Fuochi d’artificio e festeggiamenti in grande stile alla presenza di tutti i più alti vertici del regime nord coreano con in testa il leader supremo Kim Jong-un a tagliare il nastro rosso, così lunedì è stata inaugurata la città di Samjiyon, quella che per i media e le autorità di Pyongyang dovrebbe rappresentare la città ideale dell’utopia comunista coreana. La città, costruita da zero, sorge nei pressi del Monte Paektu, una scelta non casuale visto che è la montagna sacra dove, secondo la storia di regime, la famiglia del leader supremo ha le sue radici. La città, che le agenzie di stampa e i giornali di regime definiscono "l'epitome della civiltà moderna" ha subito un lungo e travagliato percorso per arrivare ad essere quella che è ora. Nonostante si tratti di una delle maggiori iniziative economiche che Kim ha lanciato negli ultimi anni, la sua costruzione infatti è stata ritardata da numerosi problemi come carenze di materiali da costruzione dovute alle sanzioni internazionali imposte per frenare il programma nucleare di Pyongyang .

I ritardi nella costruzione di Samjiyon hanno spinto il regime di Kim a mobilitare una maggiore manodopera come le brigate del lavoro giovanile, in pratica dei veri e propri schiavi reclutati tra persone bisognose che, nella speranza di una migliore possibilità di entrare in un’università o di unirsi al potente partito dei lavoratori, diventano braccianti senza paga e con cibo scadente lavorando più di 12 ore al giorno.

Secondo l’agenzia governativa KCNA la città di Samjiyon potrebbe ospitare circa 4mila famiglie che hanno a disposizione 380 blocchi di edifici pubblici e industriali che si estendono su "centinaia di ettari". Più concretamente nel suo territorio sono stati costruiti nuovi appartamenti, hotel, una stazione sciistica e strutture commerciali, culturali e mediche che dovrebbero creare la città del futuro del mondo communista.