum ha raggiunto temperature comprese tra i 28 °C e i 30 °C, con alcune aree – come il Golfo del Leone tra Spagna e Francia – dove l'anomalia ha raggiunto i + 6 °C rispetto alla media del periodo. Si tratta di un valore così elevato che non solo è in grado di sconquassare gli equilibri biologici dell'habitat naturale, danneggiando fortemente gli organismi marini, ma anche di accumulare un'immensa quantità di energia nel mare. Quest'ultima, una volta caricata in atmosfera, con le giuste condizioni verrà liberata attraverso fenomeni meteorologici estremi come tempeste e alluvioni.
A ricordare l'impatto di mari e oceani più caldi vi è un recente studio della NASA coordinato dal dottor Hartmut Aumann, nel quale è stato determinato che le tempeste estreme negli oceani tropicali si generano proprio quando la temperatura superficiale supera i 28 °C. Gli autori della ricerca hanno inoltre determinato che per ogni grado Celsius aggiuntivo si formano il 21 percento di tempeste violente in più. A causa del cambiamento climatico catalizzato dall'immissione in atmosfera di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra, si stima che le temperature degli oceani tropicali aumenteranno di 3 °C entro la fine del secolo; ciò significa che in quell'area tra circa 70 anni potrebbe verificarsi il 60 percento in più di tempeste estreme. Un nuovo studio cinese indica anche che il numero di vittime delle alluvioni può aumentare del 30 percento se a innescarle vi sono ondate di calore marine, come quelle che hanno colpito il Mar Mediterraneo negli ultimi mesi.
È in questo contesto di crisi climatica che il professor Luigi Fontana dell'Università di Sydney, medico esperto di nutrizione, ambientalista e divulgatore scientifico da tempo impegnato sugli effetti del riscaldamento globale, in un post su Facebook ha paragonato il Mar Mediterraneo a una gigantesca batteria termica. Lo scienziato ha sottolineato che con un'anomalia termica di +3 °C nei primi 20 metri di mare si accumulano circa 245 milioni di joule per metro quadrato, che diventano 245.000 miliardi di joule su 1 chilometro quadrato di mare, pari a 68 GWh di energia. Poiché un mare “rovente” come il Mare Nostrum – che, come indicato, ha raggiunto temperature fino a 30 °C – trasferisce più acqua (vapore acqueo) e calore in atmosfera, quest'ultima si carica di energia favorendo la formazione di nuvole e pioggia, alimentando ulteriormente i moti di convenzione. “Con 100 mm [di pioggia NDR] siamo nell’ordine di 240.000 miliardi di joule per km²”, spiega nel suo post.
Lo scienziato specifica che non si può prevedere dove avverranno i singoli fenomeni meteorologici estremi in Italia, tuttavia è possibile identificare aree e regioni esposte a “finestre climatologicamente più delicate” a causa di questo enorme accumulo di calore nel Mar Mediterraneo. Queste zone maggiormente esposte al rischio e l'intervallo temporale sono state indicate in una mappa ad hoc condivisa dal professor Fontana.
Tra il 25 settembre e il 15 ottobre, ad esempio, le aree più esposte potrebbero essere quelle della Liguria e dell'alta Toscana, a causa del Mar Ligure molto caldo e dell'impatto di correnti d'aria meridionali molto umide che impattano contro l'Appennino ligure e le Alpi apuane, "in una regione storicamente esposta ad alluvioni improvvise". Tra il 10 ottobre e il 15 novembre potrebbe essere coinvolta la Sardegna orientale, a causa di una depressione che richiama aria calda est-sudest e per fattori orografici (che sollevano l'aria umida). Infine, tra il 20 ottobre e il 30 novembre, per via di una combinazione tra Mar Ionio molto caldo, correnti umide e presenza di rilievi, queste piogge estreme potrebbero interessare la Sicilia orientale e la Calabria ionica. “Copernicus vede inoltre per l’autunno 2026 un segnale verso condizioni più piovose della media nell’Europa meridionale e occidentale, ma l’incertezza delle previsioni stagionali rimane elevata”, evidenzia il professor Fontana, specificando l'imprevedibilità dei fenomeni climatici.
Il dottor Andrea Pisano, Fisico e ricercatore presso l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, analizzando la mappa sopraindicata evidenzia che i numeri e il meccanismo generale sono corretti, tuttavia ritiene che il testo risulti “un po’ sensazionalistico”. “La temperatura superficiale – spiega il climatologo – non dimostra che l’anomalia interessi i primi 20 metri e il calore accumulato non si trasferisce direttamente alle piogge. Anche le finestre temporali regionali sono plausibili, ma troppo precise e una previsione stagionale più piovosa non implica automaticamente più alluvioni.”.
Non resta che attendere l'arrivo dell'autunno per sapere quali saranno gli effetti di un Mar Mediterraneo così rovente. Ciò che è certo, come sottolineato a Fanpage.it dal climatologo Luca Mercalli, è che non avremo a che fare con gli eventi estremi associati al Super El Nino in arrivo, che riguarderanno le regioni direttamente collegate al Pacifico, tuttavia andremo incontro a un aumento del caldo.