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Dietrofront in Senato: Cdx presenta e poi ritira mozione per rivedere spese Nato

Il centrodestra presenta e poi ritira una mozione in Senato per rivedere al ribasso le spese militari Nato. A quanto apprende Fanpage.it dietro la versione ufficiale del rinvio si celerebbe il veto di Palazzo Chigi per evitare incidenti diplomatici.
A cura di Francesca Moriero
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Un vero e proprio giallo politico ha scosso il pomeriggio del Senato. Quella che doveva essere una giornata di voto su tre diverse mozioni (agricoltura, energia e difesa) si è trasformata in un mezzo passo falso della maggioranza, costretta a un repentino dietrofront su un tema delicatissimo: le spese militari e i rapporti con la Nato.

La mozione della discordia: l'obiettivo del 5%

Tutto è iniziato con la presentazione di una nuova mozione firmata da tutti i capigruppo del centrodestra (a partire da Stefania Craxi di Forza Italia). Nel testo si chiedeva esplicitamente al governo di: "Promuovere una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, confermando invece il raggiungimento del realistico e credibile obiettivo del 2% del Pil in ambito Nato." La mozione della maggioranza proponeva anche di includere nel computo delle spese militari anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche. Una mossa che andava di fatto a blindare il target del 2%, frenando su richieste di riarmo più stringenti e legando la difesa alla crisi energetica e al "Piano Mattei" per l'Italia come hub del Mediterraneo.

Il dietrofront e il retroscena di Palazzo Chigi

La mozione, tuttavia, ha avuto vita brevissima. Nel giro di poche ore il centrodestra ha deciso di fare marcia indietro, ritirando il punto e stralciando il testo. La versione ufficiale del capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, Lucio Malan, liquida il caso come una scelta puramente tecnica e di editing, spiegando il ritiro del punto "perché non era un tema coerente con il resto del testo". Dietro la versione ufficiale di una semplice "esigenza di approfondimento", si celerebbe però un forte attrito istituzionale. A quanto apprende Fanpage.it, infatti, la richiesta perentoria di ritirare la mozione sarebbe arrivata direttamente da Palazzo Chigi, intenzionato a evitare scivoloni diplomatici con gli alleati atlantici e tensioni interne all'esecutivo.

Le parole di Romeo (Lega): "È il momento della prudenza"

A metterci la faccia per spiegare il passo indietro è il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, che ai microfoni di Fanpage.it ha gettato acqua sul fuoco parlando di "sensibilità diverse" ma confermando, di fatto, la linea di estrema cautela sui conti pubblici condivisa con il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: "Non è il caso di trattarlo in una mozione, è una questione delicata, ci sono sensibilità diverse all'interno della maggioranza, bisogna lavorare per una sintesi comune, è un ragionamento che stiamo facendo. La maggior prudenza di Giorgetti, che è anche la nostra, ci dice che non è il caso di trattarla in una mozione ma fare una discussione ad alti livelli, concentrandoci sugli sforzi che stiamo facendo per spendere questo per l'energia invece che per la difesa. È un ragionamento su cui stiamo discutendo, esigenze da alcuni ministeri, ripeto, anche posizioni diverse su quello che dice il ministro Crosetto per esempio". Romeo ha poi concluso rimarcando lo stato non brillante delle finanze dello Stato: "Abbiamo i conti non troppo rosei, dobbiamo rimanere attenti. Non abbiamo conti che ci consentono di spendere troppi soldi, bisogna dare attenzione all'energia".

Nel frattempo interpellata poi da Fanpage.it su come fosse finita la questione della difesa dentro al testo, Stefania Craxi (Forza Italia), prima firmataria del documento, ha risposto con amara franchezza: "Vorrei saperlo pure io".

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