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Bassetti a Fanpage.it: “Che al Ministero della Salute ci sia chi nega i morti per il caldo è gravissimo. Servono fatti”

In un post sui social network il professor Matteo Bassetti ha puntato il dito contro il Ministero della Salute, che ha confutato il Policlinico San Martino sulla morte per caldo di due anziani. A Fanpage.it il medico ha sottolineato che si tratta di affermazioni di una “gravità inaudita” e che sul tema caldo e salute servono fatti, non divisioni politiche.
Intervista a Prof. Matteo Bassetti
Medico, docente di malattie infettive presso la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali presso l'Ospedale Policlinico San Martino di Genova
Il professor Matteo Bassetti. Credit: Facebook/Matteo Bassetti
Il professor Matteo Bassetti. Credit: Facebook/Matteo Bassetti

A seguito dell'eccezionale ondata di calore che ha investito l'Europa nelle ultime settimane sono stati registrati numerosi decessi, alcuni dei quali anche in Italia, come indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Fra essi figurano due pazienti deceduti per il caldo presso l'Ospedale Policlinico San Martino di Genova. In occasione di un convegno tenutosi alla Camera, riporta l'ANSA, la dottoressa Maria Rosaria Campitiello – a capo del Dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute – ha tuttavia smentito l'OMS, facendo un riferimento specifico ai casi in Liguria: “Credo che vadano inseriti in un contesto generale: Genova non è l'espressione dell'Italia intera, i due casi andrebbero contestualizzati e andrebbe fatta un'indagine per capire se sono realmente legati al caldo.” In sostanza, ha contestato quanto osservato dai medici che hanno avuto in cura le due persone che hanno perso la vita.

Tra chi ha reagito duramente a queste dichiarazioni vi è il professor Matteo Bassetti, docente di malattie infettive presso la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali del nosocomio genovese. Sui social network il medico ha puntato il dito contro il Ministero della Salute, che invece di preoccuparsi della situazione sanitaria “nega un fatto evidente e va contro i sanitari di un importante ospedale italiano.Fanpage.it ha intervistato il professor Bassetti – recentemente audito presso la commissione parlamentare Covid – per un commento sulla vicenda e sull'ondata di caldo, dai sintomi che si manifestano in presenza di stress termico a quali misure adottare per proteggere le persone fragili. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Bassetti, abbiamo letto il suo post sulle dichiarazioni della Dott.ssa Campitiello in merito alla morte dei due anziani al Policlinico San Martino. Secondo lei, perché ha detto che i decessi andrebbero “contestualizzati” e che servirebbe un’indagine per capire se siano realmente legati al caldo?

Trovo questa affermazione – come ho scritto ieri – di una gravità inaudita, perché arriva da un medico nei confronti di altri medici. Io non ho seguito quei pazienti, ma li hanno seguiti colleghi che hanno stabilito che le cause del decesso erano direttamente correlate al caldo. Dire che serve un’indagine significa confutare ciò che un medico ha già valutato. Mi auguro che sia stata un’uscita infelice o che il giornalista non abbia riportato fedelmente le parole. Bisognerebbe chiedere conferma alla Dott.ssa Campitiello. Al di là delle sue affermazioni sull’OMS – che personalmente non condivido – questa è una questione da medico a medico: dire che serve un’indagine significa dire che non si è d’accordo con ciò che è stato dichiarato.

Perché ci sarebbe stata questa "minimizzazione" del ruolo del caldo estremo?

Perché ormai siamo arrivati a un punto in cui il mondo si è diviso in Guelfi e Ghibellini. È come ai tempi del Covid: anche sulla salute ci si divide politicamente. Durante la pandemia si diceva che chi metteva la mascherina era di sinistra e chi non la metteva era di destra; chi faceva il vaccino era di sinistra e chi non lo faceva era di destra. Ora succede lo stesso: chi dice che fa caldo è di sinistra, chi dice che non fa caldo è di destra. Questa differenziazione fa male a chi la alimenta. Negare un problema sanitario evidente danneggia prima di tutto i cittadini che quella parte politica dovrebbe rappresentare. Quando ti dividi su una questione sanitaria fai sempre male a te stesso, l'ho ribadito l'altro giorno in commissione Covid. Una certa parte ha portato avanti come un mantra politico la questione degli effetti collaterali dei vaccini, ma ha fatto male prima di tutto a se stessa. Tanto rumore per nulla. Poi, chiaramente, se c'è qualcuno che ha avuto un effetto collaterale da vaccino è giusto che abbia risarcimenti.

