Aumenteranno sempre più ritardi, cancellazioni e dirottamenti degli aerei: la colpa è del cambiamento climatico
I fenomeni meteorologici estremi rappresentano una delle conseguenze più preoccupanti del cambiamento climatico, a causa dell'impatto significativo sulla vita di intere comunità ed economia, senza dimenticare gli effetti catastrofici sull'ambiente. Tra le infrastrutture più esposte agli eventi meteo, com'è ampiamente noto, vi sono gli aeroporti, con voli sistematicamente dirottati, cancellati e ritardati quando il maltempo supera determinate soglie. Un nuovo studio, costruito attorno ai dati di un fortissimo temporale che ha colpito l’aeroporto di Roma-Fiumicino “Leonardo Da Vinci” venerdì 13 dicembre 2024 – giorno nero per la Capitale anche per gli scioperi -, ha fatto emergere quanto la crisi climatica in corso sta modificando l'ambiente termodinamico della nostra atmosfera, innescando condizioni che possono stravolgere il funzionamento degli aeroporti affacciati sul Mediterraneo (e non solo).
Mare sempre più caldo, aria “bollente” e umidità, infatti, amplificano i moti convettivi – il trasporto di aria calda e ricca di vapore acqueo verso l'alto – con conseguente e massiccia instabilità, che a sua volta, con le giuste condizioni, può sfociare in eventi meteo estremi come temporali più intensi, raffiche di vento micidiali (come i downburst) e altri fenomeni in grado di far chiudere l'attività di un aeroporto. Come evidenziato dal nuovo studio condotto da scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il 13 dicembre 2024 “in circa tre ore di intensa attività convettiva” ci furono “almeno otto dirottamenti, ritardi e circuiti di attesa”, un assaggio dei disagi cui andremo sempre più incontro in futuro a causa della crisi climatica.
Il Mediterraneo è infatti considerato dagli scienziati un hotspot climatico, poiché a causa delle proprie peculiarità si riscalda molto più velocemente degli altri mari. Secondo le rilevazioni degli esperti, compresi quelli del Copernicus Marine Service, la velocità con cui si sta scaldando a causa dei cambiamenti climatici è circa il 20 percento superiore rispetto alla media globale. In alcune fasce più profonde tale riscaldamento del Mare Nostrum arriva persino a essere dieci volte più rapido della media. È una situazione eccezionale, strettamente associata alle ondate di calore marine che sempre più spesso colpiscono il bacino mediterraneo.
I dati dell'estate 2026 non solo mostrano picchi compresi tra i 28 °C e i 30 °C, ma anomalie termiche eccezionali comprese tra i + 4 °C e i + 6 °C in alcune aree, come avvenuto nel Golfo del Leone nella Francia meridionale, al confine con la Spagna. Poiché un mare più caldo può tradursi in fenomeni meteo estremi – come nubifragi e alluvioni – più violenti e frequenti, a causa dell'enorme quantità di energia accumulata e rilasciata in atmosfera, si teme che tra l'autunno e l'inverno 2026 i Paesi affacciati sul Mediterraneo possano essere colpiti da eventi particolarmente potenti. Il professor Luigi Fontana ha condiviso una mappa che suggerisce quali potrebbero essere le regioni più colpite e in quale fascia temporale nei prossimi mesi.
A subire particolarmente l'impatto di questi eventi meteo estremi, come indicato, vi sono proprio gli aeroporti. Nel nuovo studio, i due ricercatori Tommaso Alberti e Davide Faranda – rispettivamente dell'INGV di Roma e dei Laboratori di Science del Clima e dell'Ambiente di Gif-sur-Yvette (Francia) – hanno messo a confronto le condizioni atmosferiche rilevate il 13 dicembre 2024 con quelle dei periodi 1979-2000 e 2002-2023, facendo emergere un preoccupante quadro di aumento delle temperature. Ad esempio, i ricercatori hanno osservato un aumento della temperatura dell'aria di + 2 °C su vaste zone dell'Italia e di + 1,5 °C su gran parte del Mare Nostrum.
Il dottor Alberti e il collega hanno determinato che il fenomeno del 13 dicembre è stato associato a un'area di bassa pressione sul Tirreno centrale con convergenza di aria umida verso la costa del Lazio, un afflusso di aria calda e umida dal Mediterraneo e da un wind shear 0-6 km elevato che ha favorito la formazione di durature celle convettive. In parole semplici, il wind shear è la variazione del vento in termini di velocità e direzione, che è strettamente associato alla formazione delle celle temporalesche. I ricercatori hanno osservato che le configurazioni dinamiche dei due periodi analizzati erano identiche, ad esempio sotto il profilo della pressione; ciò che è cambiato sensibilmente nel corso del tempo era proprio la temperatura, con gli aumenti sopraindicati. In sostanza, le stesse configurazioni atmosferiche possono portare a fenomeni meteo più intensi proprio per l'aumento del calore e dell'umidità. Non a caso, un recente studio della NASA ha determinato che i fenomeni meteo estremi negli oceani tropicali si innescano quando la temperatura dell'acqua raggiunge i 28 °C, inoltre, per ogni grado aggiuntivo si forma il 21 percento di tempeste violente in più.
“Un Mediterraneo più caldo fornisce maggiori quantità di calore e umidità all’atmosfera, aumentando l’energia potenzialmente disponibile per la formazione di temporali molto intensi, che possono dare origine a precipitazioni intense, forti raffiche di vento, riduzioni della visibilità e altri fenomeni meteorologici severi”, ha affermato il dottor Alberti in un comunicato stampa dell’INGV. Lo scienziato spiega che questo accumulo di calore in estate può favorire la formazione di temporali più forti anche durante l'autunno e l'inverno, continuando a essere rilasciato. Nubifragi e raffiche di vento possono innescare ritardi e dirottamenti gli aeroporti più esposti (Fiumicino è direttamente affacciato sul Tirreno) e, come specificato dall'INGV, sono in grado di “contagiare” anche altri hub aeroportuali, considerando la rete interconnessa.
“I cambiamenti che osserviamo indicano una direzione che merita particolare attenzione. Se il Mediterraneo continuerà a riscaldarsi, sarà plausibile attendersi condizioni potenzialmente favorevoli alla formazione di temporali più intensi, sia durante l’estate sia nei successivi mesi autunnali e invernali, con un crescente impatto sulla resilienza delle infrastrutture aeroportuali e sulle operazioni di volo. Questo non significa necessariamente che i temporali diventeranno ovunque più frequenti, ma potranno agire in un ambiente sempre più caldo e ricco di energia. Quantificare questo rischio futuro sarà uno dei prossimi obiettivi della nostra ricerca”, ha chiosato il dottor Alberti. I dettagli della ricerca “Mediterranean Warming Amplified the Convective Environment During the December 13, 2024 Severe Thunderstorm at Rome–Fiumicino Airport” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Atmospheric Science Letters della Royal Meteorological Society.