Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Siamo al primo giorno del cessate il fuoco tra Libano e Israele e già, da più parti, sono arrivate le denunce di violazione della tregua. Tregua che in realtà dovrebbe essere tra Israele ed Hezbollah, il gruppo sciita finanziato dall’Iran su cui il governo libanese non ha pressoché controllo. Già poche ore prima dell’entrata in vigore ufficiale del cessate il fuoco i media libanesi raccontavano come le Forze di difesa israeliane avessero aperto il fuoco contro un’ambulanza nel sud del Libano. E poi, con lo stop ai combattimenti pienamente in atto, l’esercito libanese ha accusato ancora Israele di violazioni, tra attacchi e bombardamenti sporadici. Del resto, anche le ultime dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, non rispecchiano esattamente le posizioni di chi sta cercando la pace. Ha detto che le IDF non si ritireranno dal sud del Libano, che continueranno a mantenere le posizioni che hanno conquistato, perché l’obiettivo rimane sempre quello di disarmare Hezbollah e sconfiggere i miliziani, e ad oggi non è stato ancora raggiunto. Katz poi ha detto che la zona di sicurezza, quindi appunto l’area meridionale del Libano, quella al confine con Israele, non è stata ancora “bonificata dai terroristi”. Cosa che invece deve essere fatta con strumenti politici o militari quando sarà terminato il cessate il fuoco.
Il cessate il fuoco tra Israele e Libano
Insomma, Israele mette in conto di essere ancora pienamente in guerra con Hezbollah. E anche i miliziani, alleati dell’Iran, sembrano pronti a riprendere i combattimenti in ogni momento. In una nota il gruppo armato ha fatto sapere di avere il dito sul grilletto, pronto ad agire in caso di violazioni di cessate il fuoco, che sono da aspettarsi da parte di un nemico di cui non ci si fida.
La tregua, come del resto anche quella tra Stati Uniti e Iran, è appesa un filo. Se ascoltassimo Donald Trump, anche questa guerra ci apparirebbe ormai risolta, ma sappiamo che le cose sono molto più complesse di come ce le presenta il presidente statunitense. Nel post su Truth con cui ha annunciato l’accordo, Trump ha detto di essere pronto a mettere fine anche alla decima guerra, dopo le altre nove che già avrebbe risolto dal suo ritorno alla Casa Bianca. E ha parlato di una giornata storica e di pace in Medio Oriente. Chiaramente molte cose sono lontane anni luce da come Trump le descrive, su una però ha almeno in parte ragione: i colloqui diretti tra Israele e Libano a Washington hanno qualcosa di storico. Perché parliamo di due Paesi che da moltissimi anni non hanno relazioni diplomatiche, che sono perennemente in conflitto, che sia caldo o latente. Sono passati decenni dall’ultima volta che ci sono stati dei negoziati diretti tra Beirut e Tel Aviv e questo è sicuramente un dato di fatto. Che da qui si possa però arrivare alla normalizzazione delle relazioni e a un cessate il fuoco permanente, però, è un’altra storia.
I sei punti dell'accordo
L’accordo attuale è basato su sei punti diversi, diffusi in una lista dagli Stati Uniti. Il primo punto è sull’obiettivo della tregua, cioè “consentire negoziati in buona fede per un accordo permanente di sicurezza e pace”. Per cui – secondo punto – se i colloqui proseguiranno in modo positivo, il periodo iniziale di dieci giorni per il cessate il fuoco potrà essere esteso. Nel terzo punto si dice che Israele in qualsiasi momento potrà compiere azioni necessarie alla propria autodifesa, per impedire attacchi pianificati, imminenti o in corso. E qui già vediamo alcuni aspetti problematici di questa intesa, visto che Israele ha già dimostrato di considerare difensive operazioni in realtà offensive, che prendono di mira anche i civili.
Il quarto punto sembrerebbe un tentativo proprio di evitare scenari di questo tipo, perché dice che allo stesso tempo Israele si impegna a non effettuare operazioni militari offensive contro obiettivi libanesi, civili e militari, via terra, aria e mare. Mentre, quinto punto, l’esercito libanese proverà ad arginare Hezbollah e altri gruppi militari non statali, in modo che non portino avanti operazioni ostili contro Israele. E infine, nel sesto punto, Israele e Libano chiedono agli Stati Uniti di facilitare i negoziati diretti – ponendosi quindi come mediatori – per arrivare ad un accordo duraturo.
Il Libano come Gaza
Tutto questo arriva dopo settimane di guerra devastante, che hanno messo concretamente sul tavolo il rischio di trasformare il sud del Libano in una nuova Gaza. Sono territori e contesti molto differenti, ma si possono intravedere alcune similitudini nelle dinamiche attuate dalle IDF. In primis l’invasione di terra e l’occupazione di una zona cuscinetto definita come una cintura di sicurezza, per smantellare qualsiasi potenziale attacco contro Israele. La retorica della minaccia esistenziale, permanente, che Tel Aviv non si può permettere. I bombardamenti indiscriminati contro i civili, sui quartieri residenziali, contro scuole e ospedali, descritti come quartieri generali di Hamas. Migliaia di persone sfollate, allontanate dalle proprie case senza sapere quando e se vi potranno tornare.
Insomma, il rischio di un’altra catastrofe umanitaria è dietro l’angolo. Molto dipende dal cessate il fuoco, che a sua volta è strettamente legato alle trattative tra Iran e Stati Uniti. Al momento si sta lavorando per la proroga della tregua, in scadenza il 22 aprile, in modo da organizzare un secondo round di negoziati dopo quello fallito a Islamabad. Secondo Trump un accordo entro la fine del mese è molto probabile, ma non è chiaro su che cosa basi questa affermazione, visto che le posizioni sia sul nucleare che sullo stretto di Hormuz rimangono distanti. Su quest'ultimo fronte provano a entrare in campo anche gli europei, oggi riuniti a Parigi per discutere di un piano di sminamento dello stretto. Nella capitale europea è arrivata anche Giorgia Meloni, che prova a ricompattarsi con gli alleati del Vecchio continente dopo lo strappo con Trump. Il quale è tornato ad attaccare l’Italia con un nuovo post su Truth nelle ultime ore: “L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per lei”.
Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.
Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!