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Il cessate il fuoco tra USA e Iran sta per scadere e non sappiamo ancora se Teheran parteciperà

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Il tempo sta per scadere: ancora un giorno e poi il cessate il fuoco di due settimane negoziato da Stati Uniti e Iran non sarà più in vigore. Ci sono tre opzioni sul tavolo: una proroga ulteriore della tregua mentre si continua a negoziare (anche se Donald Trump ha detto di non essere più disposto a questa opzione), un accordo più stabile e duraturo tra le due parti che imposti un percorso di pace, oppure una ripresa dei combattimenti. Nelle ultime ore sono arrivati segnali contrastanti. Da un lato, a Islamabad, i mediatori pakistani hanno continuano a organizzare tutto quanto per ospitare il nuovo round di negoziati, JD Vance ha preso un volo da Washington ed è partito e prima è arrivata la notizia che anche i negoziatori pakistani avessero finalmente confermato la loro presenza, ma poi l’agenzia di stampa governativa ha smentito il tutto. Dall’altro la retorica è sempre rimasta incredibilmente aggressiva. E questo chiaramente complica il dialogo.

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Su Truth Trump continua a dire che lui sta vincendo la guerra e che ha distrutto le strutture nucleari iraniane, ha spazzato via la marina e l’aviazione di Teheran e ha disinnescato tutte le sue difese. I vertici del regime, ha detto Trump, sono ormai tutti morti e il blocco navale imposto dagli Stati Uniti non solo starebbe mettendo in ginocchio l’economia, ma costringerebbe anche gli iraniani ad accettare un accordo. Altrimenti andrebbero incontro alla distruzione totale.

I post di Donald Trump

In uno dei suoi ultimi post Trump ha scritto che gli iraniani sicuramente negozieranno, oppure andranno incontro a problemi come non ne hanno mai visti prima. E ha ribadito che non permetterà mai al Paese di ottenere un’arma nucleare, che verrebbe sicuramente usata per distruggere il Medio Oriente, nel tentativo di colpire Israele. E infine, ha anche assicurato che quando questo conflitto sarà concluso e ci si sarà accertati che l’Iran non abbia alcun tipo di arma nucleare – cosa che lui continua a pensare avverrà molto presto – i prezzi dell’energia allora scenderanno.

Da parte dell’Iran, gli Ayatollah accusano Trump di aver violato varie volte la tregua, pensando così di costringere la controparte alla resa incondizionata. Cosa che, dicono i negoziatori iraniani, non avverrà, perché non accettano delle trattative sotto minacce. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo della delegazione, ha anche scritto su X che i Pasdaran sarebbero pronti a rivelare nuove carte sul campo di battaglia. Ha poi puntato il dito direttamente contro Trump per l’assedio allo stretto di Hormuz e il sequestro della petroliera Touska.

Le tre opzioni in campo

Secondo quello che riporta la BBC la riluttanza dell’Iran, che abbiamo visto in queste ore, a confermare pubblicamente la partecipazione ai negoziati sarebbe dovuta anche alle diverse spinte interne. Da un lato ci sarebbe una spinta a continuare il conflitto, a far valere la propria forza mantenendo il controllo dello stretto di Hormuz – che sta soffocando l’economia mondiale. Dall’altro, in Iran sta andando in scena una lotta interna per il potere, dopo le morti di diversi esponenti di primo piano del regime, e non è chiaro quanto questi conflitti poi influiscano nella costruzione della posizione negoziale ufficiale.

È davvero complesso fare previsioni per quello che accadrà nelle prossime ore. Le tre opzioni – proroga della tregua, accordo stabile, ripresa dei bombardamenti – sono tutte delle possibilità sul campo. E mentre si cerca di mettere a terra un tavolo di negoziazione in tempi rapidissimi, visto che si avvicina lo scadere della tregua, il resto del mondo rimane con il fiato sospeso a guardare. E lo fa mentre questa guerra continua a riguardarci tutti da vicino. Oggi dalla commissione europea è arrivato un avvertimento chiaro: se lo stretto di Hormuz non torna ad essere aperto e liberamente navigabile, andiamo incontro a conseguenze catastrofiche.

Il piano dell'Italia e dell'Europa

A Bruxelles si lavora ad un piano per contrastare gli effetti della crisi energetica, in primo luogo portando avanti la transizione dal gas e dal petrolio verso forme pulite di energia, dall’eolico al solare, ma c’è anche chi rimette sul tavolo l’ipotesi di staccarsi dal petrolio iraniano riprendendo a comprare il gas russo. Cosa che ovviamente sarebbe compromettente per mille altri motivi, in primis perché così si andrebbe a sdoganare l’interlocuzione con Vladimir Putin, come se fosse un leader qualunque e non un criminale di guerra, e poi si andrebbe concretamente a foraggiare le casse del Cremlino, sostenendo così l’offensiva in Ucraina. L’Europa pensa anche a misure di contrasto all’aumento dei prezzi e in tal senso anche l’Italia ha già messo in campo alcuni provvedimenti, che però finora sono stati più che altro dei cerotti temporanei. Oggi Giorgia Meloni ha detto che, per esempio per quanto riguarda il taglio delle accise, si vedrà che cosa emerge dai negoziati, prima di pensare a delle proroghe o a misure più ampie.

La presidente del Consiglio ha anche ribadito che l’Italia è pronta a fare la sua parte nell’ambito di una missione internazionale per lo stretto di Hormuz. L’ipotesi principale sarebbe quella di un’iniziativa sotto l'egida delle Nazioni Unite. Ma chiaramente c’è un problema, cioè che in Consiglio di sicurezza ci sono anche la Russia e la Cina, contrarie a un’operazione di questo tipo. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ipotizzato che il Parlamento italiano possa approvare l’invio di due navi nello stretto anche senza l’ombrello dell’ONU, però chiaramente si entrerebbe in una missione di tutt’altro tipo. Su cui non è detto che tutti siano d’accordo.

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