Nei giorni scorsi vi avevamo raccontato di come, a quasi 3 mesi dall’annuncio e a 2 dalla “deadline” per la presentazione, del famoso “masterplan per il Sud” del Governo Renzi non vi fosse alcuna traccia. Le scelte in sede di legge di stabilità e alcune dichiarazioni del Presidente del Consiglio stesso, sembravano confermare la tesi che il piano specifico per il Mezzogiorno d’Italia fosse caduto nel dimenticatoio.

Evidentemente ci sbagliavamo. Perché oggi, con un articolato comunicato del Governo, sono arrivate le “linee guida” del masterplan, ovvero una prima introduzione, “aperta ai contributi che verranno da tutti coloro che vogliono scrivere con noi una pagina nuova per il Mezzogiorno d’Italia”, per arrivare a un piano condiviso con Regioni e città metropolitane. In tal senso, c’è una nuova deadline: il primo gennaio 2016, data entro la quale dovrebbero diventare operativi i “singoli Patti per il Sud definiti dal lavoro comune Governo-Regioni-Città Metropolitane”, che dovranno essere sottoscritti entro la fine di dicembre.

Le linee guida del Masterplan per il Sud

Le premesse da cui parte l’esecutivo sono esplicitate con chiarezza: non si tratta di un progetto calato dall’alto, ma di un lavoro che origina “dai punti di forza e di vitalità del tessuto economico meridionale” e che poggia su una dotazione economica consistente, circa 95 miliardi europei da qui al 2023.

Il piano partirà dal lavoro fatto in questi mesi e da tre punti fondamentali:

Il recupero del ritardo nell’utilizzo dei Fondi strutturali stanziati nel ciclo di programmazione europea 2007-13: la percentuale di utilizzo dei Fondi lasciata in eredità dal Governo Berlusconi era solo del 15% al 31 dicembre 2011, cioè al termine del quinto anno del periodo programmatorio; al 30 giugno scorso siamo arrivati all’80% e stiamo lavorando con Ministeri e Regioni responsabili dei programmi per arrivare al 100% di utilizzo dei Fondi entro la scadenza del 31 dicembre 2015

L’avvio della Programmazione 2014-20: a oggi abbiamo già ottenuto l’approvazione da parte della Commissione di 49 programmi nazionali e regionali sui 50 previsti; puntiamo a far approvare anche il cinquantesimo entro fine anno. Potremo così cominciare a utilizzare i nuovi Fondi immediatamente dopo la rendicontazione di quelli 2007-13, ossia a partire dall’inizio del 2016.

La risposta alle crisi aziendali: siamo intervenuti, con strumenti come i contratti di sviluppo e gli Accordi di programma, a fronteggiare situazioni di crisi di singole aziende e di aree a rischio di desertificazione industriale.

A ciò bisogna aggiungere il lavoro fatto “dai governi di centrosinistra della seconda metà degli anni Novanta” per quel che concerne l’azione di liberalizzazione e di riforma dei mercati: l’obiettivo è quello di “dare spazio a tutti coloro che mettano in gioco le proprie capacità imprenditoriali e lavorative e mettere in moto processi di aggregazione delle aziende di servizio pubblico locale per farne realtà dinamiche”. In tal senso sono attese “nuove regole fiscali” e una revisione dell’accesso al credito per le imprese sane.

Attenzione particolare sarà riservata al “superamento del gap infrastrutturale”, per il quale, si legge nel comunicato del Governo, “serve una svolta nella capacità di direzione pubblica: capacità di programmazione; semplificazione amministrativa, sfoltimento dei vincoli normativi e regolamentari e attribuzione chiara di responsabilità a ogni amministrazione; riforma del Titolo V della Costituzione in modo da superare le sovrapposizioni di competenze tra livelli di governo”.

Le risorse per il masterplan

Si tratta di un punto fondamentale, che il Governo affronta ribadendo quanto già anticipato da Renzi mesi addietro: le risorse ci sono, “tra fondi strutturali (FESR e FSE) 2014-20 pari a 56,2 miliardi di euro, di cui 32,2 miliardi di euro europei e 24 miliardi nazionali, cui si aggiungono fondi di cofinanziamento regionale per 4,3 miliardi di euro, e Fondo Sviluppo e Coesione, per il quale sono già oggi disponibili 39 miliardi di euro sulla programmazione 2014-20, stiamo parlando di circa 95 miliardi di euro a disposizione da qui al 2023 per politiche di sviluppo”. Il problema è che spesso i fondi strutturali e quelli per lo sviluppo non vengono spesi in maniera corretta. Ora, grazie all’attivazione della clausola investimenti contenuta nella legge di stabilità, si apre anche un ulteriore spazio di manovra di 5 miliardi di euro “per spendere le risorse nazionali destinate a cofinanziamento dei Fondi strutturali o di investimenti nelle reti di rilevanza europea o di investimenti supportati dal Piano Juncker”. Da questo passaggio il Governo conta di ricavare (con l’effetto leva potenziale) 11 miliardi di euro, di cui almeno 7 per interventi nel Mezzogiorno.

Per allocare le risorse sarà costituita una cabina di regia del Fondo Sviluppo e Coesione, che lavorerà a stretto contatto con  il Dipartimento per le politiche di coesione e l’Agenzia per la coesione territoriale, nonché con Invitalia.

Tutto ciò dovrebbe produrre gli specifici “patti per il Sud”, che avranno l’obiettivo di “definire gli interventi prioritari e trainanti, le azioni da intraprendere per attuarli e gli ostacoli da rimuovere, la tempistica, le reciproche responsabilità”. Patti che “declinano concretamente gli interventi che costituiscono l’asse portante del Masterplan” e che dovranno essere sottoscritti entro la fine di dicembre di quest’anno.