Una bambina estratta viva dalle macerie dopo il raid avvenuto il 22 luglio al mercato ortofrutticolo di Maarat al–Numan (Gettyimges)
in foto: Una bambina estratta viva dalle macerie dopo il raid avvenuto il 22 luglio al mercato ortofrutticolo di Maarat al–Numan (Gettyimges)

Ancora una mattanza di civili in Siria. Lunedì mattina diversi attacchi aerei hanno colpito un affollato mercato ortofrutticolo a Maarat al-Numan, città della provincia nord-occidentale di Idlib. Le immagini che arrivano dal luogo del bombardamento sono terribili: corpi carbonizzati, uomini e donne stravolti e ricoperti della polvere dei detriti, soccorritori intenti a scavare in cerca di sopravvissuti. Dappertutto montagne di macerie di abitazioni accartocciate su sé stesse. Un enorme cratere segna il punto dell’impatto di una delle bombe. I morti sono 40, tra cui quattro donne e altrettanti bambini. I feriti si contano a decine, molti in condizioni critiche. Non è la prima volta che i jet dell’aviazione siriana si accaniscono su Maarat- al-Numan, strategica città a ridosso dell’autostrada che unisce Hama con Aleppo. A fine maggio, un bombardamento su aree civili aveva fatto un altro massacro.

In Siria, dove la guerra si trascina ormai da oltre otto anni, quello appena trascorso è stato un fine settimana cruento. Più di trenta città delle province di Idlib, Hama e Aleppo sono state obiettivo di raid aerei. Solo nella giornata di domenica hanno perso la vita 23 persone. A Kafrouma, sobborgo a sud del capoluogo di Idlib, due fratellini, Ibrahim e Mohammad Mustafa al Deek, sono morti sotto le bombe.

Dal 26 aprile oltre 150 bambini massacrati dalle bombe

La disperazione di un bimbo siriano dopo un attacco aereo (Syrian network for human rights)
in foto: La disperazione di un bimbo siriano dopo un attacco aereo (Syrian network for human rights)

L’offensiva lanciata dall'esercito di Assad, le milizie sue alleate e dalla Russia sulle province nord occidentali, prosegue inesorabile da fine aprile. Attacchi indiscriminati, anche con barili bomba, che hanno come obiettivo le aree ancora in mano alle forze ribelli, tra cui i combattenti di Hay’at Tahrir al-Sham, l’ex Fronte al-Nusra, il ramo siriano di al-Qaeda. Le vittime si contano a centinaia e, ancora una volta, i civili stanno pagando un prezzo altissimo.

Nel bagno di sangue degli ultimi mesi sono morte oltre 600 persone. Drammatico il bilancio di bambini uccisi: solo dal 26 aprile al 12 luglio sono 157 i minori massacrati. “Questa carneficina deve finire”, ha detto Mark Lowcock, a capo dell’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA).

Damasco e la Russia negano gli attacchi ai civili

Il resto di un barile bomba lanciato il 21 luglio a Karfranbel, nella provincia di Idlib (Syrian network for human rights)
in foto: Il resto di un barile bomba lanciato il 21 luglio a Karfranbel, nella provincia di Idlib (Syrian network for human rights)

Da fine aprile sono stati colpiti ospedali, moschee e scuole. Distrutti persino preziosi impianti idrici che servivano acqua a 250mila persone nella provincia di Idlib, come ha confermato Unicef. Il governo di Damasco e la Russia, tuttavia, negano di attaccare deliberatamente i civili sostenendo che il loro obiettivo sono in realtà i terroristi che si annidano tra la popolazione. La scorsa settimana, l’approvazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu in cui si esprimeva la “grave preoccupazione per i recenti attacchi agli ospedali”, si è scontrata con la ferma opposizione di Mosca. L'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha rigettato qualsiasi responsabilità nella distruzione delle strutture sanitarie nel nord della Siria.

La lettera del Papa ad Assad

Un uomo viene portato in salvo dopo il bombardamento al mercato di Maarat al–Numan del 22 luglio (Gettyimages)
in foto: Un uomo viene portato in salvo dopo il bombardamento al mercato di Maarat al–Numan del 22 luglio (Gettyimages)

Anche Papa Francesco è intervenuto di fronte alla grave crisi nella Siria nord-occidentale. Lunedì mattina a Damasco, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, accompagnato dal cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, hanno recapitato al presidente Assad una lettera firmata dal Pontefice. Nella missiva il Santo Padre esprime la sua “profonda preoccupazione” per la situazione umanitaria in Siria, “con particolare riferimento alle condizioni drammatiche della popolazione civile a Idlib”. Il Papa chiede al presidente siriano “di fare tutto il possibile per fermare questa catastrofe umanitaria, per la salvaguardia della popolazione inerme, in particolare dei più deboli, nel rispetto del diritto umanitario internazionale”. “Davvero quello che sta accadendo è disumano – ha detto in un’intervista il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin – e non si può accettare”.