La piccola Tafida Raqeeb, che a 5 anni vive in uno stato di coscienza minima dopo aver subito una delicata operazione al cervello, non deve morire. Lo ha stabilito Alastair MacDonald, un giudice dell'Alta Corte britannica che ha accolto il ricorso dei genitori della bimba contro la decisione dei medici del Royal Hospital di Londra, dove è ricoverata, di staccare la ventilazione che la tiene ancora in vita, non vedendo alcuna possibilità di recupero. La bimba sarà ora trasferita all'ospedale Gaslini di Genova, dove la mamma e il papà hanno chiesto che possa essere assistita. Si tratta di una decisione storica, dal momento che casi analoghi, come quello di Charlie Gard e Alfie Evans, avevano avuto un destino completamente diverso. A differenza di questi ultimi, Tafida non sta soffrendo, per ammissione di tutti, ed è di religione musulmana, dettaglio non di poco conto, dal momento che accorciare una vita è contro i dettami dell’Islam.

Tafida soffre di una rara condizione che provoca un groviglio di vasi sanguigni con connessioni anomale tra le arterie e le vene. Sua madre, Shelina Begum, avvocato di trentanove anni, ha spiegato che prima di subire il trauma, il 9 febbraio scorso, la bambina era completamente sana. Quel giorno la piccola si è svegliata lamentando un forte mal di testa, poi ha improvvisamente smesso di respirare. È stata allora portata di urgenza al Newham University Hospital di Londra e dopo alcune ore è stata trasferita al Kings College Hospital e operata per fermare l’emorragia cerebrale in corso. Ricoverata infine al Royal London Hospital in stato di minima coscienza, la bimba è stata attaccata a un respiratore senza il quale ancora adesso non riuscirebbe a sopravvivere. "Ma potrebbe continuare così per altri 20 anni", ha detto alcuni specialisti nel corso del processo che si è concluso con la decisione di oggi. Il 19 giugno scorso la famiglia è stata informata che l’ospedale intende sospendere la ventilazione artificiale. A quel punto i genitori di Tafida sono entrati in contatto con l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, in Italia, a cui hanno chiesto un secondo parere. Oggi è arrivata anche la decisione dei giudici e presto la piccola paziente insieme alla mamma e al papà partirà alla volta della città ligure. Un principe saudita, in virtù della sentita fede islamica della famiglia, si era offerto di pagare tutte le spese mediche e legali, e chissà che ora non mantenga la promessa.