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“Putin non media più tra le élite, l’equilibrio del potere in Russia si sta rompendo”: parla il pacifista Nadezhdin

Il politico russo pacifista escluso dalle presidenziali 2024: guerra sempre meno popolare, economia in difficoltà e crescita delle tensioni tra “le torri del Cremlino”. Mentre i servizi di sicurezza aumentano il loro peso e l’opinione pubblica si allontana dal governo.
Intervista a Boris Nadezhdin
politico pacifista russo di opposizione
A cura di Riccardo Amati
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Boris Nadezhdin
Boris Nadezhdin

“Putin non riesce più a mediare i conflitti tra le diverse componenti dell’élite: l’equilibrio del potere in Russia si sta rompendo”. A dirlo, da Mosca, è Boris Nadezhdin, il politico pacifista che osò pensare di sfidare il presidente alle elezioni. E ne fu escluso. Nadezhdin conosce la leadership russa dall’interno. Tutte le figure chiave. Da decenni. Le sue parole sembrano dare maggiore consistenza all’ipotesi di un imminente colpo di stato, avanzata da un non meglio identificato “servizio di intelligence occidentale” e ripresa da CNN e altri media.

Il recente arresto di un alleato del segretario del Consiglio di sicurezza ed ex ministro della Difesa Sergey Shoigu, il rafforzamento delle misure di sicurezza attorno a Putin, il ridimensionamento delle celebrazioni del 9 maggio e l’aumento degli shutdown di internet sono segnali che, secondo quel report, indicano timori di golpe. E proprio Shoigu sarebbe il presunto cospiratore. Più un elenco di indizi evidenti che vera intelligence.

“Questo regime autocratico non ha futuro”, osserva Nadezhdin. Ma sulla prossimità di un rivolgimento è scettico. “Non siamo vicini. Tempi e modi di una svolta restano imprevedibili”. Fatto sta che i segnali si moltiplicano. Anche al di là delle lotte al vertice. “C’è una situazione nuova in Russia: la gente inizia a vedere un collegamento diretto tra i problemi quotidiani e la politica di Vladimir Putin”.

Inflazione. Connettività digitale alla mercé del governo. Stanchezza della guerra. Che è arrivata a casa. I droni ucraini ormai colpiscono a 1000 chilometri dal fronte. A Mosca, centrato un palazzo residenziale di lusso. Nessuna vittima. Ma l’atmosfera nella capitale è diversa da quella che in questi giorni di maggio sempre avvolgeva i preparativi della parata ideata per mostrare al mondo la potenza della Russia. Sulla via Tverskaya, niente carri armati né missili intercontinentali. Solo soldati. A piedi.

Ex parlamentare, già vicino a Boris Nemtsov – il politico assassinato nel 2015 -, Nadezhdin ha definito l’invasione dell’Ucraina “un errore disastroso”. Le lunghe file per sostenerne la candidatura alle presidenziali del 2024 non sono bastate: escluso per ragioni “tecnico-legali”. La Commissione elettorale centrale è, di fatto, espressione del Cremlino.

Boris Boreisevich, la guerra non è più qualcosa di lontano: i droni arrivano sempre più spesso in territorio russo. La percezione dellopinione pubblica sta cambiando?

La situazione non è cambiata in modo radicale. Il governo resta in una posizione relativamente solida e il consenso per Vladimir Putin è ancora alto. Non credo a una crisi immediata del sistema.

La tendenza è però negativa, per le autorità. Dall’inizio di quest’anno vediamo un peggioramento dell’opinione pubblica. Nei sondaggi e nei focus group che conduco nel mio collegio – nella regione di Mosca – crescono i giudizi negativi sul governo. Non è ancora una situazione critica, ma la dinamica è sfavorevole.

Gli attacchi ucraini si moltiplicano, alcune città sono state colpite. La guerra sta arrivando a casa”?

Per i primi anni si è parlato di “operazione militare speciale”, e per molte famiglie era qualcosa di distante. La maggioranza sosteneva l’operazione e voleva una vittoria.

Ma la situazione ha iniziato a cambiare l’anno scorso e sta cambiando più rapidamente quest’anno. Questa guerra senza fine diventa sempre meno popolare.

Quanto pesa l’economia?

È il fattore principale. Nei nostri focus group, la prima causa di insoddisfazione è la situazione economica delle famiglie: salari bassi, pensioni insufficienti, sanità costosa.

Un esempio? La mia pensione: circa 450 euro al mese.

Poi ci sono altri problemi: le restrizioni su internet, che colpiscono soprattutto i giovani, insieme alle difficoltà nei viaggiare e il peggioramento dell’istruzione.

La guerra è solo uno dei fattori: per la maggior parte delle persone viene dopo l’economia.

Le restrizioni su internet entrano direttamente nella vita quotidiana.  Tra l’altro, colpiscono i ricavi delle piccole imprese. Stanno minando il rapporto tra cittadini e potere? E perché il governo insiste su queste misure?

