Il dato delle Elezioni Europee 2019 necessita di uno sguardo più approfondito che non si fermi, solo, alla percentuale presa dai partiti ma anche ai voti assoluti. Una semplice comparazione restituisce questo spaccato.

Politiche 2018 vs Europee 2019 (voti in termini assoluti non percentuali)

M5s 2018: 10,7 milioni di voti
M5s 2019: 4,5 milioni

Pd 2018: 6,1 milioni
Pd 2019: 6 milioni

FI 2018: 4,6 milioni
FI 2019: 2,3 milioni

Lega 2018: 5,7 milioni
Lega 2019: 9,1 milioni

Leggendo questi numeri salta subito all'occhio chi ha vinto e chi ha perso. La prima casella è occupata da un solo partito: la Lega. Il partito di Matteo Salvini guadagna 3,4 milioni di voti (moltissimi presi dal bacino di Forza Italia). Nella casella di chi ha perso ci sono il Movimento 5 Stelle e Forza Italia. Due elettori su tre sono scappati dal partito guidato da Luigi Di Maio e Forza Italia ha visto dimezzare i suoi voti trasformandosi, quasi, nella terza gamba del centrodestra che fu. E qui parte una seconda riflessione. Gli exit poll, i sondaggi degli ultimi giorni davano il partito di Matteo Salvini in difficoltà hanno completamente sbagliato. Era successo anche lo scorso anno con la Lega davanti Forza Italia in maniera imprevista ma non imprevedibile.

Infine il Pd, un partito in "stagnazione" che resta in attesa come un celebre personaggio del teatro. In attesa di cosa o di chi è ancora da capire ma certamente, guardando i numeri, c'è ben poco da esultare.

L'errore dei sondaggisti (che non hanno visto la Lega arrivare quest'anno, né il M5s l'anno scorso) è uno dei veri temi di quest'epoca. Da una parte gli istituti di rilevazione che fanno sempre più fatica a interpretare l'elettorato, dall'altra Matteo Salvini e la sua "bestia" capace non solo di leggere il "sentiment" (lo spiegammo in questo articolo) ma anche di costruirlo "iniettando" tematiche.

Il vantaggio competitivo dei 5 stelle sulla rete è stato eroso dalla "macchina da guerra" salviniana in meno di due anni. Un vantaggio che sembrava incolmabile e che ora è solo un vago ricordo. Matteo Salvini, con i suoi "VinciSalvini" et similia, ha svuotato il terreno coltivato dal partito di Di Maio che, invece, ha iniziato a prediligere mezzi di comunicazioni più "tradizionali".

Uscire dal proprio mondo per crescere non ha dato i risultati sperati, anzi, ha lasciato spiazzato un elettorato da sempre abituato a una comunicazioni digitale e che ha sempre guardato con sospetto l'informazione mainstream.

Se lo scorso anno parlavamo della fine della centralità della tv nella costruzione del consenso questo argomento non può non ritornare centrale alla luce del risultato di Forza Italia e del suo "cavaliere". Silvio Berlusconi è ormai a capo di un partito minoritario capace di raccogliere solo 2,3 milioni di voto. Gli oltre 13,5 milioni di elettori del 2008 sono ormai solo un lontano ricordo.

Queste elezioni europee ci consegnano alcune certezze dai cui dovrebbe ripartire il dibattito: la tv e giornali di carta non fanno vincere le elezioni; il Movimento 5 Stelle deve cambiare per non essere condannato a diventare una sorta di Italia dei Valori 2.0; Forza Italia non esiste più (almeno nel suo assetto originario); il Pd deve uscire dai salotti.

In sintesi c'è da una parte Matteo Salvini che presidia la rete e dall'altra il vuoto cosmico dei suoi alleati e dei suoi avversari. I risultati non arrivano mai per caso ma sono il frutto di ciò che è stato seminato.