Moltiplicare gli effetti collaterali, come ha fatto in questo Paese una certa parte politica, fondamentalmente è stato fatto per lisciare il pelo a un certo tipo di elettorato. E alla fine non ha danneggiato gli altri, ma loro. E danneggia prima di tutto i cittadini che loro dovrebbero rappresentare. Lo stesso discorso vale per il caldo; negare che oggi ci sia un problema legato al caldo, dal punto di vista sanitario, è negare un'evidenza. Basta guardare i numeri degli ospedali, ad esempio in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto. Non parliamo di regioni governate dal centrosinistra. Bertolaso ha detto: “I nostri ospedali esplodono di persone che arrivano per problemi legati al caldo”. Ieri pomeriggio c’era gente che sveniva, veniva portata via, e ci sono stati morti per colpi di calore. L’OMS parla di 1.300 morti in Europa. Mi chiedo: perché negare tutto questo? Non riesco a comprenderlo. A che cosa porta questa contrapposizione nei confronti dell'OMS? È chiaro che al governo l'OMS non piace, ma ci sono altri modi per criticarla. Dire che “non è vero” quando l’OMS parla di morti legati al caldo fa male alla gente. E poi, grazie anche a un po’ di sano allarmismo, magari si riesce a far cambiare comportamenti sbagliati.

Ad esempio?

Andare in spiaggia sette ore al giorno a 80 anni, portare bambini di due anni sotto il sole, andare in bicicletta sul Pordoi a 35 gradi. Chi finisce in ospedale spesso non ha seguito i consigli dei medici. Mi sarei aspettato dal Ministero della Salute una battaglia su temi concreti: l’acqua a prezzo politico, campagne per far capire agli italiani che devono cambiare stile di vita quando fa così caldo. Non mi sarei aspettato una chiusura verso l’OMS. Anche perché come Italia abbiamo già fatto pessime figure: non abbiamo votato il piano pandemico nel 2025 e poi, con Ebola, ci siamo fatti imporre il protocollo OMS. È la teoria dei due forni, non è che funzioni tanto. Serve coerenza.

Qual è stata la reazione dei suoi colleghi del San Martino alle parole della Dott.ssa Campitiello?

Non lo so, non li ho sentiti. Io ho preso posizione perché mi sono sentito toccato: lavoro in questo ospedale, lo amo, e so quanta attenzione c’è sempre nella comunicazione. Se l’ospedale ha detto che ci sono stati due decessi per il caldo, è perché ci sono stati davvero. Quando dall’altra parte si dice “forse non è vero”, è grave.

Appare come uno degli attacchi ricorrenti alla scienza, aumentati sensibilmente con lo scoppio della pandemia

Io sono storicamente un uomo liberale, vicino al centrodestra, ma non mi ritrovo in questo pensiero. E come me tantissimi altri medici e non medici. Secondo me chi porta avanti queste idee, dall'America all'Italia, fa male prima di tutto al proprio elettorato. Qui non si tratta di fare allarmismo, ma di parlare di ciò che sta succedendo, di riportare dei fatti. L'altro giorno in una piazza di Milano al suolo c'erano 54 °C: è un dato di fatto. Non è che qualcuno ha messo il termometro sul calorifero. Qui si confutano l'evidenza scientifica e i fatti.

Pensa dunque che ci sia un problema di comunicazione istituzionale sul tema caldo e salute?

Io penso che su questo tema è sbagliatissimo dividersi politicamente. Non ci dovrebbe essere nessuna divisione, dovremmo essere tutti dalla stessa parte, dire che è un anno straordinario, come lo sono stati altri anni nel passato. C'è più caldo e c'è una percezione maggiore di questo caldo, oltretutto quello che arriva oggi è diverso da quello che arrivava 50 anni fa.

