Caldo estremo in Europa: oltre 35.000 morti stimati nel 2026, ma il dato finale sarà peggiore
Quando una persona perde la vita per il caldo, molto spesso questo dettaglio non viene riportato dal medico nel referto sul decesso. La causa specifica della morte indicata dallo specialista, infatti, potrebbe essere un ictus, una crisi respiratoria, o magari un evento cardiovascolare come l'infarto del miocardio o l'arresto cardiaco, tutte condizioni che il caldo eccessivo può innescare e favorire, non solo in chi già soffre di determinate patologie, ma anche in individui sani. Per queste ragioni non è semplice determinare quante persone muoiono a causa delle ondate di calore estreme, come quelle che abbiamo vissuto – e stiamo ancora vivendo – in Europa a partire da maggio (il mese in cui, incredibilmente, sono state registrate le prime vittime per il caldo in Francia).
Per ovviare a questa mancanza critica nella raccolta dei dati, come spiegato nell'articolo “Excess mortality attributed to heat and cold: a health impact assessment study in 854 cities in Europe” pubblicato nel 2023 sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet: Planetary Health, gli statistici si basano su un fattore chiamato eccesso di mortalità. In parole molto semplici, si osservano i decessi reali che si verificano in un dato periodo molto caldo e i numeri rilevati si mettono a confronto con la media dei morti nella stessa finestra temporale in condizioni normali (ovvero senza ondate di calore), così si può calcolare la differenza tra morti osservati e quelli attesi, quello che appunto i ricercatori definiscono eccesso di mortalità. Lo “zampino” del caldo diventa lampante quando si usano i modelli epidemiologici che stimano la relazione temperatura–mortalità.
È attraverso questi strumenti che, in base a un'analisi condotta dal Guardian, nel Vecchio Continente si sono registrate almeno 35.000 vittime in eccesso, in associazione alle quattro ondate di calore consecutive che abbiamo vissuto in Europa tra la fine della primavera e l'estate 2026 (e non è ancora finita, si prevedono temperature fino a 45 °C da qui alla fine di agosto al Centro-Sud). Il dato citato dal Guardian è legato principalmente al calcolo provvisorio della mortalità in eccesso per tre grandi Paesi (Francia, Germania e Spagna), in cui i decessi in più rispetto al dato atteso hanno superato i 25.000. La cifra è destinata a salire, considerando che siamo nel pieno della quarta ondata di calore, manca ancora un mese esatto alla stagione autunnale e in alcuni casi non è nemmeno stato contemplato il mese di agosto.
Il bilancio più pesante si registra in Germania, considerando che i dati pubblici parlano di circa 14.000 morti legati al caldo tra il 6 aprile e il 9 agosto, di cui oltre 10.000 con più di 75 anni (gli anziani sono tra i più esposti ai rischi). È un dato eccezionale, tenendo presente che il precedente record annuale per i decessi legati al caldo risaliva al 2018 con 9.000 vittime. L'incremento significativo riflette le temperature estreme di oltre 40 °C registrate quest'anno in diversi Land tedeschi. La settimana più mortale è stata quella tra il 22 e il 28 giugno, quando i decessi correlati al caldo, secondo l'agenzia sanitaria pubblica Robert Koch Institute (RKI), sono stati ben 9.600, un record a livello europeo. Solo a luglio 2022, in piena pandemia di COVID-19, si è registrato un eccesso di mortalità superiore in estate, quando appunto moltissime vittime furono causate dal coronavirus SARS-CoV-2.
Per quanto concerne la Spagna, l'Istituto di sanità Carlos III ha rilevato che tra la fine della primavera e la settimana di agosto appena conclusa (fino a domenica 23) ci sono state poco meno di 5.000 vittime correlate al caldo, 500 in più della settimana peggiore di sempre risalente al 2022. La Francia invece indica 7.300 morti in eccesso – per tutte le cause – tra maggio e la terza settimana di luglio, quindi manca una larghissima fetta del periodo colpito dalle ultime ondate di calore, che lo ribadiamo, sono ancora in corso. È interessante notare che le cifre indicate dal Guardian sono sensibilmente superiori a quelle calcolate da scienziati della London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM) e dell'Imperial College di Londra per l'estate del 2025. Secondo il loro studio, lo scorso anno le vittime in eccesso per il caldo sono state 16.500 e il Paese ad aver avuto più morti è stato proprio l'Italia, con 4.597 vittime, seguita da Spagna (2.841), Germania (1.477), Francia (1.444) e Regno Unito (1.147). Chiaramente sono stati utilizzati modelli differenti e i dati del 2026 sono ancora provvisori, ma la differenza è talmente rilevante che la forbice definitiva sarà altrettanto significativa. Ricordiamo che in Italia, come abbiamo indicato in questo articolo, nell'infernale estate del 2003 i morti per il caldo furono ben 20.000, quindi per il 2026 potremmo trovarci innanzi a uno scenario paragonabile. Quest'anno c'è stata anche una polemica sull'attribuzione dei morti per il caldo, con lo scontro tra medici e rappresentanti del Ministero della Salute.
Va tenuto presente che quella dei 35.000 morti in eccesso citata dal Guardian è una stima molto conservativa, considerando che si basa su dati che abbracciano metà continente e che l'estate non è ancora finita. Nonostante piogge e temporali siano arrivati in alcune zone dello Stivale, infatti, si soffre ancora moltissimo in altre, con la colonnina di mercurio ben al di là delle medie stagionali. È un trend negativo che ha un unico colpevole: il riscaldamento globale, catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti legate alle attività umane. Questi gas alimentano l'effetto serra facendo aumentare sia le temperature dell'aria superficiale a 2 metri dal suolo (quella in cui siamo immersi), che quella di mari e oceani. Il Mediterraneo, un vero e proprio hotspot climatico che si riscalda molto più velocemente di altri mari, questa estate ha raggiunto temperature di 28° C – 30 °C secondo i dati di Copernicus. A preoccupare sono le anomalie termiche di alcune regioni, in cui la temperatura dell'acqua superficiale è stata di ben 6 °C oltre la media. Tutto questo calore in eccesso sta venendo trasferito in atmosfera assieme al vapore acqueo, una vera e propria bomba a orologeria per fenomeni atmosferici estremi a causa dell'immensa quantità di energia accumulata. E com'è ampiamente noto, anche per alluvioni e uragani c'è un salatissimo conto da pagare in termini di vite umane e danni economici.