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Un’isola di 1.400 ettari nel Mediterraneo, completamente disabitata, circondata da una riserva marina e fronteggiata da una costa di spiaggia incontaminata. È questa la tela bianca su cui Ivanka Trump e Jared Kushner vorrebbero costruire un resort mastodontico. E incredibilmente esclusivo, in Albania. È proprio la figlia di Trump a raccontare come è iniziato tutto, nel podcast di David Senra, in cui vengono intervistati imprenditori e persone d’affari. Lei racconta che era in barca con degli amici, anni fa. A un certo punto si sono fermati per fare una nuotata e, per puro caso, sono arrivati a quest’isolotto. Hanno nuotato fino a riva, per poi iniziare a esplorarlo a piedi e ne sono rimasti innamorati. Negli anni successivi hanno continuato a pensare a questa piccola isola abbandonata e a cosa poterci fare. E ovviamente, ci hanno visto l’opportunità immobiliare. Non solo nell’isola, ma anche nei chilometri di costa che vi si affacciano. Chilometri di spiagge praticamente incontaminate.
L’Albania è un Paese che per decenni ha vissuto sotto dittatura comunista. E dal crollo del regime ha avuto ben pochi fondi a disposizione per investire nello sviluppo costiero, nelle attività turistiche. Così molti chilometri di spiaggia sono rimasti selvaggi, non ancora ricoperti da hotel e strutture ricettive. È un Paese che negli ultimi anni ha sicuramente visto aumentare i flussi turistici, ma che ancora non ha un settore florido. E questo ha lasciato spazio agli investitori da fuori. Come appunto la figlia e il genero di Donald Trump, che dopo aver visto l’isoletta di Saseno (Sazan in albanese) hanno deciso di investire svariati miliardi per costruirci un resort di extra lusso.
Le mire di Jared Kushner in Albania
Nell’estate del 2024 la società di investimenti di Kushner, Affinity Partners, ha messo il progetto nero su bianco e qualche mese fa, a inizio 2026, lui e la moglie Ivanka si sono recati sul posto. Mano a mano che la cosa avanzava, sono iniziate le proteste, che da giorni hanno preso la forma di vere e proprie manifestazioni, sia a Tirana che nel Sud del Paese, nei pressi dell’area naturale di Vjosa-Narta. Una zona popolata da fenicotteri, foche monache e siti di nidificazione delle tartarughe marine. Insomma, un ecosistema molto fragile, da proteggere. E infatti le prime proteste sono quelle degli ambientalisti e delle associazioni a tutela del territorio, che temono danni irreversibili.
La principale organizzazione ambientalista albanese si chiama PPNEA – cioè Protezione e conservazione dell’ambiente naturale in Albania – ha denunciato di non aver mai visto consultazioni o documentazioni pubbliche che accertassero la possibilità di costruire in quell’area. Eppure già sono arrivati i bulldozer, le scavatrici e altri mezzi pesanti e tutto il perimetro è stato recintato. E qui sorge un altro problema, per cui protestano anche altri enti. Non è chiara la proprietà dei terreni, se siano privati o ci sia comunque di mezzo lo Stato. Anche la Spak – lo speciale ufficio anticorruzione indipendente, che lavora con il sostegno dell’Unione europea per eliminare la profonda corruzione nel Paese, nell’ottica di diventare anche membri dell’UE entro il 2030 – ha aperto un’indagine. Non sappiamo ancora i dettagli dell’inchiesta, ma si starebbe cercando di fare chiarezza su alcune pratiche. Di chi sono davvero quelle terre? Alcune leggi sulla protezione di aree naturali sono state modificate proprio per favorire lo sviluppo turistico? Sono state fatte ad hoc per questo progetto?
Le proteste contro il resort di lusso
Il dato di fatto è che ampie aree sono diventate di colpo off-limits per la popolazione locale, che non ha più accesso alla spiaggia. E quindi protesta. Domenica sera ci sono state importanti manifestazioni a Tirana, fuori dagli edifici del governo, che si sono poi estese anche a Sud del Paese. In un video si vede anche un funzionario di sicurezza privata – a cui poi sarebbe stata revocata la licenza – trascinare via con violenza un manifestante. In tutto questo il primo ministro albanese Edi Rama, grande alleato di Giorgia Meloni e al potere ormai da diversi anni, ha aperto al confronto con i manifestanti, per cercare una soluzione. Però ha ribadito che finché ci sarà lui al governo, questo progetto si farà.
Parlando alla Camera ha spiegato che non è propriamente coinvolta una riserva naturale protetta, che c’è uno studio ambientale ancora in corso e che la proposta finale deve ancora essere stata presentata. Per cui c’è margine di dialogo, ma sull’investimento non si discute. Rama ha detto di voler rendere l’Albania una delle principali destinazioni turistiche del Mediterraneo, che possa portare soldi nella regione e accogliere anche futuri investitori.
Edi Rama dalla parte di Trump
Insomma, il premier albanese, pur cercando di trovare una quadra con i manifestanti, sta dalla parte di Ivanka Trump e Jared Kushner. Non è la prima volta, tra l’altro, che il genero del presidente statunitense cerca di investire nei Balcani, nel settore immobiliare. Ci aveva provato anche a Belgrado, dove aveva ipotizzato di erigere un complesso di lusso, tra appartamenti e hotel. Ma non si era mai concretizzato nulla, perché diverse persone legate agli appalti, tra cui anche un ministro serbo, erano state incriminate dalla procura con le accuse di abuso d’ufficio e falsificazione di documenti per favorire l’operazione.
Kushner a quel punto si era sfilato e non si era più fatto nulla. Resta comunque la domanda sul conflitto di interessi. Il genero di Trump non è solo un imprenditore, ma anche un funzionario politico, inviato direttamente dalla Casa Bianca a risolvere crisi e guerre in giro per il mondo. A lui si collega il Board of Peace di Gaza, così come il progetto distopico e immobiliare della Riviera del Medio Oriente. Sta cercando di fare qualcosa di simile nei Balcani? Questa volta a pochi chilometri dalle coste italiane?
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