Ci spieghi

Oggi abbiamo una popolazione più fragile, ci sono molti più anziani e quindi è chiaro che i danni sono maggiori oggi rispetto a 50 anni fa. Che cosa possiamo e dobbiamo fare? Dobbiamo fare in modo – dal punto di vista sanitario – che la gente segua alcune regole. Dobbiamo dare l'accesso all'acqua a tutte le persone che sono in strada, rendere più agevoli gli accessi negli ospedali e nelle strutture territoriali. Questo è quello che si dovrebbe fare, non confutare. Dovremmo dire "come ci comportiamo?" e non "non è vero che ci sono stati cinque morti". È una contrapposizione sbagliata. Dopodiché, io non sono del tutto convinto che questo sia il pensiero di tutto il ministero; conoscendo la sensibilità del ministro Schillaci, non credo sia il suo stesso pensiero. Ho una grandissima fiducia in lui, è un medico, una persona che ha dimostrato competenza e ha anche dimostrato di avere delle idee molto vicine alla comunità scientifica.

Il Presidente del Senato Ignazio La Russa recentemente ha detto che ai Caraibi sono abituati al caldo e non muoiono, quindi ci abitueremo anche noi in Italia. Cosa risponderebbe?

Che ognuno dovrebbe parlare delle cose di cui è competente. Ho grande rispetto del Presidente del Senato, ma non mi pare abbia una laurea in Medicina. Invadendo il campo altrui si finisce qualche volta a fare brutte figure.

In che modo il caldo estremo può aggravare condizioni preesistenti negli anziani?

Il caldo estremo può causare il colpo di calore, una delle condizioni più gravi in emergenza. Non solo negli anziani, ma in chiunque. Il “termostato” del corpo – l’ipotalamo – smette di funzionare: la temperatura sale a 42-43 gradi e il corpo non riesce più a termoregolarsi. Si hanno effetti neurologici gravissimi e si può morire. Il caldo provoca anche perdita di liquidi: sudore, evaporazione, perspiratio. Il rischio è lo shock ipovolemico: la pressione scende, il cuore pompa meno sangue, i tessuti ricevono meno ossigeno. In un organismo già fragile – cuore scompensato, circolo periferico compromesso, malattie respiratorie, diabete – tutto questo diventa devastante. I fragili (anziani, bambini, immunodepressi) soffrono più degli altri e hanno bisogno di una maggiore attenzione. L'estate inoltre arriva quando le scuole sono chiuse, che pur non essendo sempre straordinariamente organizzate dal punto di vista delle temperature, per i bambini offrono una situazione migliore rispetto a quella delle case e delle spiagge.

Quali sintomi osservate nei pazienti colpiti da stress termico?

Nel caso del colpo di calore osserviamo mal di testa, temperatura che sale a 41-43 gradi, confusione mentale fino al coma. Negli altri casi fondamentalmente i segni di grave disidratazione e insufficienza renale; sale la creatinina in maniera importante perché si perdono liquidi e non se ne immettono altri, è come una pompa che gira a vuoto. Il caldo può portare anche a problemi problemi cardiovascolari e infettivi. Non dimentichiamoci che con un grande caldo è più difficile anche un'adeguata conservazione dei cibi, quindi vediamo un aumento delle gastroenteriti, delle diarree e degli altri problemi legati alla proliferazione batterica.

Quali segnali precoci indicano che una persona sta andando in stress termico?

L'aumento della temperatura corporea in assenza di sintomi compatibili con un'infezione. Bisogna andare subito in pronto soccorso perché il rischio di un colpo di calore è elevatissimo. Poi ci sono i segni della disidratazione, ad esempio le pieghe cutanee della mano. Se la plica cutanea resta sollevata quando la tiriamo su, significa che manca l'acqua. È un segno di grave disidratazione. Poi c'è anche la bocca secca. Bisogna fare particolare attenzione ai bambini, soprattutto quelli molto piccoli, perché non hanno la capacità di chiedere acqua. Possono andare incontro alla disidratazione, quindi bisogna bagnargli le labbra, continuare a dare loro acqua, una volta ogni ora, ora e mezza a temperatura ambiente.

Quando chiamare il medico o il 118?

Nel sospetto di colpo di calore, immediatamente. È una condizione che richiede intervento urgente.

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