Le balenottere azzurre sono sparite dalle Galapagos: indiziato il Super El Niño
Durante una spedizione scientifica condotta tra ottobre 2025 e luglio 2026 nelle acque delle Isole Galapagos, celebre arcipelago dell'Ecuador che con la sua biodiversità ha ispirato la Teoria dell'Evoluzione di Darwin, i biologi marini non hanno avvistato nemmeno un esemplare di balenottera azzurra (Balaenoptera musculus). È un evento considerato del tutto eccezionale poiché, in queste pescose acque dell'Oceano Pacifico, i maestosi cetacei vengono avvistati storicamente e regolarmente, seppur crollati in numero a causa dei massacri perpetrati dalla baleneria tra XVIII e il XIX secolo. Basti pensare che, attorno alle Galapagos, nella stagione precedente gli scienziati avevano avvistato 45 esemplari differenti. Dunque, che fine hanno fatto i più grandi animali della Terra? Secondo gli studiosi, dietro la loro sparizione potrebbe esserci lo zampino del Super El Niño, che sta determinando un'anomalia termica senza precedenti nel Pacifico.
I biologi marini, sotto l'egida della Direzione del Parco Nazionale delle Galápagos, hanno condotto la recente spedizione scientifica con uno scopo molto preciso: applicare tag satellitari sulla pelle delle balenottere azzurre per studiarne rotte migratorie e comportamento. Nonostante fosse tutto pronto per un progetto di grande successo, alla luce dei numeri significativi di grandi cetacei avvistati regolarmente in zona, i ricercatori sono rimasti completamente a bocca asciutta. Non un singolo esemplare è stato avvistato in dieci mesi, nemmeno nel Canale di Bolívar, considerato uno degli hotspot di biodiversità marina più preziosi al mondo. Qui, tra le isole di Isabela e Fernandina, nella parte più occidentale dell'arcipelago, le acque provenienti dalle profondità del Pacifico sono ricche di nutrienti e attirano anche le balenottere azzurre, creature che un tempo, prima che la baleneria annientasse tutti gli esemplari più grandi, superavano anche i 33 metri di lunghezza per circa 200 tonnellate di peso.

I ricercatori dell'Università San Francesco di Quito (USFQ), in stretta collaborazione con i colleghi del Galapagos Science Center (GSC), del World Wide Fund for Nature (WWF Ecuador) e dell'Università Statale dell'Oregon, non trovando alcuna balenottera azzurra hanno deciso di analizzare la temperatura dell'acqua, facendo una scoperta tanto interessante quanto inquietante. La temperatura superficiale, come indicato in un comunicato stampa del GSC, risultava compresa tra i 25,52 e i 27,56 °C, quando solitamente tra giugno e novembre, durante la stagione fredda (siamo nell'emisfero australe), essa oscilla tipicamente tra i 19 e i 24 °C nelle acque centrali e orientali delle Galapagos e tra i 16 e i 22° C in quelle occidentali. Lo strato superficiale del Pacifico, in sostanza, risultava decisamente più caldo della norma. Ma anche a 100 metri di profondità le temperature erano sensibilmente superiori alla media, ovvero tra i 19,11 e i 19,67 °C. «La massa d'acqua a 20 °C, o isoterma, che di solito si trova a profondità comprese tra 20 e 45 metri nell'arcipelago, è stata localizzata molto più in profondità durante questa spedizione, tra 78 e 96 metri», hanno spiegato gli scienziati del GSC.
Da queste anomalie rilevate dal team di biologi guidato da Daniela Alarcón e Juan Pablo Muñoz, a capo della spedizione, è stato determinato lo stravolgimento del range di foraggiamento delle balene. In parole semplici, l'intervallo di temperatura in cui i cetacei si nutrono è rimasto attorno ai 60 metri di profondità, molto più in basso della profondità tipica in cui si trovano le loro prede. Ciò di fatto, rendeva queste acque in qualche modo “inospitali”. I ricercatori non confermano che sia stato El Niño a far sparire le balenottere azzurre dalle isole Galapagos, ma questi cetacei sono estremamente sensibili alla temperatura e il fenomeno climatico in corso è considerato di portata storica, senza precedenti. Basti sapere che tra novembre e dicembre, quando è atteso il picco, l'anomalia termica del Pacifico potrebbe raggiungere i 4 °C, secondo le simulazioni di 14 importanti modelli previsionali utilizzati nella dashboard di The Climate Brink.

Noi abbiamo incontrato più volte le balenottere azzurre alle isole Azzorre, durante la migrazione primaverile verso le fredde acque del nord. Il passaggio di questi animali è costante tra marzo e maggio inoltrato, perché attorno all'arcipelago portoghese si fermano anche per nutrirsi di krill. Tuttavia, come l'acqua raggiunge una determinata temperatura, spariscono del tutto. Come affermato a Fanpage.it da Enrico Villa, responsabile scientifico di CW Azores, le balenottere azzurre se ne vanno quando la temperatura arriva attorno ai 17,5 °C, tuttavia può essere anche un po' più alta se le concentrazioni di clorofilla sono intermedie (è un parametro associato alla presenza del fitoplancton, alla base della catena alimentare).
Non ci sarebbe da stupirsi se, alla luce delle temperature altissime rilevate attorno alle Galapagos, questi cetacei abbiano deciso per il momento di tenersi a distanza. Ciò nonostante, GSC segnala che una mamma con cucciolo è stata avvistata a settembre 2026, un timido ma comunque significativo segnale, innanzi a una totale assenza durata per oltre dieci mesi.
Le balenottere azzurre non sono comunque i primi animali a variare il comportamento a causa del Pacifico rovente: quest'anno, ad esempio, per la prima volta nella storia è stata documentata una nidificazione di tartaruga olivacea lungo le coste occidentali degli Stati Uniti, inoltre squali martello e squali balena sono stati avvistati nei pressi di Malibu dove solitamente sono molto rari. Un altro effetto significativo è la “scomparsa” del pesce azzurro al largo delle coste del Perù, spostatosi in acque più fredde. Per queste ragioni i pescatori locali non escono nemmeno più in mare, non avendo nulla da catturare. Ciò ha portato alle stelle il prezzo dei mangimi a base di acciughe peruviane, spingendo allevamenti di salmone europei a nutrire i pesci con derivati del pollo.