In Russia esistono diversi centri di potere, che noi chiamiamo “torri del Cremlino”. Semplificando, sono tre.

Il primo è il blocco della sicurezza: servizi segreti, polizia, apparati militari.

I cosiddetti “siloviky”…

Oggi sono il pilastro principale del sistema. E stanno aumentando la loro influenza. Non solo contro l’opposizione ma anche contro la burocrazia statale: ogni giorno vediamo arresti di funzionari, sindaci, amministratori.

La seconda “torre” è quella dei responsabili economici del governo. Ed è sotto forte pressione.

La terza è l’amministrazione presidenziale, che si occupa della politica interna e delle elezioni.

Questi tre blocchi hanno interessi diversi. In passato Putin riusciva a bilanciarli. Oggi molto meno. Il peso si sta spostando sempre più verso il blocco della sicurezza.

Le restrizioni su internet non vengono dalla parte civile dell’amministrazione, che le considera controproducenti, ma dai siloviky

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L’equilibrio interno all’élite si sta incrinando?

Non siamo ancora vicini a una rottura aperta. Ma le tensioni stanno aumentando.

Chi lavora nell’economia e nelle amministrazioni civili è sempre meno soddisfatto, anche perché vede colleghi e funzionari arrestati ogni giorno dagli apparati di sicurezza. Questo indebolisce la loro lealtà.

Come interpreta il comportamento recente di Putin, che appare più difensivo? Ridimensiona la parata del 9 maggio invocando il rischio droni, chiede a Trump che chieda a Zelensky una tregua per il Giorno della vittoria…

Non ci vedo segnali particolari. Bisogna capire che il sistema russo è diverso da quello occidentale. Negli Stati Uniti o in Europa i leader dipendono dall’opinione pubblica. In Russia no: il sistema è autocratico e il risultato delle elezioni è controllato.

Detto questo, se l’opinione pubblica diventasse massicciamente contraria al potere, allora sì, il sistema potrebbe cambiare. Ma oggi siamo ancora lontani da quel punto.

Siamo piuttosto in una fase simile alla fine dell’era Brezhnev: un lento deterioramento. Putin non ha molto da temere, nell’immediato.

Esiste un destino autoritario” della Russia?

No. Non esiste una “via speciale” russa. Molti grandi Paesi europei hanno avuto fasi autoritarie: Italia con Mussolini, Spagna con Franco, Portogallo con Salazar.

La differenza è che l’Europa occidentale ha imparato la lezione della Seconda guerra mondiale e ha costruito istituzioni che limitano il potere personale.

In Russia invece abbiamo questo sistema presidenziale troppo concentrato. È pericoloso che una sola persona resti al potere per così tanto tempo.

Le elezioni sono controllate, lei ha detto più volte che non vuole una “rivoluzione colorata”. E allora come può cambiare il sistema?

Nessuno può dire quando e come avverrà il cambiamento. Chi sostiene di saperlo non è realistico.

Però sono certo di una cosa: questo regime non ha prospettiva storica.

Anche per ragioni economiche, un sistema così militarizzato non può funzionare a lungo.

Il cambiamento può avvenire in modi diversi e imprevedibili. Io continuo a credere in una trasformazione pacifica e legale. Nella storia russa è già successo: ci sono stati momenti di cambiamento senza rivoluzioni violente. L’esautorazione di Khrushchev è un esempio (il Presidium del Comitato centrale gli impose le dimissioni, in modo istituzionale, ndr).

Qual è il ruolo delle nuove generazioni?

È fondamentale. Tra i giovani quasi nessuno sostiene le idee alla base del sistema attuale: l’isolamento, l’idea di accerchiamento, la contrapposizione all’Europa.

Lei continuerà a fare politica?

Il mio obiettivo è usare ogni spazio legale, comprese le elezioni, per parlare con le persone e spiegare le cause reali dei problemi.

Molti cittadini vedono le difficoltà quotidiane, ma non le collegano alle politiche del governo. Il mio lavoro è creare questo collegamento. E sta avvenendo.

Lei è molto attento a restare nella legalità. Ma non ha paura che l’arrestino lo stesso? O peggio, vista la fine di altri politici di opposizione?

Il sistema funziona in modo selettivo. Alcuni vengono arrestati, altri no. Non c’è una logica trasparente.

Ho subito pressioni: totale esclusione dai media, ostacoli politici e logistici, persone del mio staff perseguite penalmente.

Per ora non mi hanno arrestato. Forse perché li conosco tutti, quelli al potere. Ho bevuto il tè con Putin. Il numero due dell’amministrazione presidenziale Sergey Kirienko è stato il mio capo (in un partito liberale pro-UE da tempo dissolto, ndr).

Da fuori, uno potrebbe dire: ma se Nadezhdin può parlare così liberamente, allora la Russia è un Paese libero.

Se la Russia fosse un Paese libero, sarei in Parlamento, o forse al Cremlino.

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