Sul prima tragedia dei migranti del nuovo anno spicca un nome su tutti: Khalid, un bambino siriano di due anni. E’ lui il primo profugo a perdere la vita nel 2016. Lo riferisce il “Times of Malta”, citando la Migrant Offshore Aid Station (Moas), l’organizzazione benefica fondato e gestita dal milionario americano di origini calabresi Christopher Catrambone. La ong precisa su Facebook che Khalid viaggiava insieme alla madre di 28 anni ed una quarantina di altre persone su un gommone, che si sarebbe schiantato sulle rocce di un'isola sull'Egeo. Il suo corpicino è stato recuperato dal mare dai pescatori dell'isola di Gaidaro. Altre dieci persone sono rimaste ferite nel naufragio, mentre un’altra donna e un neonato di tre mesi sono stati ricoverati per una grave ipotermia. Sempre nelle ultime ore, la Guardia costiera turca ha tratto in salvo 57 migranti bloccati su un'isoletta nel Mar Egeo, davanti alla città costiera di Dikili. Tra le persone recuperate in mare ci sono anche 3 bambini ammalati.

La tragedia dei migranti non si ferma nel 2016

L’inverno dunque non ferma il dramma dei profughi che abbandonano i paesi d’origine per sfuggire a guerre e carestie. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione mondiale per le Migrazioni sono stati quasi 4.000 i morti nel Mediterraneo nel 2015 (nel 2014 furono 3.270). Ma la realtà dei fatti è un’altra: non esiste un conteggio preciso di tutte le vittime, specie quelle partite dalla Libia. Ciò vuol dire che i morti quasi certamente sono anche di più. Quel che è peggio è che questa tragedia riguarda sempre più i bambini: sono oltre 700 quelli morti nel 2015, secondo la denuncia di Fondazione Migrantes. La vicenda di Khalid, in tal senso, riporta alla mente quella di Aylan, il bimbo siriano di origine curda, annegato a 4 anni, nel settembre scorso, insieme al fratellino Galip e alla madre, e trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia.