Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Sono passati 80 anni da quel 2 giugno del 1946, quando gli italiani furono chiamati a scegliere se continuare a essere una monarchia o diventare una Repubblica. Al referendum, primo voto nazionale che incluse anche le donne, vinse la seconda e da qualche anno dopo – dal 1948, per la precisione – questa ricorrenza viene celebrata con una grande parata militare per le vie principali della capitale. È una tradizione che viene da lontano: nel 1949, anno in cui il nostro Paese entrò nella Nato, ci furono celebrazioni contestuali in altre città italiane, nel 1950 la parata venne inserita nel protocollo cerimoniale della festa della Repubblica.
In tutti questi anni, però, c’è stato anche chi si è chiesto perché dovremmo celebrare il nostro ordinamento istituzionale – basato su una Costituzione che mette anche nero su bianco il ripudio per la guerra all’articolo 11 – con una parata militare. E in effetti è una domanda legittima: perché festeggiare la Repubblica con plotoni militari in marcia, carri armati e dimostrazioni di forza bellica?
Oggi poi questa contestazione assume un valore ulteriore: siamo in una fase di corsa al riarmo, con le spese militari mondiali che aumentano sempre di più e la produzione di missili e munizioni che non fa che crescere. Siamo in un’epoca in cui le potenze nucleari rendono i loro ordigni atomici ancora più distruttivi. Un momento storico in cui torna a valere la legge del più forte, a scapito della diplomazia.
Viene da chiedersi se fosse davvero questo il mondo che immaginavano i padri e le madri costituenti. E, contestualmente, se non sia possibile immaginare una festa della Repubblica che mette in scena un messaggio diverso, che non passa per forza di cosa da una parata militare. Perché non immaginare celebrazioni che mettano al centro la società civile, che ricordino i fondamenti su cui è nata la Repubblica, i valori che dovrebbe incorporare?
Questa è la richiesta che ogni anno arriva da associazioni e campagne come la Rete italiana per la pace e il disarmo e Sbilanciamoci e anche per l’80esimo anniversario della Repubblica queste realtà hanno lanciato appelli in tutto il Paese affinchè ci siano celebrazioni diverse, presidi civili che non mettano le armi in primo piano. Nei vari comunicati si sottolinea come il 2 giugno 1946 gli italiani (e per la prima volta le italiane) scelsero la Repubblica ed elessero un’Assemblea costituente che scrisse una delle Costituzioni più avanzate al mondo. Una Costituzione che dice esplicitamente che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
In che modo, allora, una parata militare, dovrebbe festeggiare la nostra Repubblica?
Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.
Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!