Guerriglia urbana a Cualican, nel Messico nordoccidentale, nello Stato di Sinaloa. Giovedì sera si è consumato un duro scontro tra i narcotrafficanti e la polizia, con la città finita sotto assedio dopo l'annuncio dell'arresto di Ovidio Guzmán López, che sarebbe uno dei figli di El Chapo. Il bilancio finale è stato di otto morti e almeno ventuno feriti. Ovidio, 28 anni, soprannominato il "topo", è accusato di traffico di droga proprio come suo padre Joaquín Guzmán, il boss del cartello di Sinaloa che dopo l'estradizione negli Usa sta scontando l'ergastolo. Il cartello di Sinaloa è tuttora considerato il principale esportatore di droga negli Stati Uniti. A scatenare la guerriglia nelle strade di Culiacan, 750.000 abitanti, con sparatorie, numerose auto in fiamme, barricate e probabilmente vittime (in alcune foto degli scontri si vedono corpi a terra), sarebbe stato proprio il tentativo di catturare Ovidio Guzmán López. Detonazioni di armi di grosso calibro sono state udite in città, il bersaglio sono soldati e polizia presenti sul territorio. Il governo ha invitato i cittadini a non uscire da casa e a mantenere la calma. Negozi e uffici sono rimasti chiusi e il servizio di trasporto pubblico è stato sospeso in tutta la città. Le tv locali hanno trasmesso le immagini delle forze di sicurezza prese di mira a colpi di mitragliatrice. Alcune immagini mostrano anche camion con delle mitragliatrici montate sul tetto. Nel caos, si è pure diffusa la voce che i criminali cercavano di rapire i parenti dei militari e delle autorità.

Il figlio di El Chapo arrestato e poi rilasciato

A confermare l'arresto del figlio di El Chapo è stato il ministro della Sicurezza messicano, Alfonso Durazo: il giovane, che appunto si chiamerebbe Ovidio Guzmán López,  sarebbe stato catturato in un'abitazione a Culiacán con altre tre persone dopo un attacco ad una pattuglia della Guardia Nazionale. Poco dopo comunque sarebbe stato rilasciato. E' stato il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador in persona ad ammettere che Ovidio Guzman "è stato liberato per evitare di mettere in pericolo le vite delle persone". Il presidente ha riconosciuto che la situazione "è diventata molto difficile" a Culiaca'n – che per ore e' stata assediata da proiettili – e, essendo "a rischio" molti cittadini, e' stato deciso di rilasciare il delinquente". Il governo del Sinaloa ha detto all’agenzia di stampa AFP di lavorare “per ripristinare la calma e l’ordine”. Secondo il ministro Durazo, la decisione di liberare il figlio del boss è stata presa "con il proposito di salvaguardare il bene superiore, l'integrità e la tranquillità degli abitanti". Secondo la ricostruzione effettuata dal ministro in un messaggio video registrato al fianco dell'intero gabinetto di sicurezza, una pattuglia di trenta elementi impegnata in controlli di routine è stata attaccata da un gruppo armato in una delle case del quartiere. Le forze di sicurezza hanno preso il controllo della casa e individuato, tra gli altri, il figlio del boss. La delinquenza organizzata ha in breve "circondato l'edificio con una forza superiore a quella della pattuglia". Di lì a poco "altri gruppi hanno realizzato azioni violente contro la cittadinanza in diversi punti della città generando una situazione di panico”. Successivamente l’avvocato Josè Luis Gonzalez Mesa ha confermato il ritorno in libertà di Ovidio Guzman, suo assistito: "Posso dire che grazie a dio è riapparso, dopo che dal pomeriggio di ieri la sua famiglia aveva perso i contatti con lui”.

Allerta del consolato Usa in Sinaloa

Il consolato degli Stati Uniti a Hermosillo, in Messico, ha invitato i cittadini statunitensi a evitare la zona circostante Culiacan, teatro ieri di scontri a fuoco seguiti all'arresto e al successivo rilascio di uno dei figli di El Chapo. "Il consolato si aggiorna tramite la stampa sulla violenza in corso a Culiacan. Raccomandiamo ai cittadini statunitensi che si trovano nell'area di controllare gli annunci ufficiali e i resoconti dei mezzi di comunicazione locali e di seguire le istruzioni ufficiali", si legge in una nota pubblicata su Twitter dal consolato.