Quel vizio degli influencer di venderci i loro gioielli: il caso di Sara Di Sturco e Mattia Cerrito

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Mattia Cerrito e Sara Di Sturco hanno lanciato il brand Aratism, sono gioielli venduti in uno shop online. Il sito di Aratism ha retto qualche giorno, poi è stato chiuso dopo le critiche di molti utenti. Abbiamo ricostruito il caso.

Mattia Cerrito, classe 1990. Sara Di Sturco, classe 1997. Entrambi hanno un discreto background sul web. Anni di video, carriere ondivaghe e negli ultimi mesi una nuova fase di popolarità legata alla loro coppia, soprattutto su TikTok. 1,1 milioni di follower lui, 4,5 milioni di follower lei. Qui pubblicano soprattutto vlog, video in cui raccontano le loro giornate. Un po’ funziona l’effetto cringe, Cerrito ha 36 anni, Di Sturco due bambini e una matrimonio alle spalle. Almeno non mostra più i figli in volto, ma questo è un altro capitolo. Eppure i video che pubblicano insieme sembrano quelli di una coppia di ragazzini che si è appena conosciuta. O almeno, queste sono le critiche che si leggono in molti commenti. L’ultimo caso che li riguarda esula però dal social gossip. Di Sturco e Cerrito hanno lanciato il loro brand di gioielli: Aratism. Sì, è composto dalle lettere dei loro nomi.

Da qui il caos. Se cercate Aratism su Google non troverete più un sito attivo. Solo una pagina vuota in cui si può lasciare una mail per essere avvisati in caso il sito ritorni. Non solo. È difficile ritrovare i video in cui presentano i loro gioielli al pubblico. Nel giro di poche ore dai primi contenuti su Aratism i video sono stati criticati perché mentre sul sito di Aratism, ora non disponibile, in base agli screenshot sopravvissuti i gioielli venivano venduti per cifre che variano tra i 40 e gli 80 euro. E fino a qui niente di strano. Diversi utenti però hanno cominciato a segnalare che gioielli molto simili si possono trovare a pochi euro su AliExpress, ecommerce cinese non certo noto per la qualità della sua merce.

Non è la prima volta che un influencer lancia un brand di gioielli. Chiara Ferragni ha fatto da apripista ma poi abbiamo visto tanti che si sono buttati sullo stesso business. La sorella Valentina Ferragni l’ha seguita. Togliamo dal mazzo Martina Strazzer, che è partita sui social direttamente con l’idea di lanciare un brand. Il processo è noto: si acquisisce popolarità sui social, si crea una community e a quel punto si cerca di convertire l’attenzione di quella community in vendite. Il punto però è sempre quello di scegliere il prodotto giusto. Un creator che si occupa di videogame difficilmente venderebbe creme per il corpo con il suo nome. In questo settore i campioni sono i Me Contro Te, Luigi Calagna e Sofia Scalia. Creator che si occupano di contenuti per bambini che hanno concesso il loro marchio per qualsiasi prodotto dedicato all’infanzia: dal materiale per la scuola ai giocattoli, passando per ombrelli, orologi, spazzole, monopattini e palloni.

Da dove arrivano i gioielli: il rivenditore polacco Elementownia

Ora, il problema è complesso. Non è possibile accertare che i gioielli di Aratism siano gli stessi di AliExpress, anche perché in passato sono state registrate diverse testimonianze di artigiani, magari con uno shop online, che hanno dichiarato di aver trovato oggetti con design creati da loro in vendita su AliExpress. In questo caso però Cerrito e Di Sturco non hanno materialmente creato i gioielli e, stando alle loro dichiarazioni, non li hanno nemmeno disegnati. Più semplicemente sono andati da un rivenditore all’ingrosso per scegliere i pezzi con cui comporre la loro collezione e poi venderla alle loro community. In un video pubblicato sul canale YouTube di Sara Di Sturco i due, difendendosi dall’accusa di truffa, hanno spiegato di aver acquistato i loro prodotti da un rivenditore polacco. Nello specifico il sito di riferimento è Elementownia.pl.

Abbiamo fatto qualche verifica. Il sito esiste e come si può vedere con qualche controllo mette a disposizione moltissimo materiale. Di Sturco e Cerrito spiegano di essere fisicamente andati nella sede di Elementownia in Polonia, potrebbe essere lo store di Varsavia. Qui a questo punto hanno scelto i gioielli da vendere sul loro sito. In base al materiale fornito da Di Sturco e Cerrito sembra difficile quindi che i prodotti arrivano da AliExpress ma resta qualche dubbio sui prezzi.

Prendiamo solo un ciondolo. Sul sito di Elementownia.pl si può acquistare quello che Sara Di Sturco chiama “Cagnolino Palloncino”, un ciondolo con un design che ricorda male le opere di Jeff Koons. Sul sito di Aratism con il codice LOVE 03 quel ciondolo montato su una catenella veniva venduto per circa 45 euro. Senza catenella, un ciondolo dal design molto simile (non escludiamo che il sito abbia linee premium con materiali diversi) viene venduto da Elementownia.pl per 15 zloty polacchi. L’equivalente di 3,45 euro. Anche mettendoci dentro i costi di spedizione, marketing e quelli per il mantenimento del sito, se il gioiello fosse lo stesso il margine di guadagno sarebbe notevole.